Villa Pisani (Stra)

Villa Pisani, detta anche la Nazionale, è uno dei più celebri esempi di villa veneta sulla Riviera del Brenta; sorge a Stra, in provincia di Venezia, e si affaccia sul Naviglio del Brenta. È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d'arte e arredi del Settecento e dell'Ottocento. La villa comprende 168 stanze e copre una superficie di 15.000 metri quadrati.

Sin dal Cinquecento le famiglie più nobili di Venezia scelsero le rive del fiume Brenta per insediarvi le loro ville. All'inizio, quest'ultime erano legate all'attività agricola e poi, invece, ridisegnate per assecondare la dilagante “smania della villeggiatura” descritta anche da Carlo Goldoni nelle sue commedie.

Le sponde del fiume, una volta contenuto il problema delle piene che poteva recare danni disastrosi, offrivano ai veneziani una campagna facilmente raggiungibile e coltivabile, ed anche una via d'acqua per i commerci con Padova. Questo binomio determinò nel tempo il formarsi di un...Leggi tutto

Villa Pisani, detta anche la Nazionale, è uno dei più celebri esempi di villa veneta sulla Riviera del Brenta; sorge a Stra, in provincia di Venezia, e si affaccia sul Naviglio del Brenta. È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d'arte e arredi del Settecento e dell'Ottocento. La villa comprende 168 stanze e copre una superficie di 15.000 metri quadrati.

Sin dal Cinquecento le famiglie più nobili di Venezia scelsero le rive del fiume Brenta per insediarvi le loro ville. All'inizio, quest'ultime erano legate all'attività agricola e poi, invece, ridisegnate per assecondare la dilagante “smania della villeggiatura” descritta anche da Carlo Goldoni nelle sue commedie.

Le sponde del fiume, una volta contenuto il problema delle piene che poteva recare danni disastrosi, offrivano ai veneziani una campagna facilmente raggiungibile e coltivabile, ed anche una via d'acqua per i commerci con Padova. Questo binomio determinò nel tempo il formarsi di uno dei paesaggi storici veneti più caratterizzati da importanti ville con giardini, barchesse e broli. Tra Seicento e Settecento i proprietari di queste si sfidavano per dare enfasi e sfarzo alle ville, ormai viste come la scenografia per le molte feste che vi si tenevano nella bella stagione.

L'importanza e la fama della Riviera crebbero sia in Italia che in Europa come possono dimostrarlo gli scritti di Padre Vincenzo Coronelli pubblicati nel 1709, di Johann Cristopher Volkamer del 1714 e poi, alla metà del secolo dei Lumi, di Giovanni Francesco Costa. I primi due testi trasportano a Stra la prima villa di proprietà della stessa famiglia Pisani detta di Santo Stefano.

 Le statue in successione

Venne costruita a partire dal 1721 su progetto di Gerolamo Frigimelica (cui si deve anche il progetto del Palazzo Pisani in campo Francesco Morosini o Santo Stefano a Venezia, attuale sede del Conservatorio) e Francesco Maria Preti per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano. Al suo interno sono visibili l'affresco del salone delle feste, che celebra l'Apoteosi della famiglia Pisani[1] di Giambattista Tiepolo. Nelle altre sale vi sono opere di Giambattista Crosato, Giuseppe Zais, Jacopo Guarana, Giovanni Carlo Bevilacqua, Francesco Simonini, Jacopo Amigoni e Andrea Urbani.

All'inizio si trattava di una semplice costruzione tardo cinquecentesca, ammodernata nel Seicento, e poi completamente ristrutturata dopo il 1720, anno in cui la famiglia iniziò a costruire la maestosa villa sul Brenta.

Settecento

I Pisani[2], dopo aver acquisito i terreni adiacenti alla villa già esistente, nel 1720 effettuarono alcuni cambiamenti e, sulla base del progetto di Frigimelica, realizzano i primi padiglioni del giardino[3]. L'architetto morì nel 1732 e, dopo la sua scomparsa, Alvise Pisani (uno dei 6 fratelli della famiglia), volenteroso di concludere i lavori della villa di Stra e forse intenzionato anche a competere con le più grandi realizzazioni europee, incaricò per il progetto il nobile architetto Francesco Maria Preti, la cui fama lo precedeva[4].

Il progetto e la sua realizzazione vennero compiuti in tempi relativamente brevi tanto che nel 1756 i lavori vennero completati. La progettazione degli spazi e della facciata del palazzo evidenziano il nuovo rigore architettonico neopalladiano[5]. La famiglia tendeva ad una vita gioiosa della villeggiatura, come infatti lo dimostrano i lussuosi ricevimenti, le feste e gli eventi che le cronache dell'epoca riportavano[6]. I Pisani, inoltre, davano importanza all'efficacia e alla produttività nella conduzione del giardino oltre che la cultura e le arti nella vita in villa. Infatti, Marina Sagredo, moglie di Andrea Pisani e madre di Almorò e Alvise, fonderà una Accademia di Pittura Pisani, che incentivava una costante attività di pittori e artisti famosi in ambito veneto che con opere, che realizzavano, arricchivano gli ambienti della villa[7].

Però il Settecento, a causa della Rivoluzione francese, si chiuse con una perdita di importanza economica e politica di Venezia, che determinò l'impoverimento delle casse dei Pisani: esse ricevettero un temporaneo sollievo dal ricavato della vendita della villa di Stra, che verrà comperata[8], nel luglio del 1807, da Napoleone I Bonaparte.

Francesco Guardi, schizzi per il labirinto di Villa Pisani, 1773, Cleveland Museum of Art 
Francesco Guardi, schizzi per il labirinto di Villa Pisani, 1773, Cleveland Museum of Art
Veduta dell'orangerie. Incisione di Giovan Francesco Costa, 1756 
Veduta dell'orangerie. Incisione di Giovan Francesco Costa, 1756
Torrione del labirinto. Incisione di Bortolo Gaetano Carbon, 1790-1792 
Torrione del labirinto. Incisione di Bortolo Gaetano Carbon, 1790-1792
Ottocento

La villa venne presto incamerata tra i beni della Corona francese e ceduta a Eugenio Beauharnais e alla sua consorte che ne disposero un repentino rinnovamento[9]. Così verrà sistemata per rispondere alle nuove esigenze e ideali degli attuali proprietari che vedevano superate le decorazioni della residenza e del suo giardino settecentesco. Dal punto di vista distributivo del palazzo le trasformazioni non saranno eccezionali, ma tutta la serie di decori delle sue stanze verranno completamente adattati al nuovo gusto imperiale[10]. Ancora più estremo sarà l'intervento sul parco, nel quale l'immagine e il carattere del giardino verranno fortemente modificati[11]. In soli 7 anni lo slancio e l'entusiasmo dei napoleonici trasformerà l'aspetto scenografico della villeggiatura dogale, non privandola però di autorevolezza.

Nel 1814 la villa diventò proprietà degli Asburgo e assegnata al Governatorato Generale Civile e Militare del Lombardo veneto che la utilizzò come sede di rappresentanza; ribattezzata "Villa Reale" come luogo di villeggiatura, accolse diversi monarchi e membri di famiglie reali: tra gli ospiti vi furono Carlo IV di Spagna, Maria Luigia d'Austria, Maria Anna Carolina di Savoia, lo zar Alessandro I e Ferdinando II di Borbone, re di Napoli.[senza fonte]

Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, la Villa ospita lo stato maggiore dell'esercito italiano; in quell'occasione probabilmente vi si tenne anche un incontro di Vittorio Emanuele II con la moglie morganatica Rosa Vercellana, di cui resta memoria nelle attuali "Sale Savoia". Dopo l'annessione del Veneto al regno d'Italia, nel 1868 villa Pisani divenne proprietà dello Stato, perdendo la funzione di rappresentanza[12] e diventando, nel 1884, museo.

Tra il 1874 e il 1882, la villa fu messa più volte, inutilmente, all'asta. La perdita d'interesse per la villa da parte del nuovo governo determinerà in poco tempo la diminuzione dei fondi per la manutenzione che metteranno a rischio l'integrità dei padiglioni del giardino oltre che i raccolti botanici e di agrumi[13]. Fu inevitabile, nel 1882, l'affidamento della sua gestione all'Ufficio Regionale per i Monumenti del Veneto che segna il passaggio al nuovo secolo della dismessa residenza dogale.

Novecento: abbandono e restauro  La finta facciata delle scuderie vista dal parco in una foto di Paolo Monti del 1970

Nei primi del Novecento la villa riceve la visita del poeta Gabriele D'Annunzio e della Duse. L'atmosfera di decadenza degli ambienti abbandonati e del parco inselvatichito è puntualmente descritta da Gabriele d'Annunzio nel romanzo Il Fuoco.

Nel 1909 una parte del piano terra della villa verrà concesso all'Istituto per le ricerche idrotecniche della vicina Università di Padova, responsabile, insieme al Magistrato delle acque, della creazione della vasca nel parterre centrale, ideata per realizzare esperimenti idraulici. Negli anni 20 la villa senza avere ormai un uso specifico ospiterà gli studenti di Accademia per “soggiorni temporanei” e dopo una scuola di pomologia e floricoltura. Nel 1938 la villa diviene Azienda Autonoma continuamente in rosso nonostante gli introiti delle vendite dei prodotti del giardino, che all'indomani della seconda guerra mondiale subirà altri forti cambiamenti colturali.

Fra il 1885 e il 1954 il panorama dell'area su cui si affacciava la villa era caratterizzato dalla presenza del binario e dei convogli della tranvia Padova-Malcontenta-Fusina.

Nel 1934 la villa viene parzialmente restaurata, per ospitare il primo incontro ufficiale tra Mussolini e Hitler[14].

Nel 1947 la villa venne data in gestione alla locale Soprintendenza ai monumenti[15], che tuttora è responsabile dei restauri e della conduzione del complesso museale. Nel secondo dopo guerra il declino sembrava ormai incontenibile e dagli anni 50 agli anni 60 il complesso viveva un lungo periodo di abbandono e disinteresse fino alla chiusura di quasi tutte le sale e alla cancellazione di molti ambienti del giardino. Dalla metà degli anni 80 si ebbero numerosi restauri che hanno ridato dignità ed evidenza a molti ambiti del parco e ad alcuni della villa[16].

^ L'affresco misura 2350 x 1350 centimetri nel quale l'artista lavorò dal mese di maggio 1760 fino a gennaio-febbraio 1762; la grande opera d'affresco occupa una vastissima superficie, incorniciata da architetture dipinte, dove sono raffigurati bellissimi satiri – maschi e femmine – in monocromia, indefinibili creature che evidenziano forti cariche nostalgiche di quello che fu la natura primordiale, di gusto settecentesco. ^ cospicua famiglia patrizia veneziana, sono ricordati fra le antiche famiglie tribunizie; appaiono dediti al commercio, soprattutto delle pelli, in seguito si dedicarono anche al commercio bancario ^ La torretta del labirinto, le scuderie e il recinto con il portale del Belvedere, i portali laterali al palazzo e le alte finestre a tabernacolo. ^ Grazie al successo della sua prima opera: il Duomo di Castelfranco, sua città natale ^ Aderisce ai principi classico-romani ed è basato su un ritmo armonico; riconosciuto come il precursore del neoclassico ^ durante i quali sfileranno molte teste coronate d'Europa oltre alla più insigne nobiltà veneziana ^ Basta pensare a Jacopo Guarana, allievo del Tiepolo, che ne 1770 lavora alla sala di Bacco, a Giuseppe Zais che dipingerà i paesaggi dei corridoi, a cui partecipò anche lo sfortunato giovane Almorò Alvise, famoso tra gli amici per la sua passione per la pittura. ^ Sulla base di una stima fatta dall'architetto Gianantonio Selva, amico di Alvise; solo un anno dopo all'età di 54 anni questi morirà chiudendo un'epoca e un capitolo della storia della villeggiatura dogale. ^ Effettuato su progetto dell'architetto Giovanni Antonio Antolini (1756-1841), già al servizio dei rivoluzionari imperiali a Milano e a Venezia, e dagli architetti regi Giuseppe Mezzani (secoli XVIII-XIX) e Giuseppe Maria Soli (1747-1823). ^ Promosso da Giovanni Carlo Bevilacqua e Giuseppe Borsato: probabili autori di un grandissimo progetto di ammodernamento, per fortuna mai realizzato, anche del salone da ballo, come mostra un disegno di una collezione privata bolognese. ^ Inserimento del boschetto all'inglese all'estremo nord-ovest del parco, verrà sostituito l'arredo vegetale del giardino; i sieponi di carpini, il palazzo di verzura, le arcate che bordavano il recinto del parco, i capi di vite, il boschetto vicino al portale del belvedere e gran parte degli alberi da frutta vennero eliminati, per far spazio a tigli, faggi e platani. ^ Esaurendo così la funzione primaria per cui il complesso era stato creato e adeguato nel tempo ^ Talvolta salvate solo dalla cura disinteressata dell'omonimo figlio di Agostino Baroni, succeduto al padre nella custodia del complesso. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore autogenerato1 ^ organo periferico del "Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo" e svolge i compiti istituzionali di tutela esercitati ai sensi del Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici D.Lgs. 42/2004 nell'ambito del territorio di competenza ^ Oggi, quest'ultima è proiettata verso una nuova idea museale più aperta alle richieste del territorio del Brenta di cui spesso ospita iniziative, spettacoli, mostre.
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