Il Canal Grande (in veneto Canal Grando; detto familiarmente in dialetto veneziano Canałaso, Canalazzo) è il principale canale che attraversa il centro storico di Venezia. Lungo circa 3800 metri (larghezza dai 30 ai 70 m, profondo al massimo 5 m), divide in due parti il centro storico, tracciando una Ƨ, che va dall'innesto del Ponte della Libertà al Bacino di San Marco.

Affiancato per tutta la lunghezza da magnifici edifici, in gran parte dei secoli tra il XII e il XVIII, che manifestano il benessere e l'arte creati dalla Repubblica di Venezia, rendendolo uno dei simboli della città, ogni anno i veneziani vi rivivono tradizioni secolari della Serenissima, come la Regata Storica.

I primi insediamenti  Il Canal Grande tra il 1890 e il 1900

Il Canal Grande è, assieme al parallelo Canale della Giudecca, il percorso sinuoso di un antico fiume nel suo tratto finale, lʾUna o Prealtum, ramo minore del Medoacus Maior, che sfociava attraverso la laguna, tra velme, barene e piccole isole, nel Porto di Lido. Ai lati del Rivus Altus (in latino "canale profondo"), come era anticamente chiamato, già in epoca preromana gruppi di antichi Veneti costruivano palafitte e vivevano principalmente di pesca e di commercio di sale. Sotto il governo dell'Impero romano prima e dell'Impero bizantino poi, la laguna si popolò ed acquisì una certa importanza, finché all'inizio del IX secolo il doge spostò la sua sede da Malamocco alla meglio difendibile Rivoaltus, lungo il canale.

Con il doge si trasferirono a Rialto anche i sempre più consistenti commerci, che trovarono nel profondo Canal Grande un porto-canale sicuro ed accessibile anche a grandi imbarcazioni. Come il resto della città, anche questa zona non aveva ancora la compattezza che conosciamo, frutto di continue bonifiche: il canale, più ampio di oggi, si insinuava tra piccole isole soggette alle maree e collegate da ponticelli in legno.

La casa-fondaco  Il Fondaco dei Turchi Il Fondaco del Megio

Iniziarono così a moltiplicarsi lungo il canale le case-fondaco, edifici pensati proprio per il commercio, in quanto abbinano al magazzino la residenza del mercante.

Al piano terra un portico aperto sull'acqua (la curia) permette lo scarico delle merci dalle navi. Sul portico si apre un androne centrale fiancheggiato da magazzini, che di solito dà accesso ad un cortile posteriore. Analogamente, al primo piano un loggiato largo quanto il portico illumina un ampio salone sul quale si aprono le stanze del mercante. La facciata risulta così tripartita in una parte centrale ariosa e due laterali più piene, spesso rivestite in marmi. In un basso ammezzato intermedio sono ricavati gli uffici.

La casa-fondaco è spesso affiancata da due torrette difensive (torreselle), come nel Fondaco dei Turchi (XIII secolo, praticamente ricostruito nel XIX secolo). Insieme al Fondaco dei Tedeschi, anch'esso affacciato sul Canal Grande, testimonia la notevole presenza di mercanti stranieri a Venezia: ad essi la Repubblica forniva qui magazzini ed alloggio, anche allo scopo di controllarne meglio i traffici.

Lungo il Canal Grande, nell'area di Rialto, vennero costruiti altri importanti edifici pubblici a servizio del commercio: palazzi delle magistrature finanziarie (Palazzo dei Camerlenghi e Palazzo dei Dieci Savi, ricostruiti dopo l'incendio del 1514), un foro mercantile, una zecca. Nella seconda metà del XII secolo l'architetto Nicolò Barattiero sostituì il precedente ponte di barche che collegava Rialto alla zona delle mercerie con un vero e proprio ponte di legno. Più periferici i magazzini delle farine e del sale.

Lo stile veneto-bizantino  Ca' Da Mosto

Insieme alle merci arrivano dall'impero bizantino sculture, fregi, colonne, capitelli che vanno a decorare le case-fondaco delle famiglie patrizie. L'arte bizantina si fonde con tendenze precedenti dando origine ad uno stile veneto-bizantino, che in architettura si caratterizza soprattutto per i lunghi loggiati con archi a tutto sesto o allungati, e per l'abbondanza di marmi policromi.

Lungo il Canal Grande questi elementi sono particolarmente ben conservati in Ca' Farsetti, Ca' Loredan (ora sedi municipali) e Ca' Da Mosto, tutti edifici risalenti al XII-XIII secolo. È un periodo di intenso sviluppo edilizio nella zona di Rialto, che determina l'assetto del canale e degli edifici adiacenti. A Venezia, infatti, le fondazioni vengono quasi sempre riutilizzate, ed i materiali da costruzione sono un bene molto prezioso: nelle successive ristrutturazioni, molti palazzi conserveranno per quanto possibile l'esistente, mescolando gli elementi veneto-bizantini alle nuove tendenze (Palazzo Morosini Sagredo, Palazzo Bembo). La policromia e la tripartizione delle facciate, i loggiati, le ampie finestrature ed in generale la disposizione degli ambienti rientreranno così in quel gusto particolare veneziano che continuerà in seguito.

La quarta crociata, con l'immenso bottino del saccheggio di Costantinopoli (1204), ed altre situazioni storiche faranno sì che Venezia continui a rivolgersi verso oriente anche in campo artistico fino al tardo XIV secolo.

Il gotico veneziano  La Ca' d'Oro

L'architettura gotica a Venezia si affermerà quindi piuttosto tardi, ma nella forma di uno splendido gotico fiorito che ne ha disegnato il volto, a partire dalla trecentesca facciata meridionale del Palazzo Ducale. La verticalità e la luminosità del gotico trovano nei loggiati delle case-fondaco il loro ambiente naturale: le colonne si fanno più sottili e slanciate, gli archi a tutto sesto lasciano il posto ad archi a sesto acuto ed archi inflessi spesso polilobati. Le arcate proseguono con leggerezza verso l'alto intrecciandosi e disegnando il marmo di trafori, come quello a quadrilobo che diventa uno dei simboli dello stile gotico veneziano. Le facciate sono intonacate a vivaci colori.

Le fasce traforate, spesso definite "trine" o "merlettature", si diffondono rapidamente lungo il Canal Grande. Tra i palazzi della prima metà del XV secolo che meglio conservano l'aspetto originale vi sono la celeberrima Ca' d'Oro e Palazzo Bernardo. Intorno al 1450 viene ricostruita in forme gotiche ancora visibili la chiesa di Santa Maria della Carità, il complesso conventuale che, dismesso nel XIX secolo, ospita ora le Gallerie dell'Accademia di Venezia.

L'apice di questo periodo sarà la seconda metà del secolo, di cui sono rimasti moltissimi edifici, concentrati soprattutto nell'ultimo tratto del canale: Palazzo Pisani Moretta, Ca' Foscari (ora sede dell'Università), Palazzo Barbaro a San Vidal, Palazzo Loredan dell'Ambasciatore e Palazzo Cavalli-Franchetti sono solo i più importanti.

Rinascimento  Palazzo Grimani di San Luca Fabbriche Nuove Il Palazzo dei Camerlenghi

Alla fine del XV secolo cominciano ad apparire anche canoni dell'architettura rinascimentale, per esempio in Ca' Dario e Palazzo Corner Spinelli, quest'ultimo di Mauro Codussi, pioniere di questo stile a Venezia. Ca' Vendramin Calergi, che è uno dei suoi capolavori e ora ospita il Casinò di Venezia, rivela una transizione ormai compiuta: le ampie e numerose finestre traforate sono a tutto sesto ed affiancate da colonne dei tre ordini classici.

I richiami all'architettura classica si fanno più evidenti nell'opera di Jacopo Sansovino, giunto da Roma nel 1527: sul Canal Grande, oltre alle Fabbriche Nuove a Rialto, progettò Palazzo Corner della Ca' Granda e Palazzo Dolfin Manin, che si distinguono per l'imponenza e l'andamento orizzontale della bianca facciata e per lo sviluppo intorno ad un cortile centrale. Sono in stile rinascimentale anche Palazzo Papadopoli di Gian Giacomo de' Grigi e Palazzo Grimani di San Luca di Michele Sanmicheli. Diversi palazzi dello stesso periodo presentavano invece sulla facciata affreschi di grandi pittori (Il Pordenone, Tintoretto, Paolo Veronese), tutti andati perduti.

Il barocco veneziano  Basilica di Santa Maria della Salute

Nel 1582 Alessandro Vittoria avvia la costruzione di Palazzo Balbi (ora sede della Regione Veneto), in cui si ravvisano elementi del nascente barocco: lavorate cornici, timpani spezzati, motivi ornamentali.

Protagonista dell'architettura barocca a Venezia sarà Baldassare Longhena, che ancora giovane, nel 1631, iniziò la costruzione vicino a Punta della Dogana della grandiosa Basilica di Santa Maria della Salute, una delle chiese più belle della città e uno dei simboli del Canal Grande. La facciata di impostazione classica è movimentata dalle decorazioni e da numerose statue, poste anche sopra le raffinate volute a spirale che circondano l'altissima cupola maggiore.

Longhena progettò in seguito due magnifici palazzi come Ca' Pesaro e Ca' Rezzonico (in cui si ritrovano l'abbondanza di decorazioni scultoree e l'uso del chiaroscuro), Palazzo Belloni-Battaglia e la Chiesa degli Scalzi. Per varie vicende, l'architetto non vide alcuna di queste opere sul Canal Grande portata a termine, e all'infuori della Salute furono tutte in qualche misura modificate. In particolare, la facciata della Chiesa degli Scalzi fu realizzata da Giuseppe Sardi.

Sono ispirate al Longhena anche le due facciate più antiche di Palazzo Labia, che contiene un famoso ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo. Alla scuola longheniana appartennero anche Domenico Rossi, autore della facciata della chiesa di San Stae (1710) e poi di Ca' Corner della Regina, e Giorgio Massari.

I secoli XVI e XVII segnarono l'inizio della decadenza della Serenissima, ma furono anche l'epoca di maggiore intensità costruttiva lungo il Canal Grande. In parte questo si spiega con il progressivo aumentare delle famiglie patrizie cosiddette "per soldo" (come i Labia), che avevano cioè acquistato il titolo pagando cifre imponenti alla Repubblica, in crisi economica. Dopo l'accesso al "Libro d'oro", queste famiglie vollero di conseguenza costruirsi adeguate residenze sul Canale, spesso inducendo le famiglie patrizie più antiche a rinnovare le proprie.

 Claude Monet, Il canal Grande (1908)Architettura neoclassica

Con Palazzo Grassi Massari realizza (intorno al 1750) una delle prime architetture neoclassiche di Venezia. In precedenza (1718-1738) Giovanni Scalfarotto aveva costruito la Chiesa di San Simeon Piccolo, a pianta centrale con un imponente pronao corinzio e un'alta cupola rivestita in rame e conclusa da una lanterna in forma di tempietto.

Gli ultimi due secoli  La Pescaria a Rialto

La caduta della Repubblica nel 1797 determina anche un "congelamento" dell'edilizia sul Canal Grande, come simboleggiano l'incompiuta facciata della Chiesa di San Marcuola ed il Palazzo Venier dei Leoni (sede della Peggy Guggenheim collection), di cui fu realizzato solo il pianterreno. Le famiglie patrizie persero la spinta alla propria esaltazione e molte si estinsero. Diversi palazzi storici furono demoliti (ad esempio il Fondaco dei Persiani), ma i più sono rimasti e grazie ad accurati restauri hanno quasi sempre conservato l'aspetto della fine del Settecento. I più importanti sono di proprietà pubblica ed ospitano istituzioni o musei.

Meno fortunati furono gli edifici religiosi: durante il Regno Italico Napoleone Bonaparte fece sopprimere molti ordini religiosi e le loro chiese furono col tempo svuotate di arredi e opere d'arte e destinate ad altri usi (come Santa Maria della Carità) o demolite. Nel successivo periodo austriaco la Chiesa di Santa Croce che dava il nome al sestiere di Santa Croce sorgeva nell'area dei Giardini Papadopoli; la Chiesa di Santa Lucia (in parte progettata da Andrea Palladio) dovette lasciare spazio alla Stazione di Venezia Santa Lucia (1860).

L'avvento del Regno d'Italia (1861-1946) restituì fiducia alla città ed indusse ad una ripresa dell'edilizia lungo il Canal Grande che ne ha rispettato la bellezza, spesso riproducendola in edifici neogotici come la Pescaria di Rialto, edificata al posto di una struttura in ferro fortemente detestata dalla cittadinanza e abbattuta dopo pochi anni di utilizzo.

XXI secolo

Nell'ambito di una bonifica dei canali e della laguna, nel 2017 i ricercatori dell'Ismar hanno pubblicato su Scientific Reports di Nature uno studio innovativo[1], che ha realizzato la prima mappatura batigrafica in alta risoluzione del Canal Grande. La tecnica di rilevamento è basata sul principio fisico di funzionamento del sonar, associato ad una successiva fase di complessa rielaborazione grafica del segnale. Lo studio ha evidenziato diversi problemi di tipo:

antropico: inquinamento chimico e da rifiuti solidi di tipo plastico, microplastico e ingombranti (penumatici, ecc.) che impattano sulla navigabilità del tratto d'acque, vanificando il dragaggio dei fondali; ambientale: erosione subacquea di moli e dighe da parte delle correnti di marea; misto: l'effetto "di ritorno" sulle infrastrutture subacquee dovuto ai campi di corrente indotti da moli e dighe.[2][3]
^ (EN) Fantina Madricardo, Federica Foglini e Fabio Trincardi, High resolution multibeam and hydrodynamic datasets of tidal channels and inlets of the Venice Lagoon, in Scientific Reports -Nature, n. 170121, 5 settembre 2017, DOI:10.1038/sdata.2017.121. URL consultato l'11 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2021)., pubblicata con licenza Creative Commons 4.0. ^ Fondali della Laguna di Venezia: erosione e rifiuti, su cnr.it, 20 maggio 2019. URL consultato l'11 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2019). Ospitato su archive.is., notiza ripresa da Geo & Geo dell'11 ottobre 2019. ^ Fondali scandagliati con il sonar in Canal Grande 600 pneumatici, su nuovavenezia.gelocal.it, 2 febbraio 2019. URL consultato l'11 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2019). Ospitato su archive.is.
Fotografie di:
Didier Descouens - CC BY-SA 4.0
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