Murano (in veneziano Muràn) è un centro abitato della Laguna Veneta, situato a nord-est di Venezia e composto da sette isole; fa parte del comune di Venezia e in particolare della municipalità di Venezia-Murano-Burano. Con 4 093 abitanti, Murano risulta essere uno dei centri più popolosi della Laguna Veneta.
Le isole su cui sorge Murano sono poste lungo il canale dei Marani e sono divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti; il loro territorio è totalmente urbanizzato, escludendo Sacca San Mattia, tuttora in fase di bonifica. Due isole sono di origine artificiale: Sacca Serenella e Sacca San Mattia. Il centro è noto in tutto il mondo per la plurisecolare attività artigianale che produce il vetro di Murano.
Secondo una diffusa ipotesi, le origini di Murano sarebbero analoghe a quelle dei tanti centri fondati dai profughi di Altino durante le invasioni barbariche.
Il centro è però nominato per la prima volta solo nell'840, quando nel Pactum Lotharii si ricorda anche Amorianas. Se ne accenna poco dopo in Costantino Porfirogenito e Giovanni Diacono, mentre si elencano almeno dieci muranesi nella lista delle decime di Pietro II Orseolo (X-XI secolo). I documenti dei secoli XI e XII la descrivono come località di transito per il flusso migratorio proveniente da Torcello ed Equilio e diretto verso la nascente Venezia[1].
Dal punto di vista civile la città era retta da un gastaldo ducale, mentre a livello religioso faceva capo alla chiesa matrice dei Santi Maria e Donato (metà del X secolo), a sua volta sottoposta nella diocesi di Torcello. Più tardi le si aggiunsero le pievi di San Salvatore, San Martino e Santo Stefano[1].
La città, da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podestà; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podestà, e di coniare una propria moneta (l'Osella).
Diventò ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295 che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia: più di una volta, infatti, esse avevano provocato gravi incendi, aggravati dal fatto che allora le costruzioni a Venezia erano soprattutto in legno.
I sindaci di Murano Periodo Primo cittadino Partito Carica Note 1867 1885 Antonio Colleoni destra storica sindaco 1887 1893 Giovanni Battista Mazzega destra storica sindaco 1893 1905 Luciano Barbon destra storica sindaco 1905 1910 Ferdinando Ferro clericali e moderati sindaco 1910 1914 Italo Motta PSI sindaco 1914 1918 Luciano Barbon clericali e moderati sindaco 1920 1922 Romano Moratto PSI sindaco 1922 1923 commissario prefettizio 1923 1923 Libero Vitali PNF sindaco 1923 1924 Ettore Duse - commissario prefettizioL'autonomia di Murano fu confermata sotto Napoleone, quando venne riconosciuta come comune autonomo comprendente anche Sant'Erasmo e le Vignole. Nello stesso periodo si assistette alla chiusura e alla demolizione di moltissimi conventi e chiese (oggi se ne contano solo tre). L'istituzione fu soppressa nel 1923 assieme a Burano e a Pellestrina per confluire nel comune di Venezia.
La Voce di Murano era la gazzetta ufficiale dell'isola.
L'arte del vetroLa storia del Vetro di Murano nasce nel 1291 quando si decretò che le vetrerie di Venezia, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite a Murano dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all'epoca le costruzioni erano principalmente in legno. Tuttavia, documenti e reperti antichi testimoniano che l'industria si fosse radicata nell'isola già da tempo.
Concentrare le vetrerie a Murano servì alla Serenissima, gelosa di un'arte che l'aveva resa celebre in tutto il mondo sin dalle origini, a controllarne meglio l'attività. I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull'isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale. Molti tuttavia riuscirono a fuggire, esportando all'estero le loro celebri tecniche. La più importante crisi che colpì l'industria fu quella del XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia, forse ispirati agli stessi vetri di Murano. Venezia ne uscì, specie da quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt'oggi tra i manufatti più noti di Murano.
Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica infatti, emanò un decreto, in seguito ai disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa. Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi.
Il maestro vetraio viene assistito da due aiutanti chiamati servente e serventino. Essi sorreggono la lunga canna metallica sulla quale il maestro soffia per dare al vetro la forma desiderata, ma non solo, il servente ed il serventino manipolano a loro volta il vetro con gli attrezzi a loro disposizione, tra i quali sono essenziali la spatola ed una pinza chiamata borsella.
SimboliLo stemma di Murano deriverebbe da quello dell'antica famiglia dei Muranexi che sarebbero stati tra i primi reggitori della città; l'arme, confermata dall'imperatore Ferdinando I il 20 aprile 1845, con lo sfondo azzurro si presenta con «Il gallo … nero ed ardito, posto su un ristretto di terreno di verde [e con ] la cresta argentata, la serpe verde, la volpe d'oro. In questa forma, verrà rappresentato, fatta eccezione per la cresta, che assumerà la forma di una corona d'argento, nello stemma comunale fino alla soppressione di questo nel 1923».[2]
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