Battistero di San Giovanni (Firenze)

Il battistero di San Giovanni Battista è un celebre edificio religioso di Firenze, situato nell'omonima piazza San Giovanni, di fronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore e con alle spalle il palazzo Arcivescovile. Dedicato al patrono della città, fu per secoli il luogo dove i fiorentini ottenevano il battesimo ed era luogo di investitura di cavalieri e poeti, come ricorda Dante Alighieri (che pure fu qui battezzato) nel Paradiso (XXV, 7-9): "con altra voce omai, con altro vello / ritornerò poeta, e in sul fonte / del mio battesmo prenderò 'l cappello". Era sede deputata per solenni giuramenti, nonché per la celebrazione in onore del patrono cittadino con il dono delle stoffe pregiate (i palii) da parte dei magistrati del Comune nella ricorrenza del Battista (24 giugno).. Ha la dignità di basilica minore.

 Totila fa distruggere Firenze, dal manoscritto Chigiano L VIII 296 della Biblioteca Vaticana (ultimi decenni del XIV secolo): al centro, il battistero.

Le origini del monumento costituiscono uno dei temi più oscuri e discussi della storia dell'architettura. Fino al Cinquecento era ritenuta credibile la tradizione fiorentina secondo cui esso sarebbe stato in origine un antico tempio romano del dio Marte, modificato nel Medioevo solo nell'abside e nella lanterna. Nei secoli seguenti questa idea incontrò un graduale scetticismo, finché fu del tutto abbandonata alla fine dell'Ottocento, quando scavando sotto l'edificio apparvero i resti di domus romane, probabilmente del I secolo d.C., con pavimenti a mosaico a motivi geometrici. Si ritenne che ciò dimostrasse l'origine medievale del monumento, e su questo presupposto si basano la maggior parte delle teorie attuali[1].

Oggi gli studiosi restano comunque divisi tra chi, basandosi sulle caratteristiche classicheggianti dell'architettura, pensa a una costruzione di epoca paleocristiana (IV-V secolo d.C.), e chi invece la data intorno al Mille per i rinvenimenti archeologici che si è detto e anche per un documento che ne attestava la consacrazione avvenuta a opera di papa Niccolò II il 6 novembre 1059; e c'è anche chi ipotizza successivi rimaneggiamenti tra VII e XI secolo e anche oltre, addirittura fino alle soglie del Rinascimento.

Queste spiegazioni così diverse fanno capire quanto il problema sia ancora aperto, e va aggiunto che negli ultimi anni è stata anche avanzata l'ipotesi che le tradizioni fiorentine dicessero sostanzialmente il vero quando raccontavano che il monumento era stato un 'Tempio di Marte' (di cui non è stata mai trovata traccia), nel senso non di tempio pagano, ma di edificio commemorativo della vittoria di Stilicone su Radagaiso, avvenuta a Firenze nel 406 e ricordata da tutti gli storici del tempo come un fatto straordinario, tanto che lo stesso Sant'Agostino la portò come argomento contro i pagani a dimostrazione della potenza di Dio. Solo in un secondo tempo, poi, l'edificio sarebbe stato consacrato all'uso cristiano, come accaduto per molti altri monumenti antichi. In questa ipotesi i reperti romani degli scavi andrebbero spiegati non come resti di devastazioni barbariche del VI secolo, ma come demolizioni eseguite nello stesso V secolo prima della costruzione e proprio per far posto all'edificio. La qualità della sua architettura andrebbe perciò riferita non al romanico fiorentino ma alla tarda romanità.[2]

 Il battistero nella pianta del Buonsignori (1594).

Nei documenti scritti, la prima citazione del monumento risale all'anno 897, quando si sa che l'inviato dell'imperatore amministrava la giustizia sotto il portico "davanti alla chiesa di San Giovanni Battista". Il termine "chiesa" fa capire che a quella data l'edificio era officiato, anche se non è chiaro se avesse già le funzioni di battistero. Comunque sia, la consacrazione da parte di papa Niccolò II avvenne probabilmente dopo vari lavori di restauro.[3]

Nel 1128 l'edificio diventò ufficialmente battistero cittadino[senza fonte] e intorno alla metà dello stesso secolo venne eseguito un rivestimento esterno in marmo, successivamente completato anche all'interno; il pavimento in tarsie marmoree venne realizzato nel 1209. Secondo alcuni la cupola sarebbe stata realizzata nella seconda metà del XIII secolo, ma di ciò non esiste nessun documento, e tecnicamente l'ipotesi è assai discutibile. I mosaici della scarsella risalgono verso il 1220 e successivamente fu eseguito il complesso mosaico della cupola a spicchi ottagonali, al quale si lavora tra il 1270 e il 1300, con l'intervento di frate Jacopo e la partecipazione di Coppo di Marcovaldo e di Cimabue.

Tra il 1330 e il 1336 viene eseguita la prima delle tre porte bronzee, con l'utilizzo di 28 formelle, commissionata ad Andrea Pisano dall'Arte di Calimala, l'arte più antica dalla quale discendono tutte le altre, sotto la cui tutela era il battistero: essa era di fatto in competizione con l'Arte della Lana che patronava invece il vicino duomo. La porta, forse inizialmente collocata sul lato est, il più importante, di fronte al Duomo, fu spostata sul lato sud per collocare al posto d'onore la seconda porta: tale notizia, riportata dal Vasari e ripresa un po' da tutte le fonti fino ad oggi, è stata messa recentemente in dubbio per discrepanze nelle misure tra le due aperture[4]. Verso il 1320 inoltre Tino di Camaino aveva scolpito tre gruppi scultorei entro nicchie per decorare la parte sopra i portali di ciascun ingresso: consumate dalle intemperie vennero poi gradualmente sostituite dalla fine del Quattrocento in poi: la maggior parte dei frammenti è oggi nel Museo dell'Opera del Duomo[5].

 Il battistero e la loggia del Bigallo in una fotografia del 1897 circa.

L'attuale porta nord venne realizzata tra il 1403 e il 1424, da Lorenzo Ghiberti, vincitore di un concorso promosso nel 1401 dall'Arte di Calimala, a cui parteciparono anche Filippo Brunelleschi, Jacopo della Quercia, Simone da Colle Val d'Elsa, Niccolò di Luca Spinelli, Francesco di Valdambrino e Niccolò di Pietro Lamberti. Inizialmente collocata sul lato orientale, fu a sua volta poi spostata sul lato nord. Nel corso del restauro iniziato nel 2013 si è scoperto, pulendo le formelle, che le figure dei bassorilievi sono dorate, tramite doratura ad amalgama di mercurio su base bronzea.[6]

La terza porta, con formelle interamente rivestite d'oro, eseguita sempre dal Ghiberti tra il 1425 e il 1452 e chiamata da Michelangelo "Porta del Paradiso", fu collocata nel lato orientale. Per la realizzazione delle due porte, il Ghiberti creò una vera e propria bottega di bronzisti, nella quale si formarono artisti come Donatello, Luca della Robbia, Michelozzo, Masolino, Paolo Uccello e Benozzo Gozzoli.

Nel 1576, in occasione del battesimo dell'atteso erede maschio del granduca Francesco I de' Medici, Bernardo Buontalenti ricostruì il fonte battesimale, distruggendo i battezzatoi medievali ricordati da Dante Alighieri (Inf. XIX vv. 16-20), nonché il coro che era nell'abside[7]. La forma dell'antico fonte battesimale è incerta e i frammenti in marmi intarsiati del fonte e del recinto sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze[8] e nella chiesa di San Francesco a Sarteano[9].

^ Touring Club, cit, p. 147. ^ Piero Degl'Innocenti, Le origini del Bel San Giovanni - Da Tempio di Marte a Battistero di Firenze, II edizione, Firenze, Libreria Alfani editrice, 2014 [1994], ISBN 978-88-88288-26-0. ^ Carla Pietramellara, Battistero di S. Giovanni a Firenze - Rilievo e studio critico, Firenze, Polistampa, 1973. ^ Dieci cose che di certo non sapete sulle porte del battistero di Firenze, su alibionline.it. URL consultato il 16 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2013). ^ AA.VV., Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, Mandragora, Firenze 2000, p. 126. ISBN 88-85957-58-7 ^ Dopo sei secoli spunta l'oro alla porta nord ^ Touring Club, cit, p. 152. ^ Timothy Verdon, Il Nuovo Museo dell'Opera del Duomo, Firenze, 2015. ^ Nicoletta Matteuzzi, Sacri simboli di luce, Empoli 2016.
Fotografie di:
Bradley Weber - CC BY 2.0
User:MatthiasKabel - CC BY-SA 3.0
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