Atrani è un comune italiano di 797 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Le origini di Atrani sono ancora oggi sconosciute. Ricerche archeologiche hanno stabilito che nel I secolo d.C. lungo la Costa d'Amalfi esistevano delle ville romane, le quali furono, però, coperte dal materiale che, eruttato dal Vesuvio nel 79 d.C., si era depositato sui monti circostanti e da lì, in seguito, era franato a valle. Nel V secolo d.C., a seguito delle invasioni barbariche, numerosi romani fuggiti dalle città si rifugiarono prima sui Monti Lattari e successivamente, lungo le coste, ove crearono insediamenti stabili. La prima prova documentale dell'esistenza di Atrani è rappresentata da una lettera del papa Gregorio Magno al vescovo Pimenio datata 596.

Il Ducato di Amalfi si estendeva da Cetara a Positano comprendendo anche Agerola, Pimonte, Lettere, Capri e l'arcipelago delle Sirenuse (Li Galli). All'interno di questo territorio Atrani era un borgo che si fregiava del titolo di città, città gemellata di Amalfi e sede dell'aristocrazia. Ivi risiedevano: i Pantaleoni (la famiglia più ricca e potente di Amalfi); gli Alagno; i Comite Mauro; i Comite Iane; gli Augustariccio; i Viarecta. I suoi abitanti conservavano identità di Atranesi, a differenza di tutti gli altri abitanti del Ducato che erano denominati Amalfitani.

Solo agli amalfitani e agli atranesi era riservato il diritto di eleggere o deporre i capi del Ducato. Amalfi fu governata dapprima da conti, poi da prefetti, quindi da giudici ed infine da duchi (e non da dogi come erroneamente si dice). Il duca concentrava nella sua persona sia il potere civile che quello militare. Simbolo della sua potestà era un copricapo, il "Birecto", di cui i duchi venivano insigniti nella cappella palatina del San Salvatore de Birecto di Atrani.

Il borgo di Atrani era più esteso di quello attuale e protetto sui confini da imponenti fortificazioni. Si estendeva fino a Castiglione (oggi frazione del comune di Ravello), così chiamata da castellio, un grande castello situato sul promontorio ove sorge la collegiata di Santa Maria Maddalena Penitente. In località Civita era invece situato il Castello di Supramonte, distrutto dagli attacchi dei pisani tra il 1135 e il 1137. Vi era poi la torre costiera del "Tumulo" o di "San Francesco", costruita nel '500 ad opera di don Pedro Afán de Ribera per difendersi dai Turchi che, dopo la sconfitta della flotta cristiana a Gerba presso Tunisi, infestavano il litorale.

Gli atranesi collaborarono allo sviluppo economico-sociale del ducato. Rilevanti erano i pastifici e le fabbriche di tessuti che producevano sajette e drappi preziosi, per i quali gli atranesi detennero il vanto tra i centri della costiera. Essi furono particolarmente attivi nella zona orientale extra-ducato: a Paestum, a Cava de' Tirreni e a Vietri sul Mare.

Nel 987 Amalfi fu promossa a rango di arcidiocesi da papa Giovanni XV. Il primo arcivescovo fu l'atranese Leone di Sergio di Urso Comite.

Ad Atrani era fiorente la vita religiosa: circa trecento erano le chiese e le cappelle private. Il Monte Maggiore (oggi Monte Aureo) ospitava sei cenobi, i più antichi del Ducato.

Nella seconda metà del 1100, Manfredi, per punire gli atranesi di essersi schierati a favore del papa nella lotta tra papato e impero, inviò contro di loro 1000 marinai alessandrini. Gli atranesi fuggirono ad Amalfi e i mercenari si stabilirono nel borgo, che abbandonarono soltanto molti anni dopo (evento attribuito all'intercessione di Santa Maria Maddalena a cui gli atranesi si erano votati). Dell'occupazione rimangono tracce, ancora oggi, nella cadenza e in alcune parole del dialetto locale.

Il maremoto del 25 novembre 1343 (di cui ha lasciato un'efficace descrizione il Petrarca in una nota epistola delle Epistole Familiari) sommerse buona parte del litorale e pose fine allo splendore di Amalfi e di Atrani, già provate dalle continue incursioni dei pisani del XII secolo. Negli anni che seguirono, le sorti di Atrani furono legate a quelle di Amalfi, il cui ducato, oramai decaduto, venne inglobato nel principato di Salerno.

Nel 1643 la Grande Peste mieté numerose vittime anche ad Atrani.

Nel 1647, braccato dai soldati del viceré di Napoli, fece ritorno ad Atrani Masaniello, per nascondersi in quella che da allora viene chiamata "Grotta di Masaniello", una cavità poco distante dalla casa materna dell'eroe. Negli anni che seguirono non si registrarono nel borgo eventi particolari fino al 22 giugno 1807, data in cui Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, si recò in visita ufficiale in Costiera Amalfitana. Colpito dalle bellezze del luogo e da Amalfi e Atrani in particolare, promise di far costruire una strada che rendesse più facile l'accesso al Regno dei paesi della Costiera. Tale strada fu realizzata però per iniziativa di Gioacchino Murat a partire dal 1816, ma terminata solo nel 1854.

Alluvione del 2010  La spiaggia di Atrani dopo l'alluvione del 2010

Il 9 settembre 2010, in seguito ad una violentissima alluvione, il fiume Dragone ruppe gli argini ed esondò, invadendo la stradina principale della città. Colmo di fango, travolse tutto ciò che lo ostacolava, compresa la giovane Francesca Mansi, il cui cadavere fu ritrovato in mare solo il 2 ottobre 2010 nei pressi delle isole Eolie.[1] Altra vittima fu l'anziano Francesco Corvino, deceduto alcuni giorni dopo a causa delle conseguenze dell'alluvione.

Simboli

Lo stemma del comune è uno scudo d'azzurro, attraversato dalla fascia d'argento, nella parte superiore è rappresentata la effigie della santa patrona Maria Maddalena d'oro, con le lettere S.M.M.P.[2] Il gonfalone è un drappo di azzurro.

^ Alluvione Atrani: trovato alle Eolie il corpo di Francesca Mansi, in NapoliToday. URL consultato il 3 agosto 2017. ^ Lo stemma, su Comune di Atrani. URL consultato il 20 agosto 2022.
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