Pompei (città antica)

Pompei (in latino: Pompeii) è un'antica città, corrispondente all'attuale Pompei, la cui storia ha origine dal IX secolo a.C. per terminare nel 79, quando, a seguito dell'eruzione del Vesuvio, viene ricoperta sotto una coltre di ceneri e lapilli alta circa sei metri. La sua riscoperta e i relativi scavi, iniziati nel 1748, hanno riportato alla luce un sito archeologico che nel 1997 è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, e che è il secondo monumento italiano per visite dopo il sistema museale del Colosseo, Foro Romano e Palatino.

Le origini e il periodo osco, greco ed etrusco

Le prime testimonianze di vita, seppur scarse, nel territorio di Pompei, il cui nome deriva o dal greco pémpo o pompé, oppure dall'osco pompe[1], risalgono alla fine del IX secolo a.C., quando il popolo degli Opici, seppur in forma ancora non stanziale[2], occupa il territorio in posizione strategica su un pianoro dall'altezza di quasi trenta metri, formatosi in seguito a una colata lavica del Vesuvio[3], dalle pareti scoscese a picco sul mare, con veduta su tutto il golfo di Napoli e nei pressi della foce del fiume Sarno, ottima riserva di acqua, vista la mancanza di sorgenti in zona[4].

I primi insediamenti stabili risalgono invece intorno all'VIII secolo a.C., per opera degli Osci[2]: questi fondano cinque villaggi nella zona, i quali, intorno al VI secolo a.C., si riuniscono in un solo agglomerato, cinto di mura e a controllo di un importante asse viario[5]; iniziano anche i primi scambi commerciali via mare, con la costruzione di un piccolo porto situato nei pressi della foce del fiume[6]. L'abitato osco è da riconoscersi nelle regioni VII e VIII degli scavi di Pompei[7]: questo è stato definibile grazie agli studi stratigrafici effettuati al di sotto delle costruzioni di epoca sannitica e romana[7], durante i quali sono stati ritrovati frammenti di ceramica per lo più appartenenti a necropoli con tombe di tipo a fossa[2].

 Il Tempio di Apollo, edificato nel periodo etrusco

Con l'arrivo dei Greci in Campania, che fondano la colonia di Pithecusa sull'isola d'Ischia, tra il 780 e il 770 a.C., e quella di Cuma, intorno al 740 a.C.[2], anche Pompei, pur non venendo mai conquistata militarmente, entra nell'orbita del popolo ellenico; la costruzione più importante di questo periodo è quella del Tempio Dorico: questo non viene edificato nei pressi del centro, ma in posizione più isolata, in quello che poi diventerà il Foro Triangolare, poiché l'intenzione dei Greci non è quella di stabilirsi definitivamente a Pompei, ma semplicemente controllare le strade e il porto[6]; nello stesso periodo inoltre viene introdotto il culto di Apollo[8]. Nel 524 a.C., nella Pianura Campana, si assiste all'arrivo degli Etruschi, che fondano Capua[9]: questi alla ricerca di un collegamento con l'entroterra si stanziano anche nella zona di Pompei, trovando nel fiume Sarno la via di comunicazione tra il mare e l'interno[10]; come per i Greci, anche gli Etruschi non conquistano militarmente la città, ma si limitano semplicemente a controllarla: in questo periodo infatti Pompei gode di una sorta di autonomia. Sotto gli Etruschi viene costruito un primitivo foro, che risulta comunque essere una semplice piazza adibita a mercato, viene edificato il tempio di Apollo, nel quale sono ritrovati anche frammenti di ceramica di bucchero[2], diverse case vengono dotate del cosiddetto atrio tuscanico, tipico di questo popolo, e vengono fortificate le mura[11].

Dal 474 a.C., momento della sconfitta degli Etruschi da parte dei Cumani[11], al 424 a.C. Pompei torna nuovamente sotto l'influsso dei Greci[3]: viene restaurato il tempio di Apollo e il tempio di Giove, sono rinforzate le mura nel tratto compreso tra porta Ercolano e porta Vesuvio e viene fondato un nuovo nucleo abitativo, riconosciuto nella regione VI[12]; su quest'ultimo punto gli archeologi hanno espresso pareri discordanti: alcuni sostenevano che l'aspetto della città fosse rimasto immutato fino all'arrivo dei Sanniti, mentre grazie agli studi stratigrafici condotti da Amedeo Maiuri, si è venuti a conoscenza che il quartiere era protetto da mura greche ed era inoltre poco probabile che i Sanniti fossero riusciti a sviluppare un così elevato piano urbanistico, caratterizzato da una rete di strade perfettamente ordinate[13].

Il periodo sannita  Il foro, edificato nel periodo sannita

Diodoro Siculo e Tito Livio parlano della caduta di Cuma, per opera dei Sanniti, popolo proveniente dalle zone interne dell'Abruzzo e del Molise, alleati dei Romani, tra il 423 e il 420 a.C.[14]: è quindi ipotizzabile che prima di sferrare l'attacco finale ai Greci, tutto il territorio circostante, e quindi anche Pompei, sia stato conquistato intorno al 424 a.C.[15]. Lo scoppio della prima guerra sannitica porta un capovolgimento di fronti, con un'aperta ostilità tra Sanniti e Romani, conclusa con la pace del 340 a.C.[16]: tuttavia già dal 343 a.C. un primo esercito romano era entrato nella piana campana, portando con sé gli usi e costumi della romanità[17]; nella guerra dei Romani contro i Latini, i Sanniti restano fedeli a Roma, mentre nel 310 a.C., quando i Romani muovono guerra contro i Nocerini, i Sanniti pompeiani si schierano a favore di questi ultimi, i quali, dopo una prima vittoria, sono costretti a capitolare[18]: Pompei, pur governata dai Sanniti, entra a tutti gli effetti nell'orbita romana, a cui resta fedele anche durante la terza guerra sannitica e nella guerra contro Pirro[9].

Per tutto il III e il II secolo a.C. Pompei gode di una certa autonomia: la città vive il suo periodo di massima fioritura ed espansione[19], raggiungendo il suo perimetro definitivo[20]: vengono costruiti il foro e numerosi edifici, sia pubblici sia privati, dotati di elevata qualità architettonica[3], così come le mura vengono rinforzate in pietra di Sarno, con l'abbandono del sistema a doppio recinto, che poi entra nuovamente in voga a partire dal II secolo a.C., con l'inserto di pietre di tufo[21], a seguito delle tensioni dovute all'arrivo di Annibale e allo scoppio della seconda guerra punica[19]. Nonostante l'incertezza politica dovuta a questi eventi e il progressivo migrare di uomini facoltosi verso città più tranquille del Mediterraneo orientale, Pompei continua a godere di una certa floridità dovuta alla produzione e al commercio di vino e olio, con gli scambi che si spingono fino in Provenza e in Spagna[22], oltre a un'intensa attività agricola svolta nelle fattorie costruite nei dintorni della città[19].

Il periodo romano  L'Edificio di Eumachia, edificato per esaltare Augusto

I senatori romani, attirati dal territorio fertile e dal clima mite, iniziano a spartirsi i territori intorno alla città[23]: tale situazione, associata all'esclusione del diritto di diventare cittadini romani, porta i pompeiani a schierarsi contro Roma durante la guerra sociale[3]; in vista di una possibile battaglia, vengono fortificate le mura, costruite nuove torri e aperte le porte di Nola, Sarno e Capua e si istruisce un esercito[24]. La risposta romana non tarda ad arrivare: dopo aver conquistato Stabia ed Ercolano, l'esercito, guidato da Lucio Cornelio Silla e di cui faceva, probabilmente, parte anche Marco Tullio Cicerone[25], si ricongiunge a Pompei, sferrando l'attacco contro le mura della città nei pressi di porta Ercolano e porta Vesuvio, con grossi proiettili di pietra, di cui sono ancora visibili le tracce dei segni lasciati all'interno della muratura[9]; probabilmente, alla lotta partecipa anche una flotta navale[26]. La difesa dei Pompeiani è strenua, aiutati, anche, dai Celti capitanati da Lucio Cluenzio, inviati da Papio Mutilo: i Romani sono, quindi, costretti a ritirarsi, ma, poco dopo, riportano una vittoria contro i Celti nei pressi di Nola, in una battaglia in cui persero la vita circa diciottomila uomini[26]; la resa dei Pompeiani è ormai vicina e nell'estate o nell'autunno dell'89 a.C.[26] la città viene conquistata, tra l'altro in modo quasi pacifico, senza provocare notevoli danni, divenendo a tutti gli effetti romana[27].

Gli abitanti diventano, quindi, cittadini romani e la città, iscritta nella tribù Menenia, riceve lo stato di municipium, gestita da un Quadrumviro[28]: nell'80 a.C., Publio Cornelio Silla modifica lo stato da municipio a colonia, a cui dà il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum amministrata da un gruppo di homines novi, chiamati a formare, sia l'ordo decurionum, composto dalle ottanta alle cento persone, sia a nominare nuovi magistrati; a questi si affiancano i duoviri e gli edili, eletti dai cittadini aventi i diritti civili, e i sacerdoti, eletti allo stesso modo, eccetto i Sodales Augustales, nominati dall'imperatore stesso[28]. Altra carica è quella dei magistri vici e magistri pagi, addetti, oltre al culto dei Lari, a partecipare alla vita politica, amministrando i vici e i pagi, ossia i quartieri, rispettivamente interni ed esterni alle mura, in cui è divisa la città, che costituiscono anche una sorta di distretti elettorali, ognuno con un proprio nome, a volte deducibile dai manifesti elettorali dipinti sulle facciate degli edifici, come il quartiere dei Forenses, quello dei Campanienses o dei Salinienses[29]. Scompaiono inoltre dalla magistratura personalità sannitiche e i patrizi subiscono numerose confische, soprattutto appezzamenti terrieri, per poi essere assegnati ai veterani di Silla: questi, quindi, costruiscono numerose fattorie formando una sorta di quartiere suburbano, probabilmente già esistente precedentemente, che prende il nome di Pagus Augustum Felix Suburbanus, localizzato nella zona delle odierne città di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno, dove convivono coloni e indigeni[28]. La conquista romana, tuttavia, non muta particolarmente lo stile di vita pompeiano: la lingua ufficiale diventa il latino, ma si continuano a parlare l'osco e il greco, come testimoniato dal ritrovamento di alcuni graffiti; le unità di misura continuano a essere, per circa mezzo secolo, quelle osche fino alla definitiva introduzione del piede romano[28].

 Affresco raffigurante la rissa tra Pompeiani e Nocerini

Un forte impulso alla romanizzazione viene dato dalla salita al potere di Augusto nel 27 a.C.[30]: sono sostituite le truppe sillane con quelle augustee, vengono riammesse le vecchie famiglie sannitiche che nel frattempo, tramite matrimoni e adozioni, si sono imparentate con quelle romane e numerosi patrizi portano in città ricchezze terriere e attività commerciali, affiancate da nuovi modelli architettonici e artistici che hanno come tema centrale la figura di Augusto, facendo diventare Pompei il luogo di villeggiatura prediletto del patriziato romano[30]. Il Teatro Grande viene restaurato dagli Holconii e dedicato ad Augusto, la sacerdotessa Eumachia costruisce una sorta di nuova basilica, chiamata Edificio di Eumachia, che ospita statue dedicate alla famiglia augustea e addirittura viene dedicato un tempio alla Fortuna Augusta[31]: oltre alla costruzione dell'acquedotto del Serino, allacciato a Pompei tramite una condotta secondaria, il periodo di pace favorisce i commerci della città, soprattutto quello di tipo marittimo grazie allo sviluppo del porto, con l'esportazione, tra cui quella di vino, specie nella Gallia meridionale, ma anche l'importazione di numerosi prodotti stranieri[32].

Un periodo di crisi, la cui causa rimane sconosciuta, si verifica alla fine dell'impero di Caligola, tanto che, nel 40, è lo stesso imperatore a diventare duoviro, mentre, sotto Claudio, tra il 41 e il 52, non vengono menzionati né magistrati, né al nuovo imperatore è dedicata alcuna statua, se non due basi di marmo nel tempio della Fortuna Augusta[32]. Sotto Nerone, in particolare fino al 59, la vita cittadina procede tranquilla: tuttavia, una violenta rissa tra Pompeiani e Nocerini, avvenuta nell'Anfiteatro, provoca numerosi morti e, in conseguenza, in quanto la vicenda ha una forte eco anche a Roma, come riferito anche negli Annales di Publio Cornelio Tacito[33], viene disposta la chiusura dello stesso edificio per dieci anni e lo scioglimento di tutte le associazioni illegali[25]; la causa dello scontro è da ricercarsi, o nel fatto che l'imperatore, nel 57, ha modificato lo stato di Nocera in colonia, arrecando danni economici a Pompei[34], o per motivi di ordine politico[32].

Il terremoto del 62 e l'eruzione del 79  La Casa di Lucio Cecilio Giocondo, all'interno della quale sono stati ritrovati affreschi raffiguranti i danni provocati dal sisma del 62

Il 5 febbraio del 62 un violento terremoto, di intensità stimata pari al V-VI grado della scala Mercalli[32], con epicentro nella vicina Stabiae, colpisce anche Pompei e la piana circostante provocando numerosi danni e crolli: se ne ha testimonianza grazie alla rappresentazione negli affreschi della casa di Lucio Cecilio Giocondo, in particolar modo si notano i danni a porta Vesuvio, al Castellum Aquae, al foro e al tempio di Giove[35]; il terremoto ha un impatto negativo sulla vita cittadina: molte delle personalità più ricche, temendo per la propria incolumità, si trasferiscono in altre zone, mentre il commercio cala bruscamente. Pompei diventa quindi un cantiere dove l'attività principale è quella della ricostruzione: non mancano esempi di speculazione edilizia e molti si arricchiscono con gli affitti o con gli appalti dei lavori di restauro[36]; non si è a conoscenza se gli imperatori Nerone e Vespasiano abbiano in qualche modo finanziato la ricostruzione, ma sta di fatto che le ricchezze accumulate nel corso degli anni dagli abitanti favorisce l'edificazione di edifici lussuosi, spesso rivestiti di marmi: in poco tempo sono restaurate le regioni VI e VIII, quelle a più alta densità residenziale, oltre al tempio di Iside, grazie alle offerte di un liberto[37].

Nel decennio a seguito del terremoto non mancano tuttavia disordini di tipo politico e amministrativo: Vespasiano infatti è costretto a inviare a Pompei il tribuno Titus Suedis Clemens, per risolvere alcune situazioni legate al possesso abusivo di terreni municipali da parte di privati[37].

Non sono stati completati ancora i lavori di ristrutturazione[32], quando la mattina del 24 agosto[38] o comunque in un periodo compreso tra agosto e novembre del 79[39][40], una violenta eruzione del Vesuvio pone definitivamente fine alla vita di Pompei: anticipata dai giorni precedenti da scosse di terremoto[41], una nuvola a forma di pino si alza dalla sommità del vulcano[42], fino a che, intorno alle 13, un boato annuncia la rottura del tappo di magma solidificato che ostruisce il cratere, dando inizio a una incessante pioggia di ceneri e lapilli sulla città, la quale in circa cinque ore raggiunge l'altezza di un metro, provocando i primi crolli dei tetti[43]; intorno alle 6 del giorno successivo, quando l'altezza del materiale vulcanico è pari a due metri, un flusso piroclastico raggiunge le mura di Pompei: a questo ne segue un altro intorno alle 7, bissato pochi minuti dopo, e un ultimo, più potente, intorno alle 8, causando definitivamente la morte di tutti quelli che erano sopravvissuti[43]. Alle 10 la furia eruttiva inizia a indebolirsi, anche se la pioggia di ceneri continua per altri quattro giorni[41], poi l'evento termina definitivamente[43]: Pompei è seppellita sotto una coltre di circa sei metri di materiale vulcanico, dal quale affiorano solo resti di colonne e la parte più alta degli edifici[44]. Non si conosce il numero preciso di abitanti della città nel 79; secondo alcune stime questi variano da seimila a ventimila e il numero di vittime ritrovate si aggira intorno a millecentocinquanta: a questo dato va comunque aggiunta la parte di città ancora da esplorare e si calcola che in totale le vittime possano essere circa milleseicento; è da considerare inoltre che la maggior parte della popolazione è riuscita a mettersi in salvo, scappando, ai primi stadi dell'eruzione[45].

 Il Vesuvio in attività in una foto degli inizi del XX secolo

Delle circa millecentocinquanta vittime accertate, trecentonovantaquattro sono state ritrovate negli strati di lapilli inferiori, morte quasi tutte all'interno di edifici crollati sotto il peso dei materiali vulcanici che si sono depositati sui tetti, mentre altri seicentocinquanta sono stati ritrovati nella parte superiore dei depositi piroclastici, morti esternamente, raggiunti dalle nubi ardenti nella seconda fase dell'eruzione[45]. Molti Pompeiani cercano di sfuggire alle ceneri e ai lapilli coprendosi la bocca con un cuscino[46]; quelli che cercano rifugio scappando verso porta Ercolano trovano morte sicura[46], mentre la salvezza è più probabile per chi scappa attraverso porta Stabia e quindi via mare, anche se la spiaggia è battuta da onde, provocate dai continui terremoti, e le barche sono andate quasi tutte distrutte[47]. A seguito degli scavi archeologici e con l'utilizzo della tecnica dei calchi è stato possibile ricomporre gli ultimi instanti di vita di alcune persone, come ad esempio quelli di una donna che portava con sé numerosi gioielli, accompagnata da una fanciulla quattordicenne con la testa avvolta in un lenzuolo[48], quelli di un mendicante con un bastone e una bisaccia ripiena di generi alimentari, quelli di una coppia di sposi che si tiene per mano, quelli di un uomo, forse un atleta, con in mano un flacone di olio[49], quelli di un gruppo di tredici persone, tra cui uno schiavo, due bambini e una donna inferma[50], quelli dei sacerdoti del tempio di Iside, uno dei quali ritrovato con un carico d'oro, probabilmente il tesoro del tempio[51] e quelli di un gruppo di schiavi ritrovati in una stanza di quattro metri quadrati con ossa spezzate, dopo aver cercato di fuggire tramite una scala dal tetto[52]. Oltre a esseri umani trovano la morte anche animali: tra gli esempi più notevoli quello di un cane, che cerca di liberarsi dal suo guinzaglio[53].

Terminata l'eruzione, il Vesuvio si presenta con una nuova forma, ossia due cime e un nuovo cono[54]: tutta la zona circostante a Pompei è ricoperta da una coltre bianca, il fiume Sarno a stento riesce a scorrere e la linea di costa si è modificata, protraendosi verso il mare[55]. L'imperatore Tito invia in Campania una delegazione di soccorsi e interdice la zona al transito: inoltre dispone che tutte le proprietà rimaste senza eredi siano smantellate e i materiali riutilizzati per la costruzione, permettendo quindi il recupero di marmi, tubature di piombo, statue e ogni sorta di ricchezza che viene ritrovata[55], attraverso lo scavo di cunicoli[37]; non mancano comunque episodi di sciacallaggio che si susseguono nei periodi immediatamente dopo l'eruzione[44]. Intorno al 120 viene ripristinata nei pressi di Pompei la viabilità verso Stabiae e Nocera per volere di Adriano, ma la città non viene più ricostruita, anzi il territorio dove sorgeva inizia a ricoprirsi di vegetazione, scomparendo definitivamente[44].

^ Touring Club Italiano, p. 501. ^ a b c d e De Vos, p. 8. ^ a b c d Cantarella e Jacobelli, p. 15. ^ Descrizione della città, su marketplace.it. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2013). ^ Touring Club Italiano, p. 502. ^ a b Etienne, p. 62. ^ a b Etienne, p. 61. ^ Zanker, p. 60. ^ a b c Guerdan, p. 7. ^ Etienne, p. 63. ^ a b Etienne, p. 64. ^ Etienne, p. 65. ^ Etienne, p. 66. ^ Etienne, p. 70. ^ Etienne, p. 69. ^ Etienne, pp. 71–72. ^ Etienne, p. 72. ^ Etienne, pp. 73–74. ^ a b c De Vos, p. 9. ^ Etienne, p. 77. ^ Etienne, pp. 75–77. ^ Zanker, p. 15. ^ Etienne, p. 79. ^ Etienne, pp. 80–81. ^ a b Etienne, p. 82. ^ a b c Etienne, p. 81. ^ De Vos, pp. 9–10. ^ a b c d De Vos, p. 10. ^ De Vos, pp. 10–11. ^ a b De Vos, p. 11. ^ De Vos, pp. 11–12. ^ a b c d e De Vos, p. 12. ^ Cantarella e Jacobelli, p. 16. ^ Etienne, pp. 82–83. ^ Touring Club Italiano, pp. 504–505. ^ De Vos, pp. 12–13. ^ a b c De Vos, p. 13. ^ Guerdan, p. 160. ^ Garcia, p. 16. ^ L'iscrizione e la data dell'eruzione, su pompeiisites.org. URL consultato il 22 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2018). ^ a b Etienne, p. 21. ^ Guerdan, p. 161. ^ a b c (EN) Le fasi dell'eruzione del Vesuvio, su AD79 Destruction and Re-discovery, Peter Clements. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato il 24 settembre 2014). ^ a b c Cantarella e Jacobelli, p. 17. ^ a b (EN) Le vittime dell'eruzione, su AD79 Destruction and Re-discovery, Peter Clements. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato il 24 settembre 2014). ^ a b Guerdan, p. 162. ^ Guerdan, pp. 164–165. ^ Guerdan, p. 165. ^ Guerdan, p. 167. ^ Guerdan, p. 169. ^ Guerdan, p. 170. ^ Guerdan, pp. 171–172. ^ Guerdan, pp. 172–173. ^ Guerdan, p. 173. ^ a b Le fasi dopo l'eruzione, su pompeiisites.org. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2014).
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