Chiesa di San Giorgio Maggiore (Napoli)

La chiesa di San Giorgio Maggiore è una chiesa monumentale di Napoli ubicata in piazzetta di S. Francesco d'Assisi o popolarmente chiamata Crocelle ai Mannesi, di fronte all'omonima chiesa che dà il nome alla piazzetta e lungo via Duomo, nel cuore del centro antico della città.

L'edificio religioso è stato costruito tra la fine del IV secolo e gli inizi del V secolo come chiesa paleocristiana e detta inizialmente "la severiana", perché voluta dal vescovo san Severo di Napoli.[1] L'attuale nome risale invece al IX secolo, in onore del guerriero martire nelle vicende in cui il popolo combatteva contro i longobardi.

 Abside della antica chiesa paleocristiana, poi divenuta ingresso della chiesa barocca

Per tutto il Medioevo fu una delle quattro parrocchie di Napoli, insieme a quella dei Santi Apostoli, di San Giovanni Maggiore e Santa Maria Maggiore.

Nel 1618 la chiesa fu concessa ai padri Pii Operai.[2] Nel 1640 invece un incendio distrusse buona parte dell'edificio che venne poi ristrutturato da Cosimo Fanzago, il quale concepì la nuova chiesa con un'inversione dell'orientamento nord-sud:[1] infatti l'attuale ingresso principale è collocato in quello che fu il catino absidale della primitiva chiesa paleocristiana, sebbene in un primo momento (e fino all'Ottocento) l'abside non era visibile nella nuova chiesa barocca in quanto inglobata nel palazzo Ferraro che anticipava il complesso religioso.

I lavori andarono in questo periodo fortemente a rilento per via delle rivolte di Masaniello, avvenute intorno al 1647, e della peste che colpì la città nel 1656; il terremoto del Sannio del 1688 invece comportò la realizzazione di un nuovo progetto di ristrutturazione che si affiancò ai lavori di completamento delle parti mai realizzate previste già nel primo. Anche in questo caso l'autore fu Fanzago, seppur questa volta condusse la guida del cantiere l'architetto Arcangelo Guglielmelli. I nuovi lavori prevedevano il trasferimento di una parte delle colonne in granito nella vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli alle Croci, e la realizzazione di una terza campata, la prima, con il conseguente completamento dell'ingresso, che fino ad allora avveniva da un accesso laterale della chiesa. Per via delle diatribe che ci furono tra il Guglielmelli e la famiglia Ferraro, la campata e l'ingresso non furono mai realizzati, mentre la facciata principale esterna venne fatta in corrispondenza delle mura che correvano lungo la navata destra, sul lato dell'attuale via Duomo, con schemi del tutto semplici e priva di decorazioni.

Nella seconda metà del XIX secolo, nel corso dei lavori del grande progetto urbanistico voluti da Ferdinando II di Borbone, conosciuto come Risanamento di Napoli, il convento adiacente fu completamente demolito, riutilizzando i lotti in cui sorgeva per la costruzione di edifici a uso abitativo, la chiesa invece subì importanti lavori che ne modificarono ancora una volta la sua conformazione originaria.[1] In questa fase la navata del lato destro fu del tutto eliminata per realizzare l'allargamento di via Duomo, strada che in origine non era più larga degli altri cardini paralleli del la zona dei Decumani di Napoli, mentre l'ingresso principale fu completato secondo il progetto iniziale del Fanzago, quindi con la realizzazione della prima campata, compresa la cupola, con l'incorporamento dell'abside paleocristiana al corpo di fabbrica, venuta alla luce nel 1881 dopo la demolizione del palazzo Ferraro antistante, che fino ad allora l'aveva inglobata, e infine con la realizzazione della facciata principale su piazzettaChiesa delle Crocelle ai Mannesi.[2]

Ulteriori danni si sono avuto durante i bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale e a causa del terremoto dell'Irpinia del 1980. Nel 1992 la chiesa subì infine altri interventi di restauro grazie ai quali emerse l'affresco seicentesco di Aniello Falcone su San Giorgio che uccide il drago nella zona absidale.[2]

^ a b c Touring, p. 186. ^ a b c Scheda della chiesa da Chiesadinapoli.it, su chiesadinapoli.it. URL consultato il 09/03/2017 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2020).
Fotografie di:
Giuseppe Guida - CC BY-SA 2.0
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