Contesto di Sardegna

La Sardegna (AFI: /sarˈdeɲɲa/; Sardìgna o Sardìnnia in sardo) è una regione italiana a statuto speciale di 1 573 664 abitanti con capoluogo Cagliari, la cui denominazione bilingue utilizzata nella comunicazione ufficiale è Regione Autonoma della Sardegna / Regione Autònoma de Sardigna. Istituita nel 1948, è divisa amministrativamente in quattro province, una città metropolitana e 377 comuni, ha una popolazione di 1 575 028 abitanti, che con un territorio di 24 090 km² ne fa la terza regione d'Italia per superficie e terzultima per densità (66 ab./km²).

È situata nel Mediterraneo occidentale e il suo territorio coincide con l'arcipelago sardo, costituito quasi interamente dall'isola di Sardegna e da un considerevole numero di piccole isole e arcipelaghi circostanti. La sua posizione strategica e la sua ricchezza di min...Leggi tutto

La Sardegna (AFI: /sarˈdeɲɲa/; Sardìgna o Sardìnnia in sardo) è una regione italiana a statuto speciale di 1 573 664 abitanti con capoluogo Cagliari, la cui denominazione bilingue utilizzata nella comunicazione ufficiale è Regione Autonoma della Sardegna / Regione Autònoma de Sardigna. Istituita nel 1948, è divisa amministrativamente in quattro province, una città metropolitana e 377 comuni, ha una popolazione di 1 575 028 abitanti, che con un territorio di 24 090 km² ne fa la terza regione d'Italia per superficie e terzultima per densità (66 ab./km²).

È situata nel Mediterraneo occidentale e il suo territorio coincide con l'arcipelago sardo, costituito quasi interamente dall'isola di Sardegna e da un considerevole numero di piccole isole e arcipelaghi circostanti. La sua posizione strategica e la sua ricchezza di minerali hanno favorito nell'antichità il suo popolamento e lo svilupparsi di traffici commerciali e scambi culturali tra i suoi abitanti e i popoli rivieraschi.

Ricca di montagne, boschi, pianure, territori in gran parte disabitati, corsi d'acqua, coste rocciose e lunghe spiagge sabbiose, per la varietà dei suoi ecosistemi l'isola è stata definita metaforicamente come un micro-continente. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la sua bellezza, rimasta incontaminata almeno fino all'età contemporanea, nonché immersa in un paesaggio che ospita le vestigia della civiltà nuragica.

Di più Sardegna

Population, Area & Driving side
  • Popolazione 1639591
  • La zona 23949
Cronologia
  •  Complesso prenuragico di Monte d'Accoddi (3000-2700 a.C....Leggi tutto
     Complesso prenuragico di Monte d'Accoddi (3000-2700 a.C. circa[1])
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna.

    La Sardegna è stata sin dagli albori della civiltà un attracco frequentato da quanti navigavano da una sponda all'altra del mar Mediterraneo in cerca di terre e sbocchi commerciali. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dalla propria insularità sia dalla propria posizione strategica, in quanto luogo imprescindibile nella rete degli antichi percorsi.

    Nel suo patrimonio storico e culturale sono abbondanti le testimonianze delle culture indigene ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche[2]. Con riferimento alle esperienze storiche che hanno coinvolto l'isola, lo storico americano John Day ebbe a definire la Sardegna come "una delle più vecchie dipendenze coloniali del mondo."[3]

    Sardegna prenuragica  Dolmen di Sa Coveccada, Mores
      Lo stesso argomento in dettaglio: Sardegna preistorica, Sardegna prenuragica e Sardegna megalitica.

    Il periodo prenuragico è caratterizzato dal susseguirsi di diverse culture archeologiche: la cultura della ceramica cardiale (6000-4000 a.C.), la cultura di Bonu Ighinu (4000-3400 a.C.), la cultura di San Ciriaco (3400-3200 a.C.), la cultura di Ozieri e Sub-Ozieri (3200-2700 a.C.), la cultura di Abealzu-Filigosa (2700-2400 a.C.), la cultura di Monte Claro (2400-2100 a.C.), la cultura del vaso campaniforme (2100-1800 a.C.) e la cultura di Bonnanaro (1800-1600 a.C.)[4].

    I traffici marittimi dell'ossidiana del monte Arci ebbero inizio probabilmente a partire dal Mesolitico, come testimoniano alcuni ritrovamenti in contesti liguri, e si intensificarono con l'avvento del Neolitico, quando la sua diffusione toccò l'apice andando a raggiungere l'Italia centro-settentrionale, la Corsica e la Francia meridionale.[5]

    Vestigia più eloquenti di quel periodo sono i megaliti, comparsi per la prima volta nell'ambito della cultura di Arzachena (IV millennio a.C.), come i circoli tombali, menhir e dolmen, le tombe ipogeiche dette domus de janas e il tempio a gradoni di Monte d'Accoddi.

    Sardegna nuragica  Nuraghe Su Nuraxi presso Barumini, sullo sfondo il colle su cui sorge il castello di Las Plassas
      Lo stesso argomento in dettaglio: Civiltà nuragica e Protosardi.

    La civiltà nuragica nacque e si sviluppò nell'isola in un periodo di tempo che va dalla media età del bronzo (1700 a.C. circa[6]) all'età del ferro. Sopravvisse in Barbagia fino II secolo d.C. o, secondo alcuni studiosi, fino al VI secolo d.C. in epoca altomedioevale[7]. Circa ottomila nuraghi[8], numerosi villaggi, le tombe dei giganti, i pozzi sacri, i bronzetti e le grandi statue di Mont'e Prama sono la testimonianza di questa civiltà.

    Gli antichi Sardi, o Nuragici, erano un popolo di guerrieri e navigatori, di pastori e di contadini, suddiviso in tante tribù che abitavano nei cosiddetti "cantoni". Commerciavano con la Grecia micenea, Creta, Cipro e la Sicilia,[9] con i popoli Iberici[10], gli Etruschi[11] e i Fenici, lungo rotte che attraversavano il mar Mediterraneo dalla penisola iberica alle coste levantine.

    Sardegna fenicio-punica
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna fenicio-punica.
     Maschera punica da San Sperate

    Intorno al IX secolo a.C. i Fenici, provenienti dall'odierno Libano, cominciarono a frequentare le coste della Sardegna dove fondarono nuovi approdi, spesso su preesistenti insediamenti nuragici, come Caralis, Nora, Bithia, Sulki e Tharros[12] che presto diventarono veri e propri centri urbani da cui partivano i commerci sia interni, con le popolazioni native di cultura nuragica, che verso altre terre d'oltremare.

    Nel 509 a.C. i Punici, attraverso una campagna militare, conquistarono gran parte della Sardegna meridionale e centro-occidentale[13], comprese le città stato fenicie della costa, tra cui Olbia nel nord-est. Per circa 271 anni la civiltà cartaginese si confrontò, non sempre pacificamente, con le popolazioni sarde dell'interno[14]. Durante questo periodo, alle continue guerre seguì una fase di assestamento, determinato dall'arresto della penetrazione cartaginese alle falde dei massicci montani della Barbagia e della dorsale del Goceano.

    Per difendersi dagli indigeni, venne tracciato una sorta di limes che andava da Padria a Macomer, Bonorva, Bolotana, Sedilo, Neoneli, Fordongianus, Samugheo, Asuni, Genoni, Isili, Orroli, Goni, Ballao fino alla foce del Flumendosa[13].

    Sardegna romana
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna romana.
     Anfiteatro romano di Cagliari

    La Sardegna entrò nella sfera d'influenza romana dal 238 a.C.[15], all'indomani della prima guerra punica, andando a costituire, assieme alla Corsica, una provincia (Sardegna e Corsica), cronologicamente la seconda provincia istituita dopo la Sicilia.

    I Romani ampliarono le città della costa e ne fondarono di nuove, come la Colonia Iulia Turris Libisonis (Porto Torres) e Usellus; costruirono inoltre nuove strade, acquedotti e ponti. Nonostante le numerose rivolte delle tribù dell'interno (le più famose furono quella capeggiata da Ampsicora nel 215 a.C.[16] e quella dei Balari e degli Iliensi nel 178/174 a.C.[17]), la lingua e la civiltà latina si radicarono infine capillarmente in tutto il territorio isolano. Caralis, capitale provinciale, Nora e Sulci vennero elevate al rango di municipi entro il I secolo d.C.[18] e dal 212, con la Constitutio Antoniniana di Caracalla, tutti i Sardi ottennero la cittadinanza romana[19].

    In età imperiale il benessere della Sardegna era dovuto ad uno sfruttamento agricolo e minerario senza precedenti: l'isola infatti esportava ingenti quantità di piombo e argento, grazie alle sue numerose miniere dell'Iglesiente, dove sorgeva Metalla, e grano, coltivato in grandi proprietà terriere dette latifondi, tanto da essere considerata uno dei "granai di Roma"[20][21]. Si esportavano inoltre il sale, pelli, vini, lana, formaggi e altri prodotti[21].

    Il dominio romano durò 694 anni, fino all'arrivo dei Vandali nel 456.

    Sardegna vandala  Moneta raffigurante Goda
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna vandala.

    La storia della Sardegna vandala ebbe inizio alla metà V secolo, quando l'isola venne conquistata dai Vandali, popolazione germanica che da tempo si era stabilita nel Nord Africa, entrando a far parte del regno dei Vandali e degli Alani, assieme alla Corsica. Ebbe così fine la lunga dominazione romana.

    La conquista dell'isola si concretizzò tra il 456 e il 460. La prima occupazione avvenuta nel 456 d.C. circa fu un'occupazione parziale e limitata alle città costiere[22], mentre fra il 474 e il 482 l'isola cadde nuovamente sotto il dominio delle armate vandaliche, guidate forse da Genserico o dal figlio Unerico. Nel 533 un certo Goda, che era un governatore vandalo dell'isola di origine gotica, dopo essersi ribellato al potere centrale resistette per un certo periodo ai Vandali assumendo il titolo di "Rex"[23].

    I Vandali, di religione ariana, confinarono sull'isola un certo numero di religiosi africani come il vescovo di Cartagine Fulgenzio (in seguito San Fulgenzio), e Feliciano, vescovo di Ippona, che portò con sé le reliquie di Sant'Agostino (oggi conservate a Pavia)[24]. In questo periodo storico si ebbe l'ascesa al soglio pontificio di due papi sardi: Ilario e Simmaco.

    La Sardegna rimase vandala per circa ottant'anni, dal 456 al 534.

    Sardegna bizantina
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna bizantina.
     Chiesa di Santa Sabina a Silanus

    L'età bizantina iniziò con la riconquista di Giustiniano nel 534, nel contesto della guerra vandalica combattuta contro i Vandali per il possesso dell'Africa: la nuova provincia di Sardegna avrebbe fatto parte della prefettura del pretorio d'Africa[25]. Tra il 551 e il 552, mentre la guerra gotica infuriava sulla penisola italiana, contingenti Ostrogoti occuparono l'isola, stappandola per un breve periodo a Bisanzio[26].

    L'Impero bizantino era uno stato autocratico e intorno alla figura dell'imperatore ruotava tutta l'amministrazione. Molte delle istituzioni bizantine furono utilizzate per la costruzione dei regni giudicali. Durante il pontificato di papa Gregorio I (590-604) la Sardegna rientrò nella sfera romana; da una lettera di Gregorio rivolta ad un certo Ospitone, "dux dei Barbaricini", si evince che la Sardegna interna era sostanzialmente indipendente e che li si adoravano ancora le antiche divinità nuragiche[27].

    A seguito dell'intensificarsi della presenza araba nel mediterraneo occidentale, dopo la conquista islamica della Sicilia (827) i contatti fra Bisanzio e l'isola si diradarono; nei secoli IX e X si consolidò l'autonomia politica che sarà propria della Sardegna giudicale.

    Sardegna giudicale  L'incipit nell'incunabolo della Carta de logu arborense in una versione del 1480
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna Giudicale, Condaghe e Carta de Logu.

    Tra la fine del X secolo e i primi decenni dell'XI le istituzioni locali si riformarono rendendosi autonome da Bisanzio. Ebbe così inizio il periodo dei giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi quattrocento anni.

    Le fonti scritte del periodo sono scarse ma si suppone che nell'isola si fosse formata inizialmente un'unica entità statuale autonoma, con a capo l'Arconte di Sardegna o iudex Sardiniae (appartenente alla famiglia dei Lacon-Gunale[28] e residente a Caralis), sulla quale Bisanzio esercitava un'autorità unicamente nominale. Solo dopo il tentativo di conquista musulmana da parte di Mujāhid al-ʿĀmirī, sventato dai Sardi per terra e dalle flotte di Pisa e Genova per mare[29], si formarono i quattro regni indipendenti di Torres, di Gallura, di Arborea e di Calari che diedero vita a una efficace organizzazione politica e amministrativa caratterizzata da elementi di modernità rispetto ai regni coevi continentali. Il territorio era diviso in curatorie[30]; dopo l'anno 1000 quella di Torres ne comprendeva 20, quello di Arborea 13, quello di Cagliari 14 e quello di Gallura 10. Alcuni degli antichi nomi sopravvivono ancora, anche se, in molti casi, non corrispondono ad alcuna entità amministrativa.[31]

    Il sistema giuridico locale raggiunse il suo apice con la promulgazione della Carta de Logu arborense nel XIV secolo «considerata una delle più importanti Costituzioni di princìpi del Medioevo»[32].

    Sardegna signorile e comunale  Proclamazione della Repubblica sassarese di Giuseppe Sciuti
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna signorile e comunale.

    La storia della Sardegna signorile e comunale si riferisce a quel periodo della storia della Sardegna che ebbe iniziò nella seconda metà del XIII secolo quando, a seguito della caduta dei giudicati di Calari (1258), Torres (1259) e Gallura (1288), negli ex-territori giudicali finiti sotto l'influenza pisana e genovese, si aprì una nuova fase storica caratterizzata da un nuovo assetto politico-amministrativo signorile e comunale ispirato ai modelli vigenti nell'Italia centro-settentrionale. Questa fase storica si protrasse fino alla completa conquista aragonese dell'isola e alla conseguente unificazione del regno di Sardegna.

    Regno di Sardegna  Mariano IV, giudice di Arborea, nel 1353 scatenò la guerra contro gli aragonesi che sarebbe durata quasi 70 anni
      Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Sardegna, Stato sardo, Regno di Sardegna (1324-1720), Regno di Sardegna (1700-1720) e Regno di Sardegna (1720-1861).

    Il Regno di Sardegna fu istituito nel 1297 da papa Bonifacio VIII, in ottemperanza al trattato di Anagni del 24 giugno 1295, per risolvere la crisi politica e diplomatica, sorta tra la Corona d'Aragona e il ducato d'Angiò, a seguito della guerra del Vespro per il controllo della Sicilia. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1297, affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re d'Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo.

    Fu conquistato territorialmente a partire dal 1323 con la guerra mossa dagli aragonesi, in alleanza con i sardi arborensi, contro i pisani. La conquista fu successivamente a lungo contrastata dalla resistenza opposta sull'isola dallo stesso regno di Arborea, guidato da Mariano IV d'Arborea e dai suoi figli, e poté considerarsi parzialmente conclusa solo nel 1420, con l'acquisto dei rimanenti territori dall'ultimo giudice per centomila fiorini d'oro[33].

     Un alfiere portabandiera e un cavallo bardato rappresentano il Regno di Sardegna al solenne corteo funebre dell'imperatore Carlo V d'Asburgo

    Le istituzioni del Regno (aventi sede a Cagliari), oltre al viceré, di nomina reale, erano le Cortes e la Real Udiencia: le Cortes erano un parlamento pattizio, in cui erano rappresentate le città regie, la chiesa e la nobiltà feudale; la Real Udiencia, istituita nel 1564, era il supremo tribunale del Regno, da cui deriva l'attuale Corte d'appello e, in assenza del viceré, ne assumeva i compiti di governo. Con l'acuirsi delle scorrerie dei pirati barbareschi, a partire dal XVI secolo fu impiantato un efficiente sistema di difesa con numerose torri litoranee e le piazzeforti di Alghero e Cagliari[34].

    Il Regno di Sardegna fece parte della Corona d'Aragona e del suo Supremo e Reale Consiglio fino al 1713, anche dopo il matrimonio di Ferdinando II con Isabella di Castiglia, allorquando l'Aragona si legò prima alla Castiglia, e poi dal 1516, in epoca già asburgica, anche alle altre entità statuali da loro governate.

    Subito dopo la guerra di successione spagnola entrò a far parte dei domini degli Asburgo d'Austria, ma già nel 1720, con il trattato dell'Aia, la Sardegna venne ceduta, dopo una breve rioccupazione spagnola, al duca di Savoia Vittorio Amedeo II; in cambio di quanto fu percepito come uno scambio ineguale, all'Austria fu assegnata la Sicilia[35].

    Nel 1847, con la cosiddetta fusione perfetta, tutti i possedimenti della casa reale sabauda confluirono nel Regno. Per mezzo di tale controverso atto giuridico, venne completamente meno la soggettività statuale dell'isola prima conservata, e scomparvero conseguentemente tutte le vestigia acquisite in periodo iberico (carica vicereale, parlamento degli Stamenti[36], suprema corte della Reale Udienza); l'isola divenne così una regione di uno Stato più ampio, dalla configurazione non più composta come lo era stato dopo il 1720, bensì unitaria[36]. Benché la fusione avesse definitivamente sancito il baricentro politico del Regno, eminentemente peninsulare, la residuale denominazione di "Regno di Sardegna" venne formalmente mantenuta finché, una volta raggiunta l'unificazione politica della penisola italiana, non assunse infine la denominazione di Regno d'Italia[37]; così pure l'inno del regno sabaudo s'hymnu sardu nationale ("l'inno nazionale sardo"), dapprima affiancato alla Marcia Reale e da questa sostituito de facto nel 1861[38].

    Sardegna contemporanea  Minatori di Carbonia (Federico Patellani, 1950)
      Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna contemporanea.

    La Sardegna era una delle regioni meno sviluppate del nuovo regno d'Italia. Nei primi decenni dell'Unità d'Italia anche sull'isola imperversava il fenomeno del banditismo, duramente represso dallo stato.

    Il 26 aprile 1868 nel Nuorese scoppiò la rivolta de Su Connottu[39]. Furono molte le miniere attive in Sardegna a cavallo tra Ottocento e del Novecento, localizzate principalmente nell'Iglesiente. Il 4 settembre 1904 si verifica l'Eccidio di Buggerru, dove tre manifestanti in sciopero persero la vita[40].

    Nella prima guerra mondiale si distinse sui campi di battaglia la Brigata Sassari, nella quale furono richiamati 100.000 soldati sardi, di cui 13.602 caddero al fronte[41].

    Nel ventennio furono avviate le bonifiche nella piana di Terralba, nella Nurra e in altre zone. Diversi centri sorsero dal nulla, il più popoloso fu quello di Carbonia, fondato nel 1938[42].

    Durante la seconda guerra mondiale l'isola venne pressoché risparmiata dai combattimenti terrestri ma Cagliari fu pesantemente bombardata dagli Alleati e 2000 cittadini persero la vita.

    Nel 1948 la Sardegna divenne regione autonoma e si amministra da allora con uno statuto speciale.

    Onorificenze Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria  Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte — Roma, decreto del Presidente della Repubblica 2 giugno 1972[43]Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile - nastrino per uniforme ordinaria  Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile «Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza»
    — Roma, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 ottobre 2010 [44]
    ^ Sardegna Cultura, Sassari, Tempio-altare di Monte d'Accoddi, su sardegnacultura.it, Regione Sardegna. URL consultato il 21 giugno 2017 (archiviato il 15 aprile 2016). ^ Marcello Mazzella, Sardegna un mare di cultura (Video), su sardegnadigitallibrary.it, Esit. URL consultato il 28 febbraio 2011 (archiviato il 18 gennaio 2012). ^ John Day, La Sardegna come laboratorio di storia coloniale, in Quaderni Bolotanesi, vol. 16, 1990, p. 36. ^ Giovanni Ugas, p. 12. ^ Paolo Melis, Un approdo della costa di Castelsardo, fra età nuragica e romana (PDF), su L'Africa romana: atti del 14º Convegno di studio, 7-10 dicembre 2000, Sassari, eprints.uniss.it, p. 1331. URL consultato l'8 novembre 2013. ^ (EN) Robert Leighton, Nuraghi as Ritual Monuments in the Sardinian Bronze and Iron Ages (circa 1700–700 BC), in Open Archaeology, 2022. URL consultato il 30 agosto 2022. ^ Rowland, R. J. When Did the Nuragic Period in Sardinia End. Sardinia Antiqua. Studi in Onore Di Piero Meloni in Occasione Del Suo Settantesimo Compleanno, 1992, 165–175 ^ P. Montalbano, Dai nuraghi ai villaggi, 2015 vedi online ^ Serena Sabatini & Fulvia Lo Schiavo, Late Bronze Age Metal Exploitation and Trade: Sardinia and Cyprus, 2020 ^ Giovanna Fundoni, Le ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica e le relazioni tra la Sardegna e la Penisola Iberica nei primi secoli del I millennio a.C., su Atti della XLIV riunione scientifica. URL consultato il 27 ottobre 2013. ^ Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo, La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica, 2010 (PDF), su bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it. URL consultato il 23 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2016). ^ Francesco Cesare Casula, p. 82. ^ a b Francesco Cesare Casula, p. 89. ^ Francesco Cesare Casula (2002), p. 16. ^ Francesco Cesare Casula, p. 101. ^ Francesco Cesare Casula, p. 103. ^ Francesco Cesare Casula, p. 105. ^ Francesco Cesare Casula, p. 110. ^ Francesco Cesare Casula, p. 117. ^ Roberto Ibba, La costruzione storica del paesaggio agrario della Sardegna centro-meridionale:il Monreale e la Marmilla ^ a b Francesco Cesare Casula, p. 111. ^ Francesco Cesare Casula, p. 127. ^ Francesco Cesare Casula, p. 131-133. ^ Francesco Cesare Casula, p. 130. ^ Francesco Cesare Casula, p. 137. ^ Francesco Cesare Casula, p. 141. ^ Francesco Cesare Casula, p. 147. ^ SardegnaCultura, Le origini dei giudicati ^ Corrado Zedda, Raimondo Pinna - La nascita dei Giudicati. Proposta per lo scioglimento di un enigma storico (PDF), su archiviogiuridico.it. URL consultato il 14 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2018). ^ Francesco Cesare Casula, p. 173. ^ leggi online su Enciclopedia Treccani alla voce "curatoria" ^ Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La Carta de Logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma - Bari, 2004, p. VII e ssgg. ^ Francesco Cesare Casula, p. 372. ^ Francesco Cesare Casula, p. 445. ^ «Re Vittorio rimase spoglio di Sicilia, e mal compensato con Sardegna.» Balbo, Cesare (a cura di Fausto Nicolini). Della storia d’Italia dalle origini fino ai nostri giorni Archiviato il 2 agosto 2021 in Internet Archive., Collana "Scrittori d'Italia" nn 50 e 60; G. Laterza e Figli; Bari, 1913 - 1914, p. 551 ^ a b Francesco Cesare Casula, p. 482. ^ Su tale fase conclusiva della storia del regno di Sardegna si vedano: G. Sotgiu, Storia della Sardegna sabauda, Roma-Bari, 1984, e Id., Storia della Sardegna dopo l'Unità, Roma-Bari, 1986; F.C. Casula, La storia di Sardegna, Sassari-Pisa, 1994; ^ Il primo inno d'Italia è sardo Archiviato l'11 ottobre 2017 in Internet Archive. Gian Nicola Spanu ^ Francesco Cesare Casula, p. 494. ^ Francesco Cesare Casula, p. 500. ^ Francesco Cesare Casula, p. 501. ^ Francesco Cesare Casula, p. 506. ^ Sito web del Quirinale, dettagli del decorato, su quirinale.it. URL consultato il 10 gennaio 2018 (archiviato il 28 novembre 2018). ^ https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2010/11/26/277/sg/pdf
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