Küçük Ayasofya Camii

( Piccola Santa Sofia )

Piccola Santa Sofia (precedentemente chiesa dei Santi Sergio e Bacco) è una ex-chiesa bizantina convertita in moschea dopo la conquista ottomana di Costantinopoli. L'edificio fu iniziato nel 527, primo anno di regno di Giustiniano I. All'inizio del XVI secolo venne trasformata in moschea. È nota in turco come Küçük Aya Sofya Camii ("moschea della piccola Santa Sofia") per affinità architettoniche con la vicina basilica di Hagia Sophia.

Periodo bizantino  Pianta dell’edificio

Secondo una leggenda tarda, durante il regno di Anastasio I, i suoi parenti Giustino (in seguito suo successore) e il nipote di quest'ultimo Giustiniano erano stati accusati di complottare per la corona e condannati a morte. I santi Sergio e Bacco apparvero in sogno all'Imperatore e sostennero la loro innocenza. Diventato poi anch'egli imperatore, Giustiniano avrebbe costruito questa chiesa come ex voto. La fondazione dell'edificio, tra i primi atti di governo di Giustiniano, avvenne tra il 527 e il 536 d.C. (poco prima dell'erezione di Hagia Sophia, avvenuta tra il 532 e il 537).[1] Sorge tra la prima e la terza regio della città.[2] Il sito venne scelto in un'area piuttosto irregolare tra il Palazzo di Hormisdas (la residenza di Giustiniano prima di salire al trono) e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo (oggi demolita: faceva parte integrante del complesso). Alla chiesa, che divenne uno dei più importanti edifici religiosi della città, presto si aggiunse un monastero.

A causa di alcune somiglianze stilistiche con Hagia Sophia, in passato si è ritenuto che la chiesa potesse essere opera degli stessi architetti Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, e che la sua costruzione sia servita da modello per l'edificazione della più grande chiesa di Costantinopoli. A uno sguardo più attento, le differenze rilevate tra i due edifici hanno imposto una maggiore cautela rispetto all'ipotesi accennata.[1]

Negli anni 536 e 537, il palazzo di Hormisdas divenne un monastero monofisita, i cui seguaci, provenienti dalle regioni orientali dell'Impero e in fuga dale persecuzioni, trovarono protezione da parte dell'imperatrice Teodora.[3]

Nel 551 papa Vigilio vi si rifugiò fuggendo dai soldati dell'Imperatore che volevano arrestarlo.[3] Durante il periodo iconoclasta il monastero divenne il centro di questo movimento in città.

Periodo ottomano  Un particolare del colonnato

Dopo la Caduta di Costantinopoli nel 1453, la chiesa rimase intatta fino al regno di Bayezid II. In seguito (tra il 1506 e il 1513) fu trasformata in moschea da Hüseyin Ağa, il capo degli Eunuchi neri (Kizlar Agha) che custodivano la Bab-ı-Saadet ("Porta della Felicità"), nella residenza sultaniale del Topkapi. In quest'occasione vennero aggiunti all'edificio il portico e la madrasa.[4]

Nel 1740 il gran visir Hacı Ahmet Paşa restaurò la moschea e costruì il Şadırvan (fontana per abluzioni). I danni causati da terremoti resero necessari ulteriori restauri nel 1831 sotto il sultanato di Mahmud II. Nel 1762 fu costruito il minareto, demolito nel 1940, poi riedificato nel 1956.[4]

Il degrado dell'edificio, dovuto a umidità e terremoti, fu aggravato dalla costruzione della ferrovia (che per altro determinò la demolizione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo). Altri danni furono dovuti all'utilizzo come rifugio di profughi nel corso delle guerre balcaniche.[4] Un'ultima campagna di restauro, conclusa nel 2006, ha permesso la salvaguardia del sito.

^ a b Freely, Blue Guide Istanbul, pp. 137 ^ Müller-Wiener, 177 ^ a b Müller-Wiener, 178 ^ a b c Müller-Wiener, 182
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