Ostuni

Ostuni (AFI: [o'stuni]; Stune in dialetto ostunese) è un comune italiano di 30 079 abitanti della provincia di Brindisi in Puglia, e un noto centro turistico.

  Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Salento e Storia della Puglia.

Il territorio di Ostuni era già frequentato nel paleolitico medio (50.000-40.000 anni fa). La zona collinare, sede di numerose grotte, offriva perfetti rifugi naturali per le primitive comunità umane.[senza fonte]

Nel paleolitico superiore le tracce di presidi umani diventano più consistenti: gli scavi effettuati hanno permesso il rinvenimento di reperti ossei e ceramici. Tuttavia, la testimonianza più eclatante rimane il ritrovamento dello scheletro della "donna di Ostuni", una donna di circa 20 anni prossima al parto e del suo feto, scoperta fatta dal Prof. Donato Coppola dell'Università Aldo Moro di Bari nel 1991. Il corpo, deposto in una grande buca, è in posizione contratta, col capo ricoperto da una sorta di cuffia composta da centinaia di piccole conchiglie. L'appartenenza della donna ad un gruppo di cacciatori è documentata dai resti del corredo, ossia selci e denti di cavallo e di bue primitivo. La sepoltura, denominata Ostuni 1º, è unica al mondo: risalente a circa 28.000 anni fa (datazione radiocarbonica calibrata), è collocata nella grotta di Santa Maria di Agnano, presso l'omonima masseria. Un calco di questa sepoltura può essere esaminato presso il "Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale", nell'ex convento delle Monacelle, nel centro storico di Ostuni.

Al neolitico appartengono gli insediamenti di Lamaforca, San Biagio e nelle vicinanze della via Traiana,[1] mentre reperti dell'età del bronzo sono stati ritrovati negli scavi in zona Lama Morelli. Nei pressi di Rosa Marina si trovano reperti neolitici[2], dell'età del ferro, del periodo ellenistico[3], dell'età romana[4].

Il primo nucleo cittadino fu fondato dai Messapi, un'antica popolazione illirica od anatolica che si stanziò nel Salento nel VII secolo a.C.; i Messapi furono abili costruttori di strade e città e scelsero l'ubicazione per la città in cima a un colle dalle pareti molto ripide (murex in latino, da cui proviene per l'appunto il termine Murgia) molto interessante dal punto di vista strategico. Recenti scavi nei pressi del foro Boario (la zona prospiciente le mura medievali), hanno permesso il rinvenimento di tombe del IV – II secolo a.C., che documentano la presenza di un centro abitato, la cui estensione andava dai fianchi della collina alla piana digradante verso il mare.

 Panorama della città bianca di notte Veduta della piazza con la Colonna di Sant'Oronzo Ceramica messapica

Nel III secolo a.C. anche il Salento fu conquistato dai Romani e con esso la città. Sul periodo le fonti dicono molto poco, probabili tracce rimangono in alcune masserie, sorte sulle fondazioni di antiche ville. Poco si sa anche riguardo all'etimologia della parola Ostuni[5]: probabilmente, deriva dall'eroe eponimo Sturnoi, compagno di Diomede, che dopo la Guerra di Troia l'avrebbe fondata; successivamente i Romani la chiamarono "Sturninum". Il termine tuttavia potrebbe essere mediato dal messapico o più probabilmente dal greco ἄστυ νέον (ástu néon, in cui ástu = cittadella fortificata, néon = nuova). Una teoria piuttosto accreditata vista la collocazione geografica, con ulivi a perdita d'occhio, è che il nome Ostuni nella forma dialettale Sctún derivi dalla parola araba Zeitoun che significa Olive o Ulivi.

Il Medioevo  Cavalieri normanni

Con la disgregazione dell'Impero d'Occidente, Ostuni, come il resto d'Italia fu percorsa da Ostrogoti, Longobardi, Saraceni e strenuamente difesa dal potere imperiale esercitato dai Bizantini. Durante il periodo bizantino, nell'876 diventò diocesi e diede rifugio ai monaci basiliani provenienti da Siria ed Egitto; minacciati dall'espansione araba, ma soprattutto dall'iconoclastia, i monaci si rifugiarono nelle stesse grotte che avevano dato rifugio agli uomini preistorici. Fra l'XI e il XII secolo i Normanni conquistarono gli insediamenti bizantini in Puglia unificandoli sotto la contea di Puglia istituita Roberto il Guiscardo e poi divenuta ducato di Puglia. I Normanni intensificarono inoltre la coltivazione dell'olivo e provvidero a stabilire con precisione i confini della città. Nel XII secolo Goffredo III, conte di Lecce e funzionario del re Ruggero II di Sicilia, con giurisdizione militare sulla Terra d'Otranto, costruì un castello sulla cima del colle più alto di Ostuni; oggi di quella costruzione imponente e ben fortificata, rimangono solo una torretta e il giardino (Giardino Zurlo). Il feudo ostunese risulta di rilevante importanza militare, tanto da fornire al regno normanno dodici Cavalieri di cui alcuni extra moenia. Ostuni viene integrata nell'ampio territorio della contea normanna di Lecce e nel Principato di Taranto. Con gli Svevi Ostuni si sviluppò notevolmente. Federico II di Svevia intese liberare Ostuni dai suoi vincoli feudali e prendere sotto la sua diretta e particolare protezione la città facendo del suo castello assieme a quelli di Oria, Taranto e Brindisi perno della difesa imperiale in Apulia e rendendolo esente da tasse e controlli di funzionari. Gli abitanti di Villanova e di Carovigno, inoltre, erano tenuti alla manutenzione castello di Ostuni, uno dei Castra exempta del Regno di Sicilia[6], difatti nel XII secolo il sistema portuale dell'area adriatica sotto l'autorità di Ostuni è ampliato dallo sviluppo della piccola Petrolla, oggi Villanova[7]. Indice dell'espansione sull'Adriatico di Ostuni.[8] Nel 1182 Tancredi Conte di Lecce e signore di Ostuni, concede al vescovo ed ai cittadini ostunesi di fondare un centro presso San Nicola di Petrolla e di popolarlo[9]. È inoltre concesso un mulino ed un forno, riservandosi il diritto di amministrarvi la giustizia[10].

Il centro viene rilevato nel percorso di ritorno dalla terza crociata di Filippo II Augusto re di Francia nel 1191 et recedens, inde transitum fecit... per villam que dicitur la Petrolle[11].

È l'imperatore Federico II di Svevia a dare la maggiore spinta propulsiva per lo sviluppo del casale. Il 9 ottobre 1239 Federico II ordina ad Andrea di Acquaviva, giustiziere di Terra d'Otranto di verificare perché il suo predecessore Filippo di Maremonte non sia riuscito a far ripopolare Petrolla nonostante il suo ordine.[12] Il 29 febbraio 1240 rinnova l'ordine allo stesso giustiziere e richiede di far pervenire ad cameram nostram una relazione completa.[13] Pervenuta puntualmente il 6 aprile 1240.

Ostuni si aprì al commercio con gli Angioini, i quali costruirono nuove fortificazioni per la città e rifondarono, sulle rovine dell'antica Petrolla, il porto di Villanova (la frazione costiera del paese).

La particolarissima conurbazione del borgo medievale, con le case addossate le une alle altre e la presenza di domus palatiate a più piani, risale proprio a questo periodo storico e si spiega sia con esigenze difensive sia col voler sfruttare appieno in larghezza ed altezza tutto lo spazio disponibile all'interno delle mura.

Ostuni fu circondata da nuove mura con torrioni circolari in periodo aragonese: furono aperte quattro porte, delle quali oggi si conservano solo Porta Nova risalente al XII secolo e ricostruita nel XV secolo e Porta San Demetrio del XIII secolo.

Dal Rinascimento al Risorgimento

Tra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo gli esponenti di spicco della comunità ebraica di Ostuni si distinsero nel commercio di prodotti tessili. La comunità nel suo complesso era una delle più floride della Terra d'Otranto e non fu esente da persecuzioni da parte dei cristiani[14]. Nel 1506 Ostuni passò al ducato di Bari di Isabella d'Aragona e della figlia Bona Sforza: sotto il dominio spagnolo cominciò così il periodo d'oro della città, sia dal punto di vista economico che culturale. I duchi concessero a Ostuni onori e privilegi, rafforzarono le fortificazioni delle mura cittadine e dotarono il litorale delle torri Pozzella (oggi diroccata) e San Leonardo. Il periodo rinascimentale corrisponde anche al massimo sviluppo urbanistico della città: il numero di abitanti tocca ormai quota 17.000. All'impianto medievale del centro storico si aggiungono numerosi nuovi edifici.

Ma nel XVII secolo cominciò una fase di declino: infatti nel 1639 Filippo IV d'Asburgo, a fronte dei debiti per la guerra dei trent'anni, vendette Ostuni agli Zevallos, una famiglia di mercanti che trattò la città alla stregua di feudo personale: anche la popolazione crollò al di sotto dei 10.000 abitanti. Fu durante questo periodo storico che la peste imperversò nella zona, pur risparmiando proprio Ostuni: questo perché era invalso l'uso di imbiancare le abitazioni con la calce, in quanto disinfettante naturale. Questa pratica non solo bloccò il contagio, ma, protrattasi nel tempo, rende ancora oggi la Città Bianca così peculiare a distanza di secoli.

Con i Borbone la città fiorì nuovamente. Ostuni si espanse in direzione dei vicini colli di Casale, Cappuccini, Sant'Antonio e Molino a Vento. Il centro della vita cittadina si spostò da piazza del Moro all'odierna piazza Libertà, dove si trova oggi il Municipio (e una volta sede del Convento dei Francescani). Fu proprio in questa piazza che Giuseppe Greco, nel 1771, innalzò la colonna in onore di Sant'Oronzo, il quale secondo la tradizione popolare aveva preservato la città dal contagio della peste.

Ai primi dell'Ottocento, sull'onda degli ideali dell'illuminismo, anche Ostuni venne attraversata da tumulti insurrezionali: vennero fondati un circolo della Giovine Italia e una rivendita carbonara. Durante questi moti Ostuni fu la prima città della Puglia a innalzare il tricolore.

Ostuni oggi  Vista di Ostuni

Dal secondo dopoguerra a ora, accanto allo sviluppo dell'agricoltura e dell'industria di trasformazione ad essa correlata (olio di oliva, mandorle, vino), la città è diventata una rinomata meta turistica, riuscendo a valorizzare i suoi beni culturali, storici e architettonici. Numerosi villaggi turistici, come ad esempio Rosa Marina, di rilevanza internazionale, sono sorti sul litorale, uno dei più puliti della costa pugliese. Nel 2006 si è istituito sulla costa che confina con il comune di Fasano il Parco naturale regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, area protetta di elevato interesse naturalistico e paesaggistico.

La caratteristica più peculiare del centro storico, che così tanto affascinava i turisti, era l'imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L'uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Come già detto, questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo, quando l'imbiancatura a calce fu l'unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Questa pratica, oggi in declino tanto che il sindaco ha dovuto emanare un'ordinanza per farla tornare in auge[15], fece sì che Ostuni fosse denominata Città Bianca o Città Presepe, ed era una caratteristica che la rendeva riconoscibile e indimenticabile ai visitatori.

Simboli   

Descrizione araldica dello stemma:

«D'azzurro, a tre monticelli d'oro, sostenenti tre torri dello stesso colore, finestrate di nero, la media più alta. Lo scudo circondato da due rami di quercia e d'alloro annodati da un nastro dai colori nazionali, sormontato dalla corona turrita.[16]»

(D.C.G. del 16 dicembre 1936[17])

Descrizione araldica del gonfalone:

«Riproduce lo stemma e l'iscrizione centrata "Città di Ostuni", su un drappo partito verticalmente di azzurro e giallo riccamente ornato di ricami d'argento. Le parti di metallo e i nastri saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dei colori nazionali e fregiati di argento.[16]»

(R.D. del 9 dicembre 1937[17])
^ Lama Rosa Marina (PDF), su docartis.com. ^ Rosa Marina - Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia, su cartapulia.it. URL consultato il 23 agosto 2022. ^ (EN) Area di frammenti (età ellenistica e romana) - Loc. Rosa Marina, su Mapcarta. URL consultato il 23 agosto 2022. ^ Località Rosa Marina - area di frammenti (età ellenistica e romana) - Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia, su cartapulia.it. URL consultato il 23 agosto 2022. ^ Ostuni Etimologia del Nome (PDF), su emeroteca.provincia.brindisi.it. ^ B. LIGORIO, Federico II. Ebrei, castelli e Ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, prefazione di Simonetta Bernardi, Artebaria ed., Martina Franca 2011. ^ L. PEPE, Storia della città di Villanova dalle origini al 1430, Ostuni 1916, p. 17. ^ S. IURLEO, Villanova dalle Origini al 1650, schena edit., Fasano 1985, pp. 21, 22. ^ J. MAIRE MARTIN, Les villes neve en Pouille au XIII siecle, in “I borghi nuovi, secoli XII XIV”, a cura di A. SETTIA, Cuneo 1993, p. 119. ^ L. PEPE (a cura di), Libro rosso della città di Ostuni, codice diplomatico, compilato nel 1609 da Pietro Vincenti ed ora per la prima volta pubblicato con altri diplomi e note premesse le notizie bibliografiche del Vincenti da Ludovico Pepe, Scuola Tipografica editrice Bartolo Longo, Valle di Pompei 1888. ^ C. Damiano Poso, Ostuni nel Medioevo. Lo sviluppo urbano del XIII secolo, Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di scienze storiche geografiche e sociali, Congedo Editore, Galatina 1997, pp. 170, 173. ^ F. LIEBERMANN, in Monumenta Germanica Historiæ, Scriptores, XXVII Hannover 1885 (rist. a Stoccarda 1935), p. 130. ^ L. PEPE, (a cura di), Documenti per la storia di Villanova sul porto di Ostuni, ed. Vecchi, Trani 1884. ^ B. Ligorio, Ebrei e neofiti a Ostuni e Martina Franca tra XV e XVI secolo. Fonti per uno studio economico e sociale, in P. Cordasco - F. Pappalardo - N. Surico (a cura di), L'umanità dello scriba. Testimonianze e studi in memoria di Cesare Colafemmina, Bari 2015, pp. 226-278. ^ Ordinanza bianco di calce n. 21 del 7 maggio 2015 (PDF), su ostuninotizie.it, Comune di Ostuni. URL consultato il 30 aprile 2018. ^ a b Stemma Comune di Ostuni, su comuni-italiani.it. ^ a b Ostuni, su Archivio Centrale dello Stato.
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