نينوى

( Ninive )

Ninive (AFI: /ˈninive/; accadico: ???????????????? Ninua; siriaco: ܢܝܼܢܘܹܐ Nīnwē; arabo: نَيْنَوَىٰ Naynawā) è una delle più famose città antiche, sulla riva sinistra del Tigri nel Nord della Mesopotamia. Si sono trovate tracce di insediamenti preistorici risalenti probabilmente al VI millennio e altri reperti, più consistenti, di epoca Uruk e successive. Divenne capitale del regno assiro sotto il re Sennacherib (704 - 681 a.C.); ampliata e abbellita da questi e da Assurbanipal (668 - 626 a.C.) raggiunse l'apice del suo splendore nel VII secolo avanti Cristo: le mura si estendevano per 12 chilometri su un'area di 750 ettari. La sua distruzione, nel 612 a.C., ad opera di Medi e Caldei, segnò anche la fine del grande regno assiro.
Nell'area di Ninive si distinguono due zone rispettivamente a nord e a sud del fiume Khosr, Kuyun...Leggi tutto

Ninive (AFI: /ˈninive/; accadico: ???????????????? Ninua; siriaco: ܢܝܼܢܘܹܐ Nīnwē; arabo: نَيْنَوَىٰ Naynawā) è una delle più famose città antiche, sulla riva sinistra del Tigri nel Nord della Mesopotamia. Si sono trovate tracce di insediamenti preistorici risalenti probabilmente al VI millennio e altri reperti, più consistenti, di epoca Uruk e successive. Divenne capitale del regno assiro sotto il re Sennacherib (704 - 681 a.C.); ampliata e abbellita da questi e da Assurbanipal (668 - 626 a.C.) raggiunse l'apice del suo splendore nel VII secolo avanti Cristo: le mura si estendevano per 12 chilometri su un'area di 750 ettari. La sua distruzione, nel 612 a.C., ad opera di Medi e Caldei, segnò anche la fine del grande regno assiro.
Nell'area di Ninive si distinguono due zone rispettivamente a nord e a sud del fiume Khosr, Kuyunjiq e Nebi Yunus, dominate dalla massa di due tell omonimi, terrapieni artificiali generati dalle rovine di antiche costruzioni. Nel libro di Giona della Bibbia, la missione del profeta è ambientata a Ninive.

 Sennacherib sul trono.

Il sito su cui fu costruita la città di Ninive fu abitato fin da epoca antichissima. La ricerca della città, motivata in buona misura dalle citazioni bibliche, fu tra le prime indagini archeologiche svolte sul campo in Mesopotamia.[1] Visto che in tempi moderni, pur trovandosi vicino alla città di Mossul, vi sorgeva solo un modesto villaggio e che buona parte dei resti archeologici erano sepolti, la sua identificazione non fu immediata.

Malgrado lo stato di totale abbandono dell'area, la sua collocazione e i due caratteristici tumuli avevano già attirato l'attenzione di alcuni visitatori. Nel 1766, Carsten Niebuhr mappò approssimativamente la zona attorno al villaggio di Nuniya, senza peraltro accorgersi dei resti delle lunghe mura. Riportò che il santuario islamico secondo la tradizione conteneva le reliquie del profeta Giona, che secondo la Bibbia Dio aveva inviato proprio a Ninive per avvisare i suoi abitanti dei loro peccati. Attorno al 1820 il residente inglese di Baghdad, Claudius Rich, compì un lavoro più accurato, mappando anche i resti delle mura.[2]

Sebbene i resti archeologici visibili fossero in quantità minima e la desolazione dell'area risultasse poco invitante e promettente, Kuyunjiq fu oggetto di scavi già agli inizi del decennio 1840-50 ad opera del console francese Paul Émile Botta, che aveva letto i resoconti precedenti.[2] Egli però lasciò la zona nel 1843 a favore di Khorsabad, circa 20 km più a nord. Il ritrovamento del palazzo di Sargon II gli fece proclamare di avervi trovato la biblica Ninive. Gli scavi di Austen Henry Layard presso il tell, iniziati nel 1849, ebbero invece maggior successo, malgrado i mezzi economici inferiori. Botta e Layard (che in precedenza aveva operato a Nimrud, la biblica Calah, da lui identificata a sua volta con Ninive), erano buoni amici e si erano scambiati reciprocamente informazioni. La pervicacia di Layard permise di scoprire i resti della vera cittadella assira, che giacevano sepolti sotto oltre 6 metri di sedimenti abitativi di epoche successive.[3]

Con un sondaggio condotto nel 1931-32 fino a una profondità di 27,5 m, Mallowan distinse cinque livelli preistorici.[4] A Ninive sono state recuperate ceramiche risalenti alle culture di Hassuna e Halaf, tra il 6500 e il 5500 a.C.

Costruita lungo una linea di faglia, fu colpita da diversi terremoti, come quello che distrusse il tempio di Ishtar, ricostruito dal re accadico Manishtushu nel 2260 a.C. L'evento viene ricordato in un testo scritto dell'epoca di Shamshi-Adad I, a cavallo della fine del XIX secolo avanti Cristo. La possibile esistenza di un tempio ancora più antico venne sostenuta da Reginald Campbell Thompson, che scavò i resti del livello 5.[4]

Da centro religioso, Ninive iniziò a svilupparsi in città vera e propria durante il dominio dell'impero accadico, nel XXII secolo a.C. Sembra che in tale epoca venisse edificata una prima cerchia di mura attorno all tell di Kuyunjiq, di più antico insediamento, costituendo la cittadella attorno alla quale si ebbe lo sviluppo successivo. Dopo un periodo di cui non si hanno molte notizie, viene citata per la prima volta come città reale durante il periodo Medioassiro. Salmanassar I eresse o allargò palazzi su Kuyunjiq. Si costruì anche sulla seconda collinetta, Nebi Yunus, che fungeva da arsenale cittadino.[4] In questo terrapieno però non sono stati eseguiti scavi poiché vi si trova un santuario islamico.[1]

Fu Sennacherib che fece di Ninive nel 700 circa a.C. una città magnifica. Costruì nuove vie e piazze e imponenti palazzi fra cui il "Palazzo senza Eguali" scoperto nel 1847 da Layard. Il piano, in gran parte recuperato, ha una dimensione di circa 503 per 242 metri e comprende almeno 80 vani. Nel palazzo è stata trovata una vera e propria biblioteca di tavolette cuneiformi. La base era costituita da blocchi di calcare e mattoni di fango e misurava 22 metri di altezza. In totale la fondazione include circa 2.680.000 metri cubi di mattoni (circa 160 milioni di mattoni). Le pareti di mattoni erano alte 20 metri. Alcune delle porte principali sono state affiancate da figure colossali di pietra del peso di circa 30 tonnellate che rappresentano leoni alati o tori con la testa d'uomo. Il materiale impiegato per la costruzione proveniva dalle cave di Balatai distante 50 km. Ci sono anche 3.000 metri di pannelli in pietra scolpita a bassorilievo che documentano tutte le fasi della costruzione, comprese la scultura delle statue e il loro trasporto su chiatta. Un'immagine raffigura 44 uomini che trainano una statua colossale. La maggior parte delle statue pesavano tra 9 e 27 tonnellate.[5]

Secondo teorie recenti, adiacenti al palazzo vi erano forse i meravigliosi giardini conosciuti come Giardini pensili di Babilonia. Questo perché mentre a Babilonia non sono stati mai trovati resti ad essi riconducibili, i giardini creati da Sennacherib appaiono molto vicini alle descrizioni successive. Vi sono inoltre altri argomenti a sostegno, tra i quali il fatto che dopo la distruzione di Babilonia operata da Sennacherib, che asportò anche le statue degli dei principali, fonti esterne appaiono confondere Ninive con Babilonia.[6]

I bassorilievi dei palazzi riflettono il sistema statale degli Assiri, con una classe dirigente fortemente militarizzata che utilizzava sistematicamente l'esibizione di forza ed il terrore come strumento per soggiogare gli altri popoli. La guerra è rappresentata in ogni dettaglio, con battaglie cruente, distruzioni di città e accampamenti, cadaveri, uccisioni di prigionieri, saccheggi, omaggi dei principi vinti. In un'iscrizione Sennacherib dichiara: «I suoi abitanti giovani e vecchi […] con i loro cadaveri ho riempito le strade della città». Nel palazzo è stata rinvenuta anche la stele a forma di prisma con gli annali del regno di Sennacherib in cui si narra, fra l'altro, a proposito del re ebraico Ezechia: «Lui stesso imprigionai a Gerusalemme, la sua residenza reale, come un uccello in gabbia.».[7][8]

La caduta di Ninive e dell'impero
  Lo stesso argomento in dettaglio: Caduta di Ninive.
 Età neoassira, cadaveri galleggianti su un fiume, palazzo di Assurbanipal (648-31 avanti Cristo, all'incirca).

Il periodo di splendore della città, che si presume contasse tra i 100 e i 150 000 abitanti, ebbe breve durata. Alla morte di Assurbanipal intorno al 630 a.C. scoppiarono delle guerre civili.

Verso il 616 i regni sottomessi con la forza si ribellarono e saccheggiarono diverse città assire.[9]

La cronaca babilonese B.M.[10] 21901 narra la caduta di Ninive, assediata dagli eserciti di Nabopolassar, re di Babilonia, e di Ciassare di Media nel 612 a.C.: «La città [ridussero] in cumuli di rovine e mucchi [(di detriti)]».[11] Secondo la stessa cronaca, Assur-uballit II tentò di prolungare la dominazione assira da Harran, sua nuova capitale. La resistenza assira non ebbe successo ed anche Harran fu persa. Un successivo tentativo di recuperare Harran, con l'aiuto egizio è menzionato nella stessa cronaca B.M. 21901, a proposito del 609 a.C.: «Nel mese di duʼuzu, Assur-uballit, re d’Assiria, (e) un grande esercito dell’Egitto [che era venuto in suo aiuto] passò il fiume (Eufrate) e [marciò] alla conquista di Harran.».[11] Il tentativo , comunque, non ebbe esito.

Anche dopo la caduta, Ninive e il suo territorio continuarono ad essere abitati fino all'epoca islamica. Il 12 dicembre 627 d.C. vi si svolse la battaglia decisiva tra i Persiani di Cosroe e l'esercito bizantino di Eraclio, che vide prevalere quest'ultimo.

^ a b Ninive, su www-3.unipv.it, Università di Pavia. URL consultato il 29 aprile 2015. ^ a b Larsen, 2014, cap.I - The Mounds of Nineveh. ^ (EN) Tim Murray, Milestones in Archaeology: A Chronological Encyclopedia, ABC-CLIO, 2007, pp. 193-196, ISBN 978-1-57607-186-1. ^ a b c Nineveh Region, su archive.cyark.org, CyArk. URL consultato il 29 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2011). ^ Chris Scarre, The Seventy Wonders of the Ancient World: The Great Monuments and How They Were Built, Thames & Hudson, 1999. ^ Stephanie Dalley, The Mystery of the Hanging Garden of Babylon, Oxford University Press, 2013, ISBN 978-0199662265. ^ Time Life Lost Civilizations series: Mesopotamia: The Mighty Kings, 1995. ^ Ancient Near Eastern Texts, p. 288. ^ Cuneiform tablet with part of the Babylonian Chronicle (616-609 BC), su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 29 aprile 2015. ^ British Museum ^ a b J. B. Pritchard (a cura di), Ancient Near Eastern Texts, 1974, p. 305.
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