مسجد جامع اصفهان

( Moschea del Venerdì (Isfahan) )

La Moschea del Venerdì di Isfahan (Persiano: مسجد جامع اصفهان – Masjid-e-Jāmeh Isfahān) è probabilmente l'espressione architettonica più importante della dominazione selgiuchide in Persia (1038-1118) e delle successive aggiunte nei secoli successivi. Dal 2012 è divenuta anche un Bene protetto dall'UNESCO.

La Moschea del Venerdì di Isfahan (Persiano: مسجد جامع اصفهان – Masjid-e-Jāmeh Isfahān) è probabilmente l'espressione architettonica più importante della dominazione selgiuchide in Persia (1038-1118) e delle successive aggiunte nei secoli successivi. Dal 2012 è divenuta anche un Bene protetto dall'UNESCO.

Nel 1051 Isfahan divenne la capitale dei selgiuchidi, giunti nel Khwarezm e nella Transoxiana dall'Asia centrale nell'XI secolo. Di fede sunnita, essi miravano alla restaurazione del califfato abbaside. La conquista di Isfahan da parte di Toghrul Beg elevò il prestigio della città, il cui nuovo status venne espresso attraverso un elaborato piano architettonico. La potenza dell'Impero selgiuchide trovò concreta manifestazione in una serie di edifici, dei quali il più importante era la moschea.

I Selgiuchidi progettarono il centro della città e la piazza in prossimità della preesistente moschea del Venerdì, il cui lato nord confinava con questi spazi. In età successive, il sovrano safavide Shah Abbas avrebbe rimpiazzato il centro originario con la sua nuova maydan (piazza), completata nel 1602, spostando il nucleo della città più a sud. Numerosi storici dell'architettura considerano la moschea del Venerdì l'epitome del periodo selgiuchide-safavide e il cuore della città pre-abbaside[senza fonte]. Secondo gli studi il luogo era dapprima occupato dai seguaci Sasanidi di Zoroastro (ciò significa che probabilmente vi era un tempio di fuoco).[1]

Le testimonianze storiche danno informazioni contrastanti circa le condizioni della moschea durante il periodo selgiuchide. Il rinomato geografo e storico Yaqut al-Hamawi afferma che la popolazione di Isfahan fu costretta a demolire il tempio "per mancanza di legno" nel 1051, quando la città fu conquistata da Toghrul Beg. Il resoconto di Naser-e Khosrow scrive invece che la moschea era "grande e magnificente" intorno al 1052. Quel che è certo, al di là delle discordanti versioni, è che prima della conquista selgiuchide di Isfahan esisteva già una moschea del Venerdì a pianta ipostila risalente al X secolo, edificata nel periodo Buyide. La cattura della città e i successivi tumulti, le dispute religiose (tra le correnti Hanafite e Shafi'ite) sotto Malik Shah, e incendi provocarono diversi danni alla moschea. Tale situazione comportò la necessità di ricostruire parzialmente il tempio, introducendovi nuovi elementi architettonici.

Del primo nucleo architettonico della moschea sono sopravvissute le due grandi cupole a nord e sud, mentre le restanti parti sono andate distrutte in un incendio nel XII secolo. Nel 1121 venne ricostruita e nel corso del tempo ogni sovrano diede il proprio contributo attraverso degli ampliamenti.[1]

 Plastico della moschea con la descrizione delle sale

«Nel cuore della città, la moschea del Venerdì è più antica, essendo stata costruita nell'XI secolo. Qui, come nella moschea del Venerdì di Herat, in un solo edificio e nei suoi restauri è illustrata tutta la storia della città. La grazia del colore dei Safawidi, come già quello dei Timuridi, impallidisce davanti alla sua venerabile grandiosità. Molte parti sono rozze, alcune sono brutte. Ma la grande cupola ovoidale di mattoni disadorni, costruita dal selgiuchide Malek Shah, ha poche rivali in quanto a espressione di assoluta serenità che è prerogativa delle cupole islamiche.»

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