Il lago di Garda o Benaco (/beˈnako/, oppure /ˈbɛnako/ secondo la dizione locale) è il maggiore lago italiano, con una superficie di circa 370 km². Cerniera fra tre regioni, Lombardia (provincia di Brescia), Veneto (provincia di Verona) e Trentino-Alto Adige (Provincia autonoma di Trento), è posto in parallelo all'Adige, da cui è diviso dal massiccio del monte Baldo. A settentrione si presenta stretto a imbuto mentre a meridione si allarga, circondato da colline moreniche che rendono più dolce il paesaggio. Il lago è un'importante meta turistica ed è visitato ogni anno da milioni di persone.

Fino all'Ottocento gli abitanti del lago hanno conservato molte peculiarità frutto di una storia secolare e di profondi adattamenti all'ambiente in cui vivevano. Queste peculiarità erano particolarmente evidenti tra le genti dell'alto Garda in ragione del minor contatto con il mondo esterno, causato dal territorio impervio in cui vivevano, che rendeva difficili le comunicazioni. Ciò ha portato all'origine di una popolazione con tratti tipologici e morfologici ben precisi, ma anche ad uno stile di vita tipico della gente lacustre. Questi tratti sono andati lentamente a perdersi a partire dal Novecento, quando i contatti con l'esterno sono diventati più frequenti.[1]

Preistoria  Il sito palafitticolo di Lucone, a Polpenazze del Garda, si trova in un'ampia conca un tempo occupata da un piccolo specchio d'acqua, ora in gran parte bonificata

Nella zona gardesana sono state rinvenute tracce di presenza umana afferibili al Paleolitico medio, in particolare strumenti in selce, ma solamente oltre certe altitudini, in quanto a quote minori le azioni dei ghiacciai hanno cancellato tutti gli indizi che avrebbero potuto provare la presenza dell'uomo. Del Paleolitico superiore sono rimasti alcuni segni di accampamenti, in particolare sui versanti dei monti Baldo e Stivo, mentre nel Mesolitico pare che la zona più frequentata fosse quella del Baldo a causa della presenza di grandi quantità di selce, anche se testimonianze di questo periodo sono state ritrovate pure nei pressi di Nago, Arco, e Manerba. Nel Neolitico le popolazioni che abitavano il lago entrarono in contatto con la cultura dei vasi a bocca quadrata, come testimoniano anche gli oggetti a corredo di alcune tombe di questo periodo ritrovate nei pressi di Arco.[2]

 Mappa dei siti archeologici nel territorio che circonda il Garda

Le maggiori testimonianze di presenza umana in età preistorica risalgono però all'età del bronzo, quando sorsero nel basso lago, ma anche nell'entroterra benacense, numerosi aggregati di case su palafitte, le cui tracce sono piuttosto abbondanti e precise, ma che furono però abbandonate durante l'età del ferro in favore di punti più strategici.[3] Il lago di Garda fu punto d'incontro tra le popolazioni dei Reti e quelle dei Veneti, la cui presenza è testimoniata in particolar modo dalla necropoli veneta di Garda, oltre che degli Etruschi che giunsero a trafficare in queste zone. Plausibile anche la presenza dei Cenomani, i quali si sarebbero insediati nell'area tra Brescia e il lago intorno al VI secolo a.C., lasciando loro tracce per lo più nella toponomastica lombarda.[4]

Storia antica  Sono numerose le testimonianze romane lungo le sponde del Garda, tra le più note le Grotte di Catullo

L'integrazione tra Romani e Cenomani, i quali controllavano la zona gardesana, iniziò probabilmente nel 225 a.C., quando vi fu un trattato di alleanza tra Cenomani, Veneti e Romani, anche se l'effettiva romanizzazione del territorio avvenne tra il II e il I secolo a.C.,[3] tanto che nell'89 a.C. vennero concessi i diritti già delle città latine per volontà del console romano Gneo Pompeo Strabone e una quarantina di anni dopo fu concessa la cittadinanza romana a Brescia (il cui agro comprendeva la sponda occidentale e settentrionale del Benaco) e a Verona (che comprendeva invece la sponda orientale).[5] Un secolo strategico fu il I d.C. in quanto vennero realizzate strade di notevole importanza, come la via Gallica, che collegava Verona con Milano passando da Peschiera (l'antica Arilica), e la via Claudia Augusta, che collegava la pianura con il passo di Resia e quindi i territori più settentrionali, oltre ad alcune strade di minore importanza che collegavano la val d'Adige con il Garda, la via Benacensis (all'altezza di Torri del Benaco) e la Campiona.[3] Furono inoltre istituiti due pagi, ovvero circoscrizioni territoriali rurali: quello dei Benacenses sul bresciano e il pagus dei Claudienses sul veronese.[5]

Nel 268 si combatté la battaglia del lago Benaco tra l'esercito dell'impero romano, comandato dal futuro imperatore Claudio il Gotico, e la federazione germanica degli Alemanni. La schiacciante vittoria ottenuta dai romani permise la definitiva cacciata dall'Italia settentrionale degli Alemanni, a causa delle gravissime perdite che subirono durante la battaglia.[6]

La presenza romana è ampiamente testimoniata da insediamenti, ville (in particolare le note Grotte di Catullo), da resti di centuriazione ancora oggi visibili nella piana a nord di Riva del Garda, dai resti di un santuario non distante dalla stessa Riva, da una necropoli situata in una località di Cavaion Veronese in cui furono ritrovati numerosi corredi funebri, da alcune lapidi, testimonianze epigrafiche e dall'altare di Lazise.[5]

Storia medievale  Il castello scaligero di Malcesine e l'abitato che sorge ai suoi piedi

Dopo il crollo dell'impero romano la regione gardesana assistette al passaggio di numerose popolazioni barbariche, ma la prima popolazione germanica che vi si stanziò, dopo una lunga migrazione, fu quella dei Longobardi. Le loro testimonianze sono presenti per lo più lungo le sponde meridionale e orientale, preferite ad altre zone per via dell'importanza strategica: da qui si poteva infatti controllare sia le vie d'acqua del Garda e del Mincio, che la val d'Adige. Durante l'egemonia longobarda vi fu una prima riorganizzazione, oltre che la definitiva cristianizzazione dell'area, iniziata nei secoli precedenti da san Vigilio e san Zeno. Il lago rimase al confine fra tre potenti ducati longobardi, quelli di Verona, di Trento e di Brescia, e fu al centro di un'importante rete di comunicazioni, sia commerciali sia militari.[7]

I primi documenti che testimoniano la presenza di una Fines Gardenses, un'entità dotata di propri funzionari per l'amministrazione della giustizia, anche se non autonomi rispetto al conte di Verona, risalgono all'825, mentre dopo il mille venne istituito dall'imperatore Enrico II la contea di Garda, detta anche Judicaria gardensis, a cui faceva capo tutta la sponda orientale.[8] A partire dall'XI secolo le cittadine gardesane cominciarono a sviluppare una politica differenziata rispetto a quella dei maggiori centri di influenza - Verona, Brescia e Trento - e questa maggiore autonomia fece sì che, a partire dal secolo successivo, molti centri divennero libere comunità. Queste possedevano condizioni economiche agiate rispetto ai paesi dell'entroterra e una forte consapevolezza sociale e senso comunitario.[9]

 La rocca di Sirmione, uno tra i castelli scaligeri meglio conservati

Nel XIII secolo si affermò però la Signoria Scaligera, che assoggettò ben presto la sponda orientale del lago, la quale venne compresa amministrativamente nel distretto della Gardesana e del Baldo. I Signori veronesi realizzarono numerose costruzioni difensive, in particolare fecero costruire i castelli di Sirmione, di Malcesine e di Riva del Garda, rafforzarono le strutture portuali di Lazise e di Torri del Benaco, e realizzarono, nell'entroterra, il grande sistema difensivo del Serraglio, unico nel suo genere in Italia. Questo sistema fortificato, terminato da Cangrande II nel 1355, prevedeva castelli isolati a Ponti e a Monzambano, quindi una seria continua e ininterrotta di castelli e torri collegate da muri difensivi che partivano dalla rocca di Valeggio sul Mincio, i quali si saldavano al castello di Villafranca, e che proseguivano poi fino a Nogarole Rocca. Il Serraglio si conservò praticamente integro fino a metà Ottocento, dopo di che venne parzialmente smantellato.[10]

Negli anni settanta del Trecento Cansignorio della Scala pose il controllo del lago nelle mani di due ufficiali dotati di ampie prerogative politiche, amministrative e militari: il capitano della Gardesana e il capitano del lago.[11]

Storia moderna  Il trasporto in salita verso passo San Giovanni della flotta veneziana durante l'impresa denominata Galeas per montes

Nel 1387, in seguito alla sconfitta di Antonio della Scala, tutto il territorio del Garda venne assoggettato ai Visconti; già nel 1405 la riva orientale passò però nelle mani della Serenissima, a seguito della dedizione di Verona a Venezia, mentre la sponda occidentale rimaneva afflitta dalle lotte tra guelfi e ghibellini. Nel 1426 i Visconti persero Brescia e la sponda occidentale del lago, che passò così nelle mani di Venezia, pure in questo caso tramite dedizione: riuniti sotto la bandiera della Repubblica di Venezia, i 34 comuni benacensi ottennero ampie autonomie e a Salò si stabilì il provveditore della Riviera.[12] La guerra tornò a insanguinare le acque gardensi nel 1438, per via della lotta tra Venezia e Milano: un evento eccezionale, ricordato con il nome di Galeas per montes, fu il passaggio di una flotta, composta da sei galere e venticinque navi, sulle pendici del monte Baldo, trainate da 2 000 buoi. Questa flotta navigò sull'Adige e giunse fin quasi a Rovereto, da dove venne trasportata sino al lago di Garda via terra attraverso la valle del lago di Loppio. La flotta venne poi utilizzata per contrastare quella milanese ed ebbe il suo maggior successo in battaglia presso Riva del Garda, cui seguì la capitolazione della città.[13]

Nel 1508 si costituì la lega di Cambrai (la quale aveva delle mire anche sulla regione gardesana) contro la Serenissima: Venezia rafforzò i castelli dei propri domini di Terraferma, tra i quali quelli di Salò e Padenghe, e inviò diverse galee sul lago, oltre a farne costruire di nuove direttamente sul Garda, presso l'arsenale di Lazise. Durante la guerra i veneti persero parte dei loro domini che vennero però recuperati nel 1512, quando a Salò poté tornare il provveditore. Nel 1516 scese in Italia l'imperatore Massimiliano I e la Riviera tornò nuovamente in mano tedesca, ma il suo ritorno improvviso in Germania consentì alla Serenissima di recuperare i territori persi.[14]

Dopo la guerra della Lega di Cambrai, per lungo tempo il territorio non venne colpito direttamente da nuove lotte: solo nel 1701 venne coinvolto nella guerra di successione spagnola, quando spagnoli e francesi si posizionarono nelle valli bresciane e sul monte Baldo, con lo scopo di fermare la discesa delle truppe imperiali. Tra anni più tardi alcune zone vennero invece occupate dalle truppe imperiali e a nulla valse l'invio di ambasciatori da parte della Serenissima, che si era mantenuta neutrale. Anzi, durante la permanenza di truppe francesi e tedesche vi furono numerosi scontri e i centri abitati furono più volte bombardati da navi. Solo a giugno la guerra si spostò dal lago in altri territori.[15]

Storia contemporanea La breve dominazione francese  Veduta di Riva del Garda, l'unica cittadina del lago a far parte della contea del Tirolo, in seguito al ritorno alla giurisdizione imperiale austriaca nel 1815

Nel 1796 i territori della Serenissima vennero coinvolti nelle guerre napoleoniche: a fine maggio i francesi avanzarono fino al lago e il 30 sconfissero gli austriaci a Borghetto sul Mincio e conquistarono Peschiera. A fine luglio vennero invece sconfitti i francesi che dovettero ritirarsi oltre Salò, che venne occupata dagli austriaci. Si svolsero quindi numerosi scontri tra gli avversari sul campo di battaglia del lago di Garda. L'anno seguente i francesi occuparono pure Mantova, mentre le valli bresciane e la Riviera insorsero contro i napoleonici, anche se la Repubblica di Venezia mantenne il suo status di neutralità e non inviò aiuti in soccorso. I veronesi organizzarono invece, in modo autonomo, delle spedizioni contro i centri occupati dai francesi, ma vennero sconfitti e si videro costretti a ritirarsi a Verona, dove il 17 aprile ebbero inizio le insurrezioni antifrancesi denominate "Pasque veronesi". Il 17 ottobre venne però firmato il trattato di Campoformio: ai francesi andarono le sponde sud-occidentali, mentre agli austriaci quelle nord-orientali. Nel 1799 la guerra continuò, anche con incursioni dall'acqua, finché l'anno successivo la Riviera non tornò in mano francese: il lago divenne parte della Repubblica Cisalpina (in seguito trasformatasi in Repubblica Italiana e poi ancora in Regno d'Italia, sempre sotto il controllo francese), venendo suddiviso tra il dipartimento del Mella (la sponda occidentale) e il dipartimento del Mincio (la sponda orientale).[15]

In seguito alla sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte, nel 1815, si avviò un processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti dell'Ancien Régime, processo che prese il nome di Restaurazione. Durante il congresso di Vienna si decise, contrariamente ai principi-guida del congresso stesso, di non ricostituire la Repubblica di Venezia, dalle cui ceneri nacque il Regno Lombardo-Veneto: in questo modo tutta la regione gardense tornò in mano austriaca. I due dipartimenti di epoca napoleonica vennero sostituiti dalla provincia di Verona e dalla provincia di Brescia, mentre il territorio trentino con Riva del Garda venne unito alla contea del Tirolo.[16]

Le guerre d'indipendenza  Salò, il 19 giugno 1859 le batterie piemontesi affondano un battello a vapore austriaco sul lago di Garda

La prima guerra di indipendenza italiana vide un iniziale, lento avanzamento dell'esercito piemontese in direzione del lago: alla notizia del suo avvicinamento, Salò si ribellò al giogo austriaco, furono fatti prigionieri diversi soldati e abbattute le insegne austriache. Nel corso degli eventi anche Riva del Garda e diversi paesi della sponda veronese si sollevarono. L'esercito austriaco fu costretto a ritirarsi sulla linea del Mincio per l'avanzata delle truppe piemontesi e il 4 aprile gli austriaci furono cacciati da Lonato e Desenzano, mentre non riuscì il tentativo piemontese di conquistare Peschiera. Dopo la sconfitta piemontese di Custoza venne però firmato l'armistizio Salasco e ripristinato lo status quo ante guerra.[16]

Nel 1859 iniziò la seconda guerra di indipendenza; il 18 giugno i cacciatori delle Alpi riuscirono a entrare a Salò, da dove Giuseppe Garibaldi voleva partire per proseguire l'avanzata verso il Veneto attraversando con alcune imbarcazioni il lago, ma nuovi ordini lo obbligarono a spostare le truppe nelle valli bresciane. Le truppe italiane riuscirono però ad affondare un piroscafo austriaco prima di lasciare Salò. Poco dopo venne combattuta la battaglia di Solferino e San Martino, vinta dai franco-sabaudi, e Peschiera venne assediata, ma con l'armistizio di Villafranca si pose fine alla guerra: il Garda tornò a diventare terra di confine, in questa occasione tra italiani e austriaci.[16]

Durante la terza guerra di indipendenza Garibaldi tornò nuovamente a Salò, da dove iniziò l'avanzata preliminare all'invasione del Trentino. Intanto le cannoniere austriache che solcavano il lago bombardarono ripetutamente Gargnano e cercarono di imporre il loro predominio ostacolando le operazioni del Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi. Nonostante l'umiliante sconfitta italiana per mare e per terra, il Veneto venne consegnato al Regno d'Italia, tranne la parte settentrionale del lago che rimase ancora sotto il controllo austriaco.[16]

Le due guerre mondiali  La villa di D'Annunzio a Gardone Riviera, disegnata dall'architetto Giancarlo Maroni

Durante la prima guerra mondiale si combatté sull'alto Garda, in particolare a nord del massiccio del monte Baldo. Il 23 luglio 1915 avvenne il primo bombardamento aereo nella zona, quando fu colpita Riva del Garda, mentre il 10 agosto fu bombardata Malcesine e il 25 ottobre nuovamente Riva. I piroscafi del lago vennero requisiti dall'esercito italiano e vennero riequipaggiati come navi da guerra. L'anno seguente furono installate alcune batterie di cannoni e artiglierie, ma il 20 febbraio Riva venne colpita nuovamente. Il giorno seguente tre aerei austriaci bombardarono Desenzano, mentre il 27 febbraio bombe caddero a Nago e Torbole. Nel 1918, mentre sul Baldo infuriavano i combattimenti, venne bombardata nuovamente Riva. Successivamente furono bersagliate Limone e, ancora una volta, Riva, ma con la fine della guerra anche la sponda trentina passò in mano italiana.[17]

Nel periodo tra le due guerre il poeta vate Gabriele D'Annunzio si stabilì a Gardone Riviera, dove sarebbe poi edificato il Vittoriale degli Italiani, sua residenza e oggi museo. Nel 1922 si verificarono alcuni episodi squadristi: i più importanti furono contro il circolo socialista di Desenzano e l'amministrazione comunale di Toscolano.[17]

 Villa Simonini a Salò, sede del Ministero degli esteri della Repubblica Sociale Italiana

Fino al 1943 i fatti della seconda guerra mondiale non interessarono particolarmente la regione del lago, ma in seguito alla nascita della Repubblica Sociale Italiana il comando tedesco si insediò a Limone e, il 10 ottobre, quello di Benito Mussolini a Gargnano, località dove sono di pattuglia 530 SS;[18] a Desenzano ebbe sede il Ministero della difesa; a Salò si stabilirono il Ministero degli esteri, il Ministero della cultura popolare e le agenzie di stampa (questi ultimi due incentrati a villa Amadei);[19] Fasano fu sede dell'ambasciata tedesca e Gardone di quella giapponese, mentre a Maderno trovò sistemazione il Ministero degli interni e il Partito Fascista Repubblicano. Clara Petacci, l'amante del Duce, si stabilì nella foresteria del Vittoriale.[20] La parte trentina del lago venne inoltre occupata militarmente dalla Wehrmacht. Ben presto a Brescia si formò il XV Gruppo Corazzato Leonessa, mentre a Verona presero vita i battaglioni "Mussolini", "Folgore" e "Abbi fede".[21] Mussolini lasciò però Gargnano per trasferirsi a Milano in un corteo di sei autovetture il 18 aprile 1945.[22]

Un primo bombardamento pesante colpì il viadotto ferroviario di Desenzano il 22 luglio 1944, mentre furono mitragliati da aerei l'ufficio postale di Torri del Benaco e le postazioni contraeree di Malcesine. Successivamente furono compiuti bombardamenti ripetuti su alcuni centri abitati della sponda veronese. Nel 1945 i cieli sopra il Garda furono teatro degli ultimi combattimenti tra caccia anglo-americani e italo-tedeschi.[17]

^ Turri, p. 9. ^ Vedovelli, p. 18. ^ a b c Vedovelli, p. 19. ^ Turri, p. 10. ^ a b c Vedovelli, p. 20. ^ Sesto Aurelio Vittore, De vita et moribus imperatorum romanorum, 34.2. ^ Vedovelli, pp. 20-21. ^ Vedovelli, p. 21. ^ Vedovelli, p. 22. ^ Vedovelli, pp. 22-23. ^ Romanoni, pp. 103-104. ^ Dal 1300 al 1500, su lagodigarda.it. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011). ^ Musatti, p. 270. ^ Dal 1500 al 1700, su lagodigarda.it. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011). ^ a b Dal 1700 al 1800, su lagodigarda.it. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011). ^ a b c d Dal 1800 al 1900, su lagodigarda.it. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011). ^ a b c Dal 1900 al 1950, su lagodigarda.it. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011). ^ Bocca, p. 133. ^ Bocca, p. 49. ^ Bocca, p. 136. ^ Bocca, p. 63. ^ Bocca, p. 328.
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