Contesto di Cecenia

La Cecenia (in russo: Чечня?, traslitterato: Čečnjá; in ceceno: Нохчичоь, Noxçiyçö), ufficialmente Repubblica Cecena (in russo: Чеченская Республика, Čečenskaja Respublika; in ceceno: Нохчийн Республика, Noxçiyn Respublika), è una repubblica della Federazione Russa.

Di più Cecenia

Population, Area & Driving side
  • Popolazione 1492992
  • La zona 16165
Cronologia
  • Il XVI secolo e l'annessione all'Impero Russo
      Lo stesso argomento in dettaglio: Cosacchi del Volga.

    Parte dell'Impero ottomano dal XV secolo, nel 1577 i Cosacchi liberi provenienti dal Volga e stabilitisi sulle rive del fiume Terek formarono una comunità raccolta nello Stato cosacco del Terek....Leggi tutto

    Il XVI secolo e l'annessione all'Impero Russo
      Lo stesso argomento in dettaglio: Cosacchi del Volga.

    Parte dell'Impero ottomano dal XV secolo, nel 1577 i Cosacchi liberi provenienti dal Volga e stabilitisi sulle rive del fiume Terek formarono una comunità raccolta nello Stato cosacco del Terek. Nel 1783 i regni di Russia e Georgia firmarono il trattato di Georgievsk, con il quale i Kartli-Kakheti, ovvero i signori della regione, si sottomettevano all'autorità imperiale russa diventando un protettorato. Per assicurarsi una comunicazione diretta tra la Georgia e le altre regioni della Transcaucasia, l'Impero russo cercò di espandere il proprio controllo sulla Cecenia, provocando così lo scoppio della guerra caucasica nel 1817, scatenando la guerra di resistenza della popolazione soprattutto nelle zone degli altopiani, contro le quali venne inviata un'armata al comando del generale Aleksandr Barjatinskij forte di 250.000 uomini, che riuscì a sedare la rivolta soltanto nel 1859. Annessa alla Russia nel 1873, anche se con periodiche ribellioni (Imamato del Caucaso), Cecenia ed Inguscezia furono inglobate nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica Ceceno-Inguscia alla nascita dell'Unione Sovietica.

    La rivolta contro l'Unione Sovietica
      Lo stesso argomento in dettaglio: Insurrezione cecena del 1940-1944.

    Durante la seconda guerra mondiale, i ceceni insorsero contro i russi sperando di approfittare dell'impegno dell'esercito sovietico su altri fronti per ottenere l'indipendenza, ma una volta che l'Armata Rossa ebbe ricacciato le truppe nemiche, Stalin ordinò una durissima punizione per i ceceni collaborazionisti. Il 23 febbraio 1944 con l'Operazione Lentil in una sola notte cinquecentomila cittadini ceceni vennero deportati dal governo centrale sovietico nella repubblica sovietica del Kazakhstan. Qui i ceceni vennero isolati e le famiglie disperse nel tentativo di "decaucasizzare" i ribelli. Fu loro concesso di ritornare alla loro regione d'origine solo nel 1957.

    L'indipendenza e la prima guerra cecena (1991-1996)
      Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra cecena.

    Dopo il collasso dell'Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Tra i motivi dell'opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di oleodotti e gasdotti.

    Džochar Dudaev, il presidente nazionalista della repubblica cecena, dichiarò l'indipendenza della nazione dalla Russia nel 1991. Nella sua campagna elettorale presidenziale del 1990 Boris El'cin aveva promesso di riconoscere le richieste di autonomia amministrativa e fiscale dei governi federati, spesso disegnati su base etnica in epoca sovietica, e il 31 marzo 1992 la Duma (presieduta da Ruslan Chasbulatov, un ceceno) approvò una legge in tal senso, in base alla quale El'cin e Chasbulatov firmarono il Trattato della Federazione (Russa), che definiva la divisione dei poteri fra i due livelli di governo, con 86 degli 88 territori interessati. Il Tatarstan firmò nella primavera del 1994, mentre nel caso della Cecenia, che rifiutava di ritirare la dichiarazione di indipendenza, nessuna delle due parti tentò seriamente di trattare.

     Bandiera indipendentista cecena

    Nel 1994 il presidente russo Boris El'cin inviò 30.000 soldati nella repubblica per impedirne la secessione, scatenando la prima guerra cecena; nonostante le truppe russe, mal equipaggiate e poco motivate, subissero sconfitte anche notevoli ad opera dei ribelli, riuscirono a prendere il controllo della capitale Groznyj nel febbraio del 1995 e a uccidere Dudaev il 21 aprile 1996 con un missile sul luogo in cui si trovava, con un'operazione gestita dalla intelligence militare centrale. Il 6 marzo 1996, tra i 1.500 e i 2.000 ribelli ceceni si infiltrarono all'interno di Groznyj e per tre giorni lanciarono attacchi a sorpresa in molte zone della città riuscendo anche a impossessarsi di armi e munizioni. Sempre a marzo i ceceni attaccarono Samaški, dove vennero uccisi centinaia di civili; il mese successivo, il 16 aprile, il comandante saudita Ibn al-Khattab nell'agguato di Šatoj distrusse una grande colonna di corazzati russi uccidendo 53 soldati (secondo molti 100); in un altro attacco 28 soldati furono uccisi vicino a Vedeno.[29]

    Le perdite militari e le crescenti vittime civili resero la guerra ancora più impopolare in Russia; le vicine elezioni presidenziali indussero il governo di Boris El'cin alla ricerca di una via d'uscita al conflitto. Nonostante l'uccisione di Džochar Dudaev, avvenuta il 21 aprile 1996, il movimento separatista permase. Il mese successivo, il 28 maggio 1996, il presidente russo El'cin dichiarò la vittoria a Groznyj, dopo un temporaneo "cessate il fuoco" con il presidente ceceno ad interim Zelimchan Jandarbiev,[30] ma le forze armate continuavano la guerra. Il 6 agosto 1996, tre giorni prima che El'cin venisse nominato presidente della Russia per il secondo mandato e quando la maggior parte delle truppe russe venne spostata a sud in attesa dell'offensiva finale nelle roccaforti separatiste in montagna, i ribelli ceceni lanciarono un attacco a sorpresa su Groznyj. Šamil Basaev al comando di circa 5000 uomini il 6 agosto 1996 attaccò Groznyj, riuscendo ad occupare tutti i punti chiave della città e a tendere imboscate ai soccorsi. La riuscita del piano e l'alto numero di prigionieri russi costrinsero Aleksandr Lebed' a trattare e a firmare l'accordo di Chasavjurt, che sancì la definitiva vittoria cecena.

    A fine agosto 1996 El'cin, grazie anche all'opera di mediazione condotta dal Gruppo di Assistenza dell'OSCE (organizzazione per la Cooperazione e Sicurezza in Europa) guidata dal diplomatico svizzero Tim Guldimann, si accordò con i leader ceceni per un cessate il fuoco a Chasavjurt in Daghestan che portò nel 1997 alla firma di un trattato di pace. Alla fine della prima guerra russo-cecena (1994-96) venne eletto come primo Presidente della Cecenia Aslan Maschadov, il comandante delle forze ribelli che firmò con il generale Aleksandr Lebed' la tregua con le forze armate russe. Aslan Maschadov venne eletto con un mandato quadriennale in un'elezione tenuta sotto monitoraggio internazionale nel gennaio 1997, quando i separatisti rappresentavano una forza maggioritaria. Tuttavia una grave crisi economica, le continue azioni terroristiche di Basaev e la perdurante presenza di signori della guerra, che in varie zone sostituivano completamente l'autorità governativa, ridimensionarono fortemente la figura del comandante Maschadov.

    La seconda guerra cecena (1999-2009)
      Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra cecena.

    Dopo la prima guerra cecena il paese si presentava devastato sia economicamente che psicologicamente. La maggior parte delle infrastrutture erano distrutte, così come città e attività industriali; inoltre queste non potevano essere ricostruite visto che le riparazioni di guerra non lasciarono mai la Russia. Le attività criminali e il perdurante blocco economico post guerra corrosero il tessuto socio-economico e lasciarono il campo aperto per una maggior penetrazione del wahhabismo, in particolare nelle fasce deboli della popolazione, i disoccupati e i giovani.

    Nell'agosto 1999 Šamil Basaev e l'IIPB (Brigate internazionali), miliziani jihadisti non inquadrati nell'esercito ceceno, invasero il Daghestan. Contemporaneamente all'invasione in territorio daghestano, venne sferrata una serie di attentati dinamitardi in alcune abitazioni di Mosca e Volgodonsk e nella cittadina daghestana di Bujnaksk. Il 4 settembre 1999 uno di questi attentati contro una palazzina che ospitava le famiglie di poliziotti russi fece 62 vittime. Gli attentati, che durarono nelle successive due settimane, fecero complessivamente 300 morti. Le autorità russe, primo fra tutti l'allora Presidente Boris El'cin, accusarono degli attentati i separatisti ceceni.

    Tuttavia alcuni uomini politici di alto profilo negli Stati Uniti, tra i quali l'affarista russo Boris Berezovskij e il senatore John McCain, sostennero invece che gli attentati erano stati preparati dai servizi segreti russi (in particolare l'FSB) con lo scopo di scatenare una campagna contro i separatisti ceceni per giustificare la successiva invasione della Cecenia[senza fonte][14]. Queste affermazioni, mai dimostrate, vennero poi ribadite dall'ex agente segreto russo Aleksandr Litvinenko nel libro Blowing Up Russia: Terror From Within. Il 29 settembre 1999 le autorità russe chiesero alla Cecenia l'estradizione dei responsabili materiali degli attentati, e il giorno successivo le forze di terra russe iniziarono l'invasione della Cecenia[15][16][17][18]. A nulla valsero i tentativi di Aslan Maschadov di ridurre Putin a più miti consigli. Le truppe russe invasero la Cecenia nel settembre 1999, radendo al suolo la capitale Groznyj. Nel 2001, Maschadov promulgò un decreto che ne prorogava la carica per un altro anno. Non gli fu tuttavia possibile partecipare alle elezioni presidenziali del 2003, dato che i partiti separatisti furono posti fuori legge e che su di lui pendeva l'accusa di far parte di forze separatiste: Maschadov fu costretto a ritirarsi sulle montagne.

     Stemma indipendentista della Repubblica cecena di Ichkeria

    Alla fine del 2002 il Presidente Putin si convinse a stringere ulteriormente la morsa in Cecenia dopo i sanguinosi fatti del Teatro Dubrovka, quando tra il 23 e il 26 ottobre al teatro Dubrovka di Mosca vennero sequestrati e tenuti in ostaggio circa 850 civili da parte di un gruppo di 40 militanti armati ceceni, e l’intervento delle forze armate russe si concluse con la morte di più di 150 persone.

    Dopo l'uccisione di Aslan Maschadov ad opera dei servizi russi, avvenuta il 9 marzo 2005, il nuovo capo dei separatisti divenne Abdul Halim Sadulaev, esponente di quella "nuova guardia" stanca dei silenzi dell'Occidente e che non esitò nel settembre del 2005 a destituire i vecchi ministri del defunto Maschadov, sostituendoli con personaggi più estremisti come Šamil Basaev. Il 17 giugno 2006 le truppe speciali russe uccisero Sadulaev; il 9 luglio 2006 anche il leader della guerriglia cecena Šamil Basaev, l'uomo più ricercato in Russia, venne ucciso nel corso di un'operazione delle forze speciali russe insieme ad altri guerriglieri che si trovavano con lui in Inguscezia. Il 16 aprile 2009 le operazioni contro il terrorismo in Cecenia furono dichiarate ufficialmente concluse da parte russa e passate in toto al governo ceceno.[1]

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