Chiusa (Italia)
Il territorio comunale, sovrastato dal monastero di Sabiona (tedesco Säben), era già abitato prima di Cristo. Qui troviamo infatti tombe sia del periodo dei reti che del periodo germanico.
Tra l'800 e il 1000 Sabiona diviene un'importante sede vescovile, fino a quando questa fu trasferita a Bressanone, nell'attuale diocesi di Bolzano-Bressanone.
L'artista rinascimentale tedesco Albrecht Dürer nel 1494 si trattiene a Chiusa per ritrarre la città da lui molto apprezzata. Le sue impressioni sono presumibilmente fissate nell'incisione Das große Glück.
Sulla città di Chiusa, ha avuto un'importante influenza, il monastero delle suore di clausura di Sabiona.
All'interno del convento dei frati cappuccini, si trova una statua che raffigura il bellicoso frate Joachim Haspinger, che lottò assieme ad Andreas Hofer, per contrastare l'avanzata bavarese.
Nel tardo Otto- e primo Novecento, Chiusa fu una dimora di molti artisti, provenienti soprattutto dalla Germania.[1]
Il paese di Chiusa fa parte del circuito de "I borghi più belli d'Italia".
Nel 2002 lo scrittore tedesco Andreas Maier dedica a Chiusa il suo romanzo Klausen, tradotto anche in inglese.[2]
SimboliLo stemma raffigura una chiave d'argento, su sfondo rosso, posta in banda. Richiama il nome di Chiusa (dal latino clausa) e la sua posizione nella stretta gola formata dal corso dell'Isarco che consentiva il controllo del passaggio alpino che poteva essere "chiuso" al transito dei nemici.[3] Lo stemma fu utilizzato come sigillo dal 1448, conosciuto dal 1397 e concesso nel 1540 dal cardinale Bernardo Clesio, amministratore del vescovado di Bressanone.[4]
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