扎叶巴寺

( Yerpa )

Yerpa (anche noto come: Brag Yer-pa, Drak Yerpa, Druk Yerpa, Dagyeba, Dayerpa, e Trayerpa), si trova a breve distanza a nord est di Lhasa, in Tibet, e consiste di un monastero e di un certo numero di grotte per la meditazione.

Primi anni

Nel sito si trovano un certo numero di tempietti ed eremitaggi, e nelle alture si celano diversi dei più antichi siti per la meditazione noti in Tibet, alcuni antecedenti addirittura all'epoca buddista, tra cui i più famosi sono quelli tradizionalmente connessi con Songtsen Gampo (604–650 CE), tradizionalmente ritenuto il 33º sovrano della dinastia Yarlung e il 1º imperatore del Tibet unificato. Fu sua moglie, Monza Triucham, a fondare il tempio Yerpa in questo luogo[1].

Si dice che lui stesso e le sue due mogli straniere, una nepalese e l'altra cinese, abbiano meditato nel Tempio Peu Marsergyi e nel Chogyel Puk, scoprendo simboli autogenerati di corpo, parola e mente del Buddha. Vi avrebbe meditato e praticato yoga tantrico anche Padmasambhava, ovvero Guru Rinpoche (fine VIII - inizi IX secolo) in compagnia della sua consorte Yeshe Tsogyal, trascorrendo 7 mesi in meditazione nel Dawa Puk, che è considerato uno dei suoi tre più importanti luoghi di conseguimento[2]. Quando, nell'842, Lhalung Pelgyi Dorje assassinò l'imperatore Langdarma, contrario al buddismo e sostenitore dei Bön, si dice che Padmasambhava abbia trascorso 22 anni lì a meditare nascosto in una grotta, dove il suo cappello fu conservato fino al 1959.[3].[4][5].

Yerpa divenne uno dei tre più importanti centri di meditazione e ritiro del Tibet centrale. Si dice che vi abbiano meditato anche diversi tra i discepoli di Guru Rinpoche (Padmasambhava). Lo stesso Atiśa (982 – 1054) svolse una vasta attività di predicazione nella valle[6]. Il suo eremitaggio è ora in rovina, ma nel XIX secolo ospitava 300 monaci e costituiva la sede estiva del tempio Ramoche di Lhasa.[2]

Secondo cronache più tarde sia Songtsen Gampo sia Trisong Detsen fondarono templi a Yerpa, e Klu-mes Tshul-khrims vi avrebbe proceduto a ristrutturazioni nell'XI secolo[7][8].

Vuole la tradizione che allorché nacque Gungri Gungsten, l'unico figlio di Songtsen Gampo, datogli dalla moglie Mangza Tricham, Principessa di Mang, "Una cappella e uno stupa dedicati alla divinità tutelare di madre e figlio furono eretti sulla falda di una locale montagna rocciosa che ricordava un'immagine seduta di Tārā"[9].

Controllo dei Gelugpa

In seguito alla riforma di Tsongkhapa (1357–1419) l'antico tempio dei Kadampa, Yerpa Drubde, passò sotto il controllo dei Gelugpa[10]. Dopo la morte del quarto Dalai Lama (1589–1617), nel 1618, i monaci di Sera e Drepung a Lhasa inscenarono una rivolta contro le forze della dinastia Tsangpa, e quelli che non furono uccisi si rifugiarono nel monastero di Taklung, nel nord est. Khöntön Rinpoché, che aveva cercato di convincere quelli di Sera a evitare la violenza, si trasferì a Yerpa finché non tornò la calma.[11]. Yerpa perse i suoi beni e fu posta sotto la giurisdizione di Taklung[12].

Anni recenti

Almeno dall'inizio del XIX secolo fino al 1959 Yerpa ospitava circa 300 monaci e fungeva anche da residenza del Collegio Tantrico dell'Ordine Gyuto di Lhasa[13]. Il monastero Drubde, residenza estiva del Collegio Gyutö è stato distrutto nel 1959[14]. Durante la Rivoluzione culturale del 1966–76 tutto il complesso di Yerpa, compresi il monastero Drak Yerpa e la residenza estiva del Collegio Tantrico Superiore sono stati completamente distrutti, anche se di recente, con l'ausilio di lavoro volontario e di donazioni, una parte dei templi rupestri e Drak Yerpa sono stati parzialmente restaurati[15].

 Il monastero Drak Yerpa nel 2015

Dopo le violenze dell'ottobre 1987 a Lhasa, a Yerpa è arrivata la polizia, che ha affisso sulle porte del tempio cartelli in cui si diffidava dal partecipare ad "attività controrivoluzionarie", e nel 1998 il governo ha fatto distruggere un certo numero di cappelle che erano state costruite senza autorizzazione. Nel 2008 il numero di monaci cui era consentito risiedere a Yerpa era ancora rigorosamente controllato[16]

^ Dorje, Gyurme (1999). Footprint Tibet Handbook (2ª ed.). Bath, Inghilterra. ISBN 1-900949-33-4, pp. 68 - 69. Pubblicato anche da NTC Publishing Group, Lincolnwood, Illinois, U.S.A.nel 1999. ISBN 0-8442-2190-2 ^ a b Dorje, Gyurme (1999). Footprint Tibet Handbook (2ª ed.). Bath, Inghilterra. ISBN 1-900949-33-4, p. 141. Pubblicato anche da NTC Publishing Group, Lincolnwood, Illinois, U.S.A.nel 1999. ISBN 0-8442-2190-2 ^ Osada, Yukiyasu; Allwright, Gavin; Kanamaru, Atsushi (2000). Mapping the Tibetan World. Tokyo: Kotan Publishing. ISBN 0-9701716-0-9, p 99. Ristampa: 2004 ^ Dowman, Keith (1988). The Power-places of Central Tibet: The Pilgrim's Guide. London: Routledge & Kegan Paul. p. 75. ISBN 0-7102-1370-0 ^ Gyaltsen, Sakyapa Sonam (1996). The Clear Mirror: A Traditional Account of Tibet's Golden Age. Translated by McComas Taylor; Lama Choedak Yuthok. Ithaca, N.Y.: Snow Lion Publications. ISBN 1-55939-048-4, p 266 ^ Dowman, Keith (1988). The Power-places of Central Tibet: The Pilgrim's Guide. London: Routledge & Kegan Paul. pp. 73, 79. ISBN 0-7102-1370-0 ^ Richardson, H. E. (1985). A Corpus of Early Tibetan Inscriptions. Royal Asiatic Society. ISBN 0-947593-00-4, p. 144 ^ Ancient Tibet: Research Materials from The Yeshe De Project. Dharma Publishing. 1986. ISBN 0-89800-146-3, pp. 314 - 315 ^ Gyaltsen, Sakyapa Sonam (1996). The Clear Mirror: A Traditional Account of Tibet's Golden Age. Translated by McComas Taylor; Lama Choedak Yuthok. Ithaca, N.Y.: Snow Lion Publications. ISBN 1-55939-048-4, pp. 188 - 189 ^ Dowman, Keith (1988). The Power-places of Central Tibet: The Pilgrim's Guide. London: Routledge & Kegan Paul. p. 75. ISBN 0-7102-1370-0, p.79 ^ 14th Dalai Lama; Lhundrub, Khonton Peljor; Cabezón, José Ignacio (2011-05-17). Meditation on the Nature of Mind. Simon and Schuster. ISBN 978-0-86171-628-9, pp. 42 - 43 ^ Shakabpa, Tsepon Wangchuk Deden (2009). One Hundred Thousand Moons: An Advanced Political History of Tibet. BRILL. ISBN 90-04-17732-9, p. 329 ^ Dowman, Keith (1988). The Power-places of Central Tibet: The Pilgrim's Guide. London: Routledge & Kegan Paul. pp. 73–79. ISBN 0-7102-1370-0, p. 79 ^ Kelly, Robert; Bellezza, John Vincent (2008). Tibet. Ediz. Inglese. Lonely Planet. ISBN 978-1-74104-569-7. Retrieved 2015-02-26, p. 140 ^ Schwartz, Ronald D. (1996-01-01). Circle Of Protest. Motilal Banarsidass. ISBN 978-81-208-1370-0, pp. 62 e 69 ^ Kelly, Robert; Bellezza, John Vincent (2008). Tibet. Ediz. Inglese. Lonely Planet. ISBN 978-1-74104-569-7, p. 140
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