تيبازة الموريطنية

( Tipasa di Mauretania )

Tipasa di Mauretania è un'antica città del regno di Mauretania (poi provincia romana di Mauretania) i cui resti si trovano nell'omonima moderna città costiera, in Algeria, a circa 68 km ad ovest di Algeri.

Conserva resti indigeni, punici, romani e bizantini, datati tra il VI secolo a.C. e il VI secolo d.C., riflettendo in modo significativo i contatti tra queste diverse culture.

Il sito archeologico è compreso tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1982 e dal 2002 al 2006 è stato inserito nella lista dei siti in pericolo.

Nel VI secolo a.C. i Cartaginesi fondarono un emporio su un promontorio affacciato sul mare sotto il monte Chenoua. Da questa origine deriva il toponimo della città, che significa in lingua fenicia "passaggio" o "scalo"[1]. Al VI-V secolo a.C. appartengono i materiali dei corredi funerari della necropoli punica, con tombe a camera e a fossa, rinvenuta presso il porto.

 Localizzazione della città di Tipasa nell'Africa romana

Lo scalo offriva un rifugio ai naviganti tra Icosium (oggi Algeri) e Cesarea di Mauretania (oggi Cherchell), nella rotta verso le Colonne d'Ercole (oggi Gibilterra). Si sviluppò fino a divenire nel II secolo a.C. una vera e propria città di cultura punica, testimoniata ad esempio dalle stele con il simbolo di Tanit[1], dal ritrovamento di alcune monete cartaginesi, con il cavallo e la palma da dattero[2] e soprattutto dalle grandi necropoli[3], tra le più antiche ed estese del mondo punico[4]

 Il grande mausoleo reale di Mauretania

Dopo la seconda guerra punica fu sottoposta al regno di Numidia, come testimoniano le numerose monete di Massinissa, di Giuba II e di suo figlio Tolomeo di Mauretania[2] e i ritrovamenti di frammenti di ceramica a vernice nera e di lucerne ellenistiche[5]. La città era sul percorso tra la capitale del regno di Giuba II e di suo figlio Tolomeo (Cesarea, situata circa 20 km più ad est) e il grande mausoleo reale (tombeau de la Chrétienne o Kbour-er-Roumia)[2].

Dopo l'annessione del regno di Mauretania (anno 44), sotto l'imperatore Claudio. la città appartenne alla provincia romana della Mauretania cesariense. Nel 46 divenne colonia di diritto latino[6].

La città romana occupava inizialmente la collina dove oggi si trova un faro, che dominava il porto. Era cinta da mura, più tardi andate in disuso, e comprendeva una piazza forense, una basilica civile e un tempio capitolino[5]. Si estese in seguito anche nella pianura sottostante e sulle colline ad est e ad ovest[7], dove sorsero numerosi edifici pubblici e domus private. Divenne colonia di diritto romano sotto Adriano, con il nome di Colonia Aelia Augusta Tipasensium[8].

La seconda cinta muraria di circa 2.300 m, che incluse l'ampliamento, fu edificata sotto l'imperatore Antonino Pio nel 147, nel quadro della guerra contro i Mauri[9]. Alla fine del II secolo raggiunse l'apogeo: in quest'epoca ebbe probabilmente una popolazione di 20.000 abitanti[7].

Il cristianesimo vi penetrò abbastanza presto: l'iscrizione cristiana di Rasinia Seconda, morta nel 237, è la più antica iscrizione cristiana datata in Africa[10]. In città sorsero numerose basiliche cristiane e diverse necropoli si svilupparono presso i luoghi sacri.

A metà del IV secolo fu interessata dallo scisma donatista e tra il 371 e il 375 dalla rivolta di Firmo, durante la quale però non fu conquistata o saccheggiata[11].

Nel 430 fu distrutta dai Vandali di Genserico. Durante il regno del figlio di questi, Unnerico, i cristiani non ariani vennero perseguitati e in gran numero si rifugiarono via mare in Spagna.

Dopo la riconquista bizantina dell'Africa, nel 534, numerosi edifici subirono lavori di ingrandimento o di riparazione e riadattamento. In seguito la città cadde in abbandono e dagli Arabi prese il nome di Tefassed, ("distrutta").

Nell'Ottocento si ebbero le prime notizie delle rovine e vi si svolsero i primi scavi archeologici. La prima guida della città antica venne pubblicata da Stéphane Gsell[12] nel 1894. Nel 1946 Jean Baradez proseguì gli scavi con metodi più aggiornati e costituì le prime collezioni del museo.

^ a b Gsell, 1894, p.293. ^ a b c Gsell, 1894, p.294. ^ Redjel 2011, p.8. ^ Scheda su Tipasa sul sito dell'UNESCO. ^ a b Redjel 2011, p.10. ^ Gsell, 1894, p.295. ^ a b Gsell, 1894, p.299. ^ Jean Baradez, "Le castellum de Mazafran et la colonia Aelia Augusta Tipasensium", in Libyca, 4, 1956, pp.265-290. ^ Jean Baradez, Le nouvelle fouilles de Tipasa et les opérations d'Antonin le Pieux en Maurétanie", in Libica, 2, 1954, pp.89-139. ^ Gsell, 1894, p.314. ^ Redjel 2011, p.12. ^ Jules Totani, "Fouilles de M. Gsell à Tipasa. Basilique de Sainte Salsa", in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 11, 1891, pp.179-185.
Fotografie di:
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