Khara-Khoto (mongolo: Khar Khot, "città nera"; cinese:黑城, Hēichéng, "città nera" o 黑水城 Hēishuǐchéng, "città dell'acqua nera") è una città Tangut medievale situata nella striscia di Ejin della Lega dell'Alxa, nella Mongolia Interna occidentale, vicino al bordo dell'ex lago Gashun. È stata identificata come la città di Etzina, che appare in Il Milione di Marco Polo.

La città fu fondata nel 1032 e divenne un fiorente centro di commercio dell'impero Tangut nell'XI secolo. Vi sono i resti di mura cittadine alte 10 metri e spesse 4 metri.[1] Le mura esterne corrono per circa 421 metri da est ad ovest, e per 374 metri da nord a sud.[2]

La fortezza fu conquistata una prima volta da Gengis Khan nel 1206[3] ma, contrariamente a quanto si crede, continuò ad essere fiorente anche sotto il dominio mongolo. Al tempo del Kublai Khan la città si espanse raggiungendo una dimensione tre volte superiore a quella dell'impero Tangut. Togoontemur Khan si impegnò per la riconquista della Cina a Khara-Khoto. La città si trovava sull'incrocio delle rotte che univano Karakorum, Xanadu e Kumul.

In Il Milione, Marco Polo descrive la visita effettuata ad una città chiamata Etzina o Edzina,[3] che è stata identificata con Khara-Khoto.[4][5]

Secondo una leggenda della locale popolazione Torghut, nel 1372 un generale mongolo di nome Khara Bator[1] (eroe nero) fu circondato con le sue truppe dall'esercito della dinastia Ming cinese. Deviando il corso del fiume Ejin, la fonte d'acqua della città che scorreva subito fuori dalla fortezza, i cinesi negarono a Khara-Khoto l'acqua per i giardini e i pozzi. Col passare del tempo Khara Bator intuì il proprio destino, uccise la propria famiglia e poi si uccise. Dopo il suo suicidio i soldati aspettarono nella fortezza il decisivo assalto dei Ming, che uccisero gli abitanti rimasti. Un'altra versione della leggenda racconta di Khara Bator che aprì una breccia nell'angolo nord-occidentale delle mura fuggendoci attraverso. I resti della città hanno un'apertura dalla quale poteva passare un cavaliere.

Dopo la sconfitta, e probabilmente a corto d'acqua[3], la città fu abbandonata e lasciata andare in rovina.

^ a b Webster, Donovan, Alashan Plateau—China's Unknown Gobi, su science.nationalgeographic.com, National Geographic Magazine, febbraio 2002. URL consultato il 4 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2008). ^ Nancy Shatzman Steinhardt, Chinese Imperial City Planning, University of Hawai'i Press, 1999, p. 136, ISBN 978-0-8248-2196-8. URL consultato il 28 luglio 2009. ^ a b c IDP News Issue No. 2 (PDF), in IDP Newsletter, n. 2, gennaio 1995, pp. 2–3, ISSN =1354-5914. URL consultato il 3 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2007). ^ Marco Polo, The Travels of Marco Polo, tradotto da Henry Yule, libro 1, cap. 45 ^ Helen (ed.) Wang e John (ed.) Perkins, Handbook to the Collections of Sir Aurel Stein in the UK (PDF), British Museum, 2008, pp. 42–44, ISBN 978-0-86159-977-6, ISSN 1747-3640 (WC · ACNP). URL consultato il 4 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2012).
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