Kraków

( Cracovia )

Cracovia (in polacco [ˈkrakuf], denominazione ufficiale Stołeczne Królewskie Miasto Kraków - "Città Reale Capitale di Cracovia"; in tedesco Krakau) è una delle più antiche città della Polonia meridionale, ha 761 873 abitanti ed è seconda dello stato per popolazione e superficie. È capoluogo del relativo voivodato della Piccola Polonia dal 1999; in precedenza è stata capoluogo del voivodato di Cracovia dal 1308. Inoltre è un grande centro commerciale e industriale (stoffe, pelli, macchine agricole, cartiere, editoria) e un importante nodo ferroviario.

Cracovia è stata a lungo la capitale del paese e tutt'oggi rimane il suo principale centro culturale, artistico e universitario - è sede tra le altre della Università Jagellonica, la più antica del paese e una delle più antiche d'Europa. Con più di otto milioni di v...Leggi tutto

Cracovia (in polacco [ˈkrakuf], denominazione ufficiale Stołeczne Królewskie Miasto Kraków - "Città Reale Capitale di Cracovia"; in tedesco Krakau) è una delle più antiche città della Polonia meridionale, ha 761 873 abitanti ed è seconda dello stato per popolazione e superficie. È capoluogo del relativo voivodato della Piccola Polonia dal 1999; in precedenza è stata capoluogo del voivodato di Cracovia dal 1308. Inoltre è un grande centro commerciale e industriale (stoffe, pelli, macchine agricole, cartiere, editoria) e un importante nodo ferroviario.

Cracovia è stata a lungo la capitale del paese e tutt'oggi rimane il suo principale centro culturale, artistico e universitario - è sede tra le altre della Università Jagellonica, la più antica del paese e una delle più antiche d'Europa. Con più di otto milioni di visitatori ogni anno, è la principale meta turistica internazionale della Polonia. È famosa per il suo piccolo e curato centro storico, iscritto nella Lista UNESCO come Patrimonio dell'umanità, per la sua immensa piazza centrale e per la fascia di giardini del Planty, ampia da 50 a 100 metri che circonda completamente il centro.

Inoltre è il primo sito UNESCO ad essere considerato tale in Europa ed è anche il primo centro abitato ritenuto patrimonio dell'umanità al mondo (1978). Nel Castello del Wawel è stato a lungo custodito il famoso dipinto di Leonardo da Vinci, Dama con l'ermellino, prima esposto all'interno del Museo Czartoryski, ubicato nella Città Vecchia. Dall'estate del 2017 il quadro è visibile al Museo nazionale di Cracovia.

È sede arcivescovile dal X secolo e ne fu vescovo dal 1964 al 1978 Karol Wojtyła, futuro papa Giovanni Paolo II. Capitale europea della cultura nel 2000, nel 2013 ha ricevuto dall'UNESCO anche il riconoscimento di città della letteratura, prima città dell'Europa continentale a ricevere questo titolo e nel 2014 la città è stata scelta come Città europea dello sport. Cracovia è stata città organizzatrice del campionato mondiale di pallavolo nel 2014 e del campionato europeo di pallamano nel 2016. Inoltre, nel 2016, ha ospitato la 31ª Giornata mondiale della gioventù.

Storia antica
  Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Cracovia.
 I resti dell'antico forte di Wawel davanti all'attuale castello

La preistoria di Cracovia inizia con l'evidenza di un insediamento dell'Età del Ferro nei pressi dell'attuale sito della collina di Wawel[1] Una leggenda vuole che Cracovia fosse stata fondata dal mitologico sovrano Krakus, che l'avrebbe costruita sopra una caverna occupata da un drago, Smok Wawelski.[2]. Cracovia era la capitale della tribù dei Vistolani, probabilmente legata alla politica della Grande Moravia. La prima citazione di Cracovia nei documenti storici risale all'VIII secolo, nel quale si annotava che il principe dei Vistoliani era battezzato.

Dopo la distruzione della Grande Moravia da parte degli Ungheresi, Cracovia divenne parte del regno di Boemia: non a caso il primo riferimento scritto del nome della città è databile al 966, il quale ci riferisce di Cracovia come un notevole centro commerciale in mano ad un duca boemo.[3] Alla fine del X secolo, la città era un punto di riferimento per i commerci, incorporata tra i possedimenti della dinastia Piast. Diversi edifici in muratura furono costruiti in quel periodo, tra i quali il noto Castello di Wawel, chiese romaniche come la chiesa di Sant'Adalberto, una cattedrale ed una basilica.[3] La città fu quasi completamente distrutta durante le invasioni tatare della Polonia del 1241, 1259 e 1287.[4]

Medioevo  Cracovia nel 1493

La città fu ricostruita e resa municipio nel 1257, in ossequio alla legge di Magdeburgo, con sgravi fiscali e privilegi commerciali per i suoi cittadini.[5] Questi cittadini erano emigranti tedeschi che si spostarono durante l'Ostsiedlung e costituivano la maggioranza della borghesia nelle città della Polonia e Boemia del tempo.[6] Il decreto di fondazione del 1257 proclamato da Boleslao V il Casto fu inusuale in quanto escluse esplicitamente la popolazione locale.[6] L'antico forte reale di Wawel fu collegato alla nuova città, costruita nel suo lato settentrionale attorno alla Piazza del Mercato rispetto alla sua originale collocazione (Okol).[7] La porzione germanica della popolazione costituiva la maggioranza degli abitanti durante il XVI secolo e rimase assimilata dal resto della popolazione polacca entro il XVI secolo.[8] La città raggiunse notevole prominenza nel 1364, quando Casimiro il Grande fondò l'Università Jagellonica,[9] la seconda università più antica dell'Europa centrale dopo l'Università Carolina di Praga. La città continuò la sua espansione sotto il controllo congiunto lituano-polacco della dinastia degli Jagelloni, fino a diventare capitale del Regno di Polonia e membro della Lega Anseatica, attirando un numero consistente di artigiani, mercanti e gilde, provocando un notevole progresso scientifico ed artistico.[10] Nel 1475 i delegati dell'elettore Giorgio il Ricco di Baviera vennero a Cracovia per organizzare il matrimonio di Edvige (Jadwiga Jagiellonka), la figlia del re Casimiro IV Jagellone con Giorgio il Ricco. Edvige viaggiò per due mesi per raggiungere Landshut in Baviera, dove fu celebrata una elaborata cerimonia, il matrimonio di Landshut (Landshuter Hochzeit).

Il Rinascimento

Nel 1488 il poeta Conrad Celtis fondò la Sodalitas Litterarum Vistulana, una società letteraria basata sulla struttura e gli intenti delle Accademie Romane. Nel 1489 Veit Stoss di Norimberga terminò il suo lavoro sull'Altare Grande della Basilica di Santa Maria. Più tardi incise anche un sarcofago marmoreo per Casimiro IV. Numerosi artisti, principalmente provenienti da Norimberga, lavorarono a Cracovia. Dal 1500, Haller stabilì una tipografia nella città.

Nel 1520, Johan Behem realizzò la più grande campana da chiesa della Polonia, chiamata la Campana Sigismondo, in onore del re Sigismondo I. Nello stesso periodo Hans Dürer, il fratello minore di Albrecht Dürer, fu il pittore di corte di Sigismondo. Hans von Kulmbach realizzò l'altare per la Chiesa di San Giovanni.

Declino

Nel 1609 Sigismondo III trasferì la capitale a Varsavia, meglio situata per governare tutto il Paese. Per la mancanza della corte reale cominciò il declino di Cracovia, che poi venne anche numerose volte devastata da diverse armate.

Dopo la spartizione della Polonia

Al termine del XVIII secolo, lo Stato polacco, ormai indebolito, venne assorbito dalle nazioni vicine preponderanti dal punto di vista politico-militare nell'Europa centro-orientale: la Russia, l'Austria e la Prussia. Cracovia divenne parte della provincia austriaca della Galizia. Tadeusz Kościuszko organizzò una rivolta, nella zona del mercato di Cracovia nel 1794. L'esercito russo-prussiano soffocò la rivolta saccheggiando il tesoro reale polacco conservato nella città.

Quando Napoleone Bonaparte invase quella che una volta era la Polonia, stabilì un Ducato di Varsavia (1807) come stato indipendente, ma subordinato all'impero francese. Il Congresso di Vienna (1815) ristabilì la spartizione della Polonia, conferendo però l'indipendenza a Cracovia, come capitale della Repubblica di Cracovia. La città cominciò a concentrarsi sull'indipendenza nazionale, sfociata nella rivolta di Cracovia del 1846. I moti non raggiunsero il loro obiettivo di coinvolgere le altre terre abitate da Polacchi, fu quindi soffocata e Cracovia perse la sua autonomia con la sua annessione all'Austria.

Dopo la Guerra Austro-Prussiana del 1866, l'Austria concesse l'autonomia alla Galizia, stabilendo che il polacco fosse impiegato come lingua di governo e installando una dieta provinciale. Espressosi in queste forme, il dominio austriaco fu molto più morbido di quello esercitato dalla Russia e dalla Prussia; Cracovia divenne il faro della nazione polacca e un centro di arte e cultura. Tra i pittori, poeti e scrittori dell'epoca, è possibile annoverare Jan Matejko, Stanisław Ignacy Witkiewicz, Jan Kasprowicz, Juliusz Kossak, Wojciech Kossak Stanisław Wyspiański e Stanisław Przybyszewski. Gli ultimi due furono i capofila del modernismo polacco.

XX secolo
  Lo stesso argomento in dettaglio: Ghetto di Cracovia.

Durante la prima guerra mondiale, le truppe di Cracovia, guidate da Józef Piłsudski si batterono per la liberazione della Polonia, in alleanza con le forze austriache e tedesche. Nonostante la sconfitta degli Imperi Centrali, i termini del Trattato di Versailles (1919) stabilirono il primo Stato sovrano polacco da oltre un secolo.

La Polonia fu però nuovamente spartita nel 1939 tra l'Unione Sovietica e la Germania nazista a seguito del patto Molotov-Ribbentrop e nel settembre dello stesso anno le forze naziste entrarono in Cracovia, casus belli che portò alla seconda guerra mondiale. Cracovia divenne così capitale del Governatorato Generale, un'autorità coloniale guidata da Hans Frank. L'occupazione fu pesante, soprattutto per l'identità culturale della città. Oltre 150 professori e studiosi della Università Jagellonica vennero convocati per un incontro, arrestati e inviati in un campo di concentramento a Sachsenhausen (l'azione venne chiamata Sonderaktion Krakau). Molte reliquie e vestigia della cultura nazionale furono distrutte o saccheggiate. L'intera comunità ebraica della città, che prima della guerra contava tra le 60 000 e le 80 000 persone, fu annientata, attraverso espulsioni, il confino coatto nel ghetto di Cracovia e l'invio finale nei campi di concentramento e di sterminio, due tra i più tristemente famosi dei quali furono stabiliti nelle vicinanze di Cracovia: Płaszów e Auschwitz.[11]

La manovra di avanzamento delle forze sovietiche permise alla città di sfuggire alla distruzione totale e alcuni palazzi storici e capolavori vennero salvati, ma ad oggi si tende a credere che una simile versione della presa di Cracovia sia frutto della propaganda sovietica.[12][13][14][15][16] Al termine del conflitto, il governo della Repubblica Popolare di Polonia ordinò la costruzione di Nowa Huta, la più grande acciaieria dello Stato. L'obiettivo secondo alcuni storici era quello di ridurre l'influenza dei circoli intellettuali ed artistici attraendo le masse operaie; secondo altri studi l'obiettivo era il pieno impiego della popolazione, la soluzione del gravissimo problema della disoccupazione e dell'indigenza, l'indipendenza economica dello stato polacco attraverso lo sviluppo del settore produttivo più importante, l'acciaio appunto. Oggi la sua funzione è scomparsa e rimane soltanto un esteso quartiere popolare dall'aspetto razionale con ampie aree verdi e servizi sociali, tipico esempio di edilizia popolare socialista.

Nel 1978, l'UNESCO ha inserito il centro storico della città nella sua prima lista dei siti patrimonio dell'umanità.

^ Wawel Krakow, su cracow-life.com. URL consultato il 12 settembre 2007. Wawel Hill past and present ^ Wawel Royal Castle, homepage. Maria Dębicka, The Dragon's Den, su cyfronet.pl. URL consultato l'11 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2007). ^ a b (EN) The Municipality Of Kraków Press Office, 1996-2007, in participation with ACK Cyfronet of the AGH University of Science and Technology, Our City. History of Krakow, archaeological findings, su krakow.pl. URL consultato l'11 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2007). ^ Edmund Kolodziejczyk, "Poland. Geography, political history and the position of the church." Catholic Encyclopedia, Overview of historic events (see:Tartar raids), su catholicity.com. URL consultato il 12 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2006). ^ Marek Strzala, Krakow's oldest known City Charter dates back to 1257, su krakow-info.com. URL consultato il 12 maggio 2007. ^ a b (DE) Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa, Ergänzungsbände zum Reallexikon der Germanischen Altertumskunde, vol. 30, Walter de Gruyter, p. 87, ISBN 3-11-017061-2. ^ (DE) Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa, Ergänzungsbände zum Reallexikon der Germanischen Altertumskunde, vol. 30, Walter de Gruyter, pp. 156, 158, ISBN 3-11-017061-2. ^ (DE) Immo Eberl, Flucht, Vertreibung, Eingliederung, a cura di Immo Eberl, Ministry for Internal Affairs, Baden-Württemberg (Germania), Thorbecke, p. 29, ISBN 3-7995-2500-9. ^ Sharon & Peter Pfeiffer, "Krakow. A brief history." The establishment of a university, su magma.ca. URL consultato il 12 maggio 2007. ^ Hanseatic towns: Kraków, in Polonia Online. URL consultato il 25 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2007). ^ Kraków, Jewish Virtual Library. ^ (EN) Anna M. Cienciala, The Polish Resistance Movement against the Germans, in The German Occupation of Poland and the Holocaust in German-occupied Poland, The Polish Review, vol. 48, n. 1, 2003, 49–72. URL consultato il 13 aprile 2021. ^ (EN) Norman Salsitz, Three Homelands: Memories of a Jewish Life in Poland, Israel, and America Religion, Theology and the Holocaust, Syracuse University Press, 2002, p. 212, ISBN 978-0-8156-0734-2.
«Secondo gli autori, la segretaria ebreo-polacca della compagnia di costruzione tedesca M&K, Amalie Petranker (che si nascondeva tra le fila naziste come Felicja Milaszewska), entrò in possesso di una serie di piani che mostravano dove erano stati piantati esplosivi con l'intenzione di distruggere la città. Gli schemi furono trovati non appena gli imprenditori tedeschi lasciarono Cracovia. In particolare, Petranker continuò a vivere nell'appartamento precedentemente occupato dai gestori dell'impresa edile M&K in via Juljusza Lea, fino a quando non ricevette l'avviso del governo di liberarlo»
^ (EN) Anna M. Cienciala, The Polish Resistance Movement against the Germans, in The German Occupation of Poland and the Holocaust in German-occupied Poland, The Polish Review, vol. 48, n. 1, 2003, 49–72. URL consultato il 13 aprile 2021.
«I tedeschi progettarono di far saltare in aria Cracovia, che aveva molti edifici medievali e musei, ma furono sventati quando la mappa delle mine e degli esplosivi posizionati intorno alla città, fu consegnata da un paio di cittadini polacchi ai russi, che si stavano avvicinando alla città»
^ (EN) Wojciech Oleksiak, How Kraków Made It Unscathed Through WWII, su culture.pl, 22 maggio 2015. URL consultato il 13 aprile 2021.
«Konev ricevette l'ordine di salvare Cracovia da Stalin, che subì pressioni da Roosevelt e il quale a sua volta fu sollecitato dal Vaticano (agendo su richiesta del clero biancorosso)»
^ Ivan Katyshkin, Sluzhili my v shtabe armeiskom, Mosca, Voenizdat, 1979, p. 155, LCCN 80-503360.
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