Tapisserie de Bayeux

( Arazzo di Bayeux )

L'arazzo di Bayeux, noto anche con il nome di arazzo della regina Matilde e anticamente come Telle du Conquest, è un tessuto ricamato (quindi non un vero e proprio arazzo, a dispetto del nome corrente), realizzato in Normandia o in Inghilterra nella seconda metà dell'XI secolo, che descrive per immagini gli avvenimenti chiave relativi alla conquista normanna dell'Inghilterra del 1066, culminanti con la battaglia di Hastings. Circa la metà delle immagini rappresenta, per altro, fatti precedenti l'invasione stessa.

Benché in apparenza favorevole a Guglielmo il Conquistatore, al punto da essere considerato talvolta un'opera di propaganda, in realtà la sua finalità è l'affermazione della legittimità del dominio normanno in Inghilterra. L'arazzo si prefigge come obiettivo la convivenza pacifica tra normanni e anglosassoni: ne è la prova il fatto che, a differenza di altre fonti (le Gesta Guillelmi e il Carmen de Hastingae Proelio), l'arazzo pone ...Leggi tutto

L'arazzo di Bayeux, noto anche con il nome di arazzo della regina Matilde e anticamente come Telle du Conquest, è un tessuto ricamato (quindi non un vero e proprio arazzo, a dispetto del nome corrente), realizzato in Normandia o in Inghilterra nella seconda metà dell'XI secolo, che descrive per immagini gli avvenimenti chiave relativi alla conquista normanna dell'Inghilterra del 1066, culminanti con la battaglia di Hastings. Circa la metà delle immagini rappresenta, per altro, fatti precedenti l'invasione stessa.

Benché in apparenza favorevole a Guglielmo il Conquistatore, al punto da essere considerato talvolta un'opera di propaganda, in realtà la sua finalità è l'affermazione della legittimità del dominio normanno in Inghilterra. L'arazzo si prefigge come obiettivo la convivenza pacifica tra normanni e anglosassoni: ne è la prova il fatto che, a differenza di altre fonti (le Gesta Guillelmi e il Carmen de Hastingae Proelio), l'arazzo pone sotto una luce positiva Aroldo, elogiato per la sua vicinanza e intimità con il re santo Edoardo il Confessore (scena 1), per il suo status aristocratico e signorile (scene 2 e 3), e per il suo valore, riconosciuto dallo stesso Guglielmo (scene 17 e 21). L'opera è espressione di settori del regno anglo-normanno che cercano di elaborare il trauma conseguente all'invasione, di sanare i conflitti e di avviare un'integrazione tra normanni e inglesi.

L'arazzo di Bayeux ha un valore documentario inestimabile per la conoscenza della Normandia e dell'Inghilterra dell'XI secolo. Costituito di varie pezze per una lunghezza totale di 68,30 metri, sino alla fine del XVIII secolo era conservato nella collezione della Cattedrale di Bayeux, mentre ora è esposto al pubblico nel Centre Guillaume-le-Conquérant di Bayeux.

Nel 2007 l'UNESCO lo ha inserito nel Registro della Memoria del mondo.

Verso l'anno 1100 il cronista francese Balderico di Bourgueil compose per Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, un poema nel quale descrive un arazzo intessuto di seta, oro e argento, e raffigurante la conquista dell'Inghilterra; anche se le misure dichiarate e i materiali costitutivi di tale arazzo indicano un oggetto diverso, benché l'esistenza stessa dell'arazzo della contessa Adele sia messa in discussione, è probabile che il poema di Balderico si ispiri, direttamente o indirettamente, all'arazzo di Bayeux.

Il più antico riferimento diretto all'arazzo è un inventario dei beni della cattedrale di Bayeux raccolto nel 1476, che ne menziona l'esistenza e precisa come venisse appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale per alcuni giorni ogni estate.[1] Nel 1562 alcuni religiosi, avvertiti dell'imminente arrivo di soldati ugonotti, nascosero gli oggetti sacri, tra cui l'arazzo, per salvarli dal saccheggio.

Per molto tempo noto solo localmente, l'arazzo cominciò a destare l'interesse degli eruditi alla fine del XVII secolo: tra gli altri se ne occuparono Antoine Lancelot (1675-1740), membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres, e Bernard de Montfaucon (1655-1741), storico e monaco benedettino[1].
All'epoca di Montfaucon, e da tempo immemorabile, l'arazzo era conservato arrotolato su una sorta di rullo, e custodito nella cattedrale, nel palazzo arcivescovile, o nella biblioteca cittadina; veniva svolto in alcune occasioni, come la visita di persone illustri, la festa delle reliquie e l'Ottava di san Giovanni nel mese di luglio, durante la quale era appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale.[1]

La Rivoluzione francese per poco non portò alla distruzione dell'arazzo: nel 1792, sotto la minaccia d'invasione, la Francia ordinò un reclutamento di massa; al momento della partenza del contingente di Bayeux, ci si rese conto che uno dei carri degli approvvigionamenti era privo di telone di copertura; qualcuno propose di utilizzare a tale scopo l'arazzo conservato in cattedrale, ma il commissario di polizia Lambert Léonard Leforestier giunse in tempo per impedire lo scempio.
Nel 1794, sotto la pressione di un movimento di opinione ansioso di preservare i beni artistici dalle violenze perpetrate durante il Terrore, l'arazzo fu dichiarato bene pubblico e posto sotto la tutela della Commissione Nazionale per le Arti, custodito in un deposito nazionale.[1]

Progettando l'invasione dell'Inghilterra, Napoleone lo volle a Parigi a fini di propaganda nel novembre 1803, e ne ordinò l'esposizione al Musée Napoléon; fu allora che ricevette il soprannome di "arazzo della Regina Matilde", per iniziativa del direttore generale dei musei francesi, il quale si rifaceva alla tesi di Montfaucon.
A quanto pare Napoleone studiò a fondo l'arazzo, rimanendo affascinato da una coincidenza: il 6 dicembre 1803, nel pieno dei preparativi per l'invasione, su Dover era apparso un luminoso corpo celeste (probabilmente un bolide) con traiettoria sud-nord, che consentiva paragoni benauguranti, ai fini della spedizione, con la cometa apparsa nel 1066.
L'arazzo tornò a Bayeux nel febbraio 1804, ormai noto a livello nazionale ed internazionale.[1]

Aumentarono dunque gli studiosi interessati all'arazzo, così come le preoccupazioni riguardo alla sua conservazione: dal 1842 fu spostato in una sala della biblioteca pubblica, svolto dal suo supporto ed esposto al pubblico protetto da una lastra di vetro.[1]

Nella seconda metà del XIX secolo Elisabeth Wardle, moglie di un ricco commerciante inglese, finanziò la creazione di una copia delle medesime dimensioni conservata attualmente in Gran Bretagna al museo di Reading. L'arazzo fu nuovamente nascosto durante la guerra franco-prussiana e durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato sottoposto a restauro negli anni 1982-83, è oggi esposto al Centre Guillaume le Conquérant, a Bayeux.[1]

Origini e attribuzioni

Non è chiaro chi sia stato il committente né la località di manifattura dell'arazzo. Il milieu culturale, politico ed economico che connotava allora le regioni sulle due sponde della Manica, costituenti di fatto un solo Paese, consente con difficoltà di attribuirne oggi il concepimento e la realizzazione ad un ambito francese o ad uno inglese.
Se è vero che mancano prove certe al riguardo, il dibattito storico ottocentesco, con le correnti di pensiero che da esso scaturirono, fu peraltro fortemente inquinato da tendenze nazionaliste; a ciò non sfuggirono i monumenti-simbolo quali l'Arazzo, e la battaglia di Hastings che vi viene rappresentata, tanto che l'indagine storica in materia ne porta ancora oggi i segni.[1]

Dom Bernard de Montfaucon, che nel XVIII secolo fece conoscere l'arazzo alla comunità scientifica, attribuì l'opera alla moglie di Guglielmo il Conquistatore, la regina Matilde, basandosi su una leggenda locale e su alcune considerazioni opinabili quali la reputazione delle donne anglosassoni per sofisticati lavori di tessitura (reputazione menzionata anche dal biografo Guglielmo di Poitiers), e la frequenza con cui compaiono nelle cronache notizie di mogli intente a confezionare tessuti commemorativi delle gesta degli eroici mariti; tale ipotesi rimase incontestata per quasi un secolo, quando nel 1814 l'abate Gervais de La Rue, studioso esiliato in Inghilterra dopo la Rivoluzione francese, lo attribuì ad un'altra Matilde, l'imperatrice del Sacro Romano Impero pronipote di Guglielmo, datandone l'inizio al 1162, e ciò a partire dalla considerazione che l'arazzo non poteva aver resistito all'incendio della cattedrale di Bayeux del 1106.[1]

L'Ottocento si rifiutò di attribuire a mano femminile la composizione di figure discutibili o decisamente oscene come quelle che appaiono nell'arazzo, per cui si iniziò a coltivare l'"ipotesi Oddone".
Esistono ragioni plausibili per accreditare l'arcivescovo Oddone di Bayeux tra i possibili committenti:[2][3] Oddone è la figura più importante nella narrazione dell'arazzo dopo Guglielmo il Conquistatore; oltre i maggiori protagonisti (Harold Godwinson, Edoardo il Confessore, Guglielmo il Conquistatore, lo stesso Oddone) e la misteriosa Ælfgyva, sull'arazzo non hanno nome che tre persone: Wadard, Vital e Turold, ignoti ad ogni altra fonte contemporanea della battaglia di Hastings[3].
I tre furono tutti vassalli di Oddone nel Kent[3], probabile quindi facessero parte degli uomini che Oddone portò con sé in battaglia. Inoltre l'arazzo mostra Harold Godwinson mentre giura fedeltà e ausilio a Guglielmo sopra alcune reliquie, a Bayeux, quindi sotto l'autorità religiosa di Oddone[2][3](Orderico Vitale, da parte sua, situa l'episodio a Rouen, e Guglielmo di Poitiers a Bonneville-sur-Touques). Inoltre il ruolo di Oddone ad Hastings è appena menzionato nelle fonti non legate all'arazzo[2]. Da tutto ciò alcuni storici concludono che Oddone, fra i pochi a possedere i mezzi finanziari per commissionare un'opera del genere, avesse interesse a mettere in evidenza, in un atto di propaganda personale all'interno della più vasta vicenda della conquista, i propri possedimenti e le reliquie ospitate a Bayeux[3].
Si è così ipotizzato che Oddone abbia commissionato l'arazzo per ornare la navata della ricostruita cattedrale di Bayeux, inaugurata nel 1077; un'altra congettura è che fosse destinato al palazzo che l'arcivescovo possedeva a Roma.[1]

Anche per quanto riguarda l'origine geografica gli studiosi sono da sempre divisi fra due schieramenti: alcuni attribuiscono l'opera a una scuola francese, o comunque continentale, come all'abbazia di San Bertino di Saint-Omer, a quella di Mont Saint-Michel, o a qualche monastero nella regione della Loira; altri sostengono l'origine inglese, collocandone la fattura a Worcester, all'abbazia di Barking[4], a Winchester, o nel Kent, dove Oddone aveva importanti possedimenti.[1]

Conseguentemente alle diverse ipotesi sull'origine, le supposte date di realizzazione variano grandemente, tra il decennio immediatamente successivo alla Conquista, sino a oltre un secolo dopo: se realizzato dalla regina Matilde sarebbe anteriore al 1083, anno della morte di questa; se commissionato da Oddone per la cattedrale sarebbe anteriore al 1077, se per il suo palazzo da collocarsi prima del 1082 o tra 1087 e 1097; se voluto dall'imperatrice Matilde si dovrebbe datare a un secolo dopo la Conquista, o anche successivamente, secondo l'ipotesi ottocentesca di Bolton Corney che lo vorrebbe realizzato per onorare l'episcopato di Robert de Ableges, a capo della diocesi di Bayeux tra 1206 e 1231.[1]

 Scena 16 dell'arazzo. In alto a sinistra dell'immagine, l'uomo che indica l'abbazia di Mont-Saint-Michel potrebbe essere l'abate Scolland.

Recentemente si è affermata con una certa sicurezza l'ipotesi che l'arazzo sia stato prodotto negli anni 70-80 del secolo XI a Canterbury, nell'abbazia di Sant'Agostino, commissionato da Oddone.[5]
In una seconda tesi si nega la presenza di Oddone, lasciando l'ideazione dell'opera esclusivamente ai monaci dell'abbazia; la sua frequente e forte presenza sull'arazzo rimarrebbe tuttavia a prova del contrario: egli è presente nelle scene 23 (giuramento di Aroldo), 43 (banchetto prima della battaglia, che richiama all'iconografia dell'Ultima Cena), 44 (Guglielmo assieme ai fratellastri Roberto e Oddone in un consiglio di guerra, scena intesa a celebrare la famiglia come fulcro della conquista normanna), 54-55 (Oddone in combattimento che, assieme a Guglielmo, ribalta le sorti della battaglia).
Resta invece tuttora incerta la collocazione originaria dell'arazzo: non solo il luogo specifico in cui fu esposto, ma anche il tipo di edificio a cui era destinato (cattedrale, monastero, palazzo nobiliare).[5][6]
Questi monaci, secondo Elizabeth Carson Pastan e Stephen White, probabilmente erano orientati verso un processo di ricomposizione tra normanni e anglosassoni, e a consolidare la rete dei sostenitori del monastero.[7]

I due studiosi quindi relativizzano la capacità di condizionamento di Oddone, finanziatore, indicando i monaci quali creatori indipendenti dell'opera.[5] Ciò potrebbe spiegare l'orientamento ideologico "neutrale" dell'arazzo (con la non demonizzazione di Aroldo) e la sfiducia che l'arazzo mostra verso i nobili laici, incapaci di siglare una pace definitiva e duratura; ciò spiegherebbe anche la presenza di numerosi personaggi minori, essendo questi appartenenti al circolo dei benefattori dell'abbazia di Sant'Agostino; spiegherebbe infine l'attenzione dell'arazzo verso la Bretagna e la Bassa Normandia, in quanto a capo dell'abbazia era Scolland, già monaco e scriba di Mont Saint-Michel e tra i firmatari dell'accordo di Winchester.[5][8]
Resta il problema della datazione: il periodo di riconciliazione dei due popoli da parte del sovrano avvenne tra il 1066 e il 1068, anno di rinnovata conflittualità. Per quanto l'arazzo non sia stato commissionato dalla corte, il fatto che il dibattito del tempo fosse incentrato su tale questione potrebbe avere creato l'humus culturale per l'arazzo.[5]
Se colleghiamo l'arazzo all'abate Scolland, egli ci viene in aiuto, in quanto divenne abate nel 1070. Il limite cronologico massimo rimane il 1082, anno della caduta in disgrazia del finanziatore Oddone.[5]

^ a b c d e f g h i j k l Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore needle ^ a b c Bates. ^ a b c d e Brooks. ^ All'epoca governata da una badessa di nome Ælfgiva, che potrebbe essere la figura ignota citata nell'arazzo. Vedi Bloch ^ a b c d e f Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore :0 ^
La presenza dell'arazzo nella cattedrale di Bayeux è attestata solo a partire dalla fine del XV secolo, e per i decenni precedenti sono stati individuati riscontri documentari che pongono l'arazzo nelle mani del re di Francia, del duca di Bedford e di quello di Borgogna: Brown, The Bayeux Tapestry, pp. XXIII-XXIV.
Per la possibile destinazione dell'arazzo, le discussione più recente è quella di Carson Pastan, White, The Bayeux Tapestry, pp. 260-287, che optano per il coro di Saint-Augustine di Canterbury; ma ad esempio Brilliant, The Bayeux Tapestry, presenta un'articolata analisi di una possibile collocazione in una sala nobiliare laica. In ogni caso, sembra sia molto improbabile che la destinazione originaria dell'opera fosse la cattedrale di Bayeux.
^ Carson Pastan, Problematizing Patronage. ^ L'abbazia di Mont-Saint-Michel appare sull'arazzo nella scena 16, durante la spedizione di Guglielmo e Aroldo in Bretagna. La didascalia recita «hic Vuillelmus dux et exercitus eius venerunt ad Montem Michaelis».
Nel fregio in alto vi è inoltre una figura maschile che indica l'abbazia, che potrebbe rappresentare lo stesso Scolland (un'ipotesi comunque di difficile dimostrazione). In ogni caso i due non entrano in contatto con i monaci e l'abbazia. In seguito l'arazzo si sofferma sull'attraversamento del fiume Couesnon, che sfocia di fronte all'abbazia.
Fotografie di:
Supercarwaar - CC BY-SA 4.0
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