L'area di Kernavė fu scarsamente abitata alla fine del paleolitico, ma il numero di insediamenti aumentò durante il mesolitico ed il neolitico.
La città è citata per la prima volta nel 1279, quando, capitale di Traidenis, fu scelta come sede dell'Ordine Teutonico. Nel 1390 i cavalieri bruciarono la città e gli altri edifici della valle Pajauta, incluso il castello. In seguito la città fu ricostruita, e il resto degli abitanti si spostò sulla cima della collina.[1][2][3]
Negli anni successivi i resti della città furono coperti da uno strato di sedimenti alluvionali. Questo strato ha conservato buona parte dei reperti, che costituiscono un tesoro per gli archeologi. Alcuni di essi arrivarono a chiamare Kernavė la "Troia della Lituania".[4]
Il sito fu soggetto di grande interesse alla metà del XIX secolo, quando uno scrittore romantico, Feliks Bernatowicz, descrisse la città nel suo romanzo "Pojata, córka Lizdejki" ("Pajauta, la figlia di Lizdeika", Varsavia, 1826). Le roccaforti situate sulle colline furono oggetto di scavo dai fratelli Tyszkiewicz e, in seguito, da Władysław Syrokomla (1859). Dopo la seconda guerra mondiale gli scavi ripresero grazie all'Università di Vilnius nel 1979, ed ancora dall'Istituto di Storia Lituana negli anni 1980-1983. La Riserva Culturale dello Stato di Kernavė è stata creata nel 2003.[1][2][3]
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